Due mostre al prezzo di una - Imperia

Mostre Imperia Venerdì 25 luglio 2003

Due mostre al prezzo di una

Imperia - Allora si parte per Nizza. Si va al e si passeggia per la Promenade des Anglais. Vento, sole in faccia, pastis, moules (i muscoli insomma). Si visita la città vecchia e poi si sale fino all’Hotel Regina, zona Cimiez, dove Henri Matisse ha occupato per molti anni un appartamento. Il suo. La sua dimora. Oltre che il suo studio. Poco più in là è il Museo Matisse, mostra permanente di alcune delle sue opere più famose, come La Danseuse créole e La Baigneuse dans le roseaux, realizzate con la tecnica del gouache découpé, ovvero con carta ritagliata e poi riapplicata a formare il disegno, come i collages giocosi che tanto ci piacevano da bambini. Papeete-Tahiti e i quadri successivi al viaggio a Tahiti, con la scoperta di una luce diversa.

E poi la serie di tappezzerie rappresentanti uccelli e pesci volanti dopo l’esperienza polinesiana. Matisse, insomma, non se la passava malissimo: «Facevo il bagno nella laguna. Nuotavo tra i colori dei coralli…tuffavo la testa nell’acqua trasparente, gli occhi spalancati, poi, bruscamente, riemergevo e fissavo il paesaggio pieno di luce».
E ancora le sculture, forma cui Matisse si rivolse per nutrire con un altro mezzo la sua arte, scolpendo molti dei suoi ritratti. Troviamo qui la serie delle cinque Jeanette con le possibili combinazioni degli elementi di un viso.

Gli studi per la cappella del Rosario dei Domenicani di Vence, l’ultimo lavoro a cui Matisse, ormai vecchio e paralizzato, si dedicò con le sue vetrate dai colori accesi, giallo e blu. Lavoro che l’artista intraprese dopo essersi affezionato all’infermiera che lo assisteva durante la convalescenza e fattasi poi suora per il convento domenicano.

Da non perdere, poi, una mostra che dura fino al 4 Settembre, sempre al Museo Matisse: si tratta di Une fête en Cimmérie: rappresentazione del viso nell’opera di Matisse.
Cimmeria, questo luogo mitico citato da Omero ed Erodoto, il regno del freddo delle popolazioni dell’Asia e del Gran Nord, Matisse lo incontrò per caso: «Abbiamo subito visto tra questa arte e la tua opera troppi punti di contatto». E’ la figlia Margherite a parlare al padre e a proporgli di illustrare il saggio del marito Georges Duthuit. È una ballata immaginaria in una New York divenuta terra artica. Matisse accetta e disegna visi dagli occhi chiusi, con linee al posto dello sguardo. L’arte del ritratto aveva dato a Matisse l’occasione per riflettere sul rapporto tra il pittore e il suo modello. Esemplari sono le parole che scrive ad Argon dopo averne fatto numerosi profili con il suo naso pronunciato e il ricciolo sulla fronte: «Lei ha posato come un angelo, tuttavia mi è scappato continuamente. Con la speranza di poter penetrare finalmente in Aragon».

Il ritratto, i tratti rapidi e non controllati. Nessun gesto acquisito è il mezzo che meglio esprime per Matisse l’intimità di un sentimento; ma bisogna aspettare il modello, lasciarlo muovere, per coglierne improvvisamente l’essenza. Rabelais, infatti, nelle sue innumerevoli variazioni di posa sembra disegnato di fretta, con i suoi baffetti e nelle espressioni più diverse. Gli stessi autoritratti di Matisse sono sguardi allo specchio che divengono scoperte.

Con l’arte del Gran Nord, i ritratti sono divenuti maschere. «E’ una grande consolazione aver fatto questo alla fine della mia vita», dice l’artista.
L’incontro con le maschere eschimesi e il lavoro compiuto per Une fete de Cimmérie mettono insieme tutti i visi che nel tempo Matisse ha disegnato.
Due mostre al prezzo di una, insomma. Un weekend di mare, di jazz e di disegni del pittore della joie de vivre. Vale la pena.

Musée Matisse (25 Giugno 2003 - 04 Settembre 2003)
164, avenue des Arènes de Cimiez, Nice
Orario d’apertura : dalle 10.00 alle 18.00, chiuso il martedì
Info 0033 4 93810808

Marina Giardina

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