Concerti Imperia Lunedì 21 luglio 2003

Keith Jarrett dalla Costa Azzurra

Genova - Capita di re-incontrare una compagna di liceo dopo trent’anni e, grazie alla sua intraprendenza nel procurarsi ottimi biglietti di quinta fila, poter assistere, per la prima volta, ad un’esibizione dal vivo (Juan Les Pins, 17 luglio) di Keith Jarrett, cui il 12 maggio scorso è stato consegnato, dalle mani del re di Svezia il prestigioso Polar Music Prize.
Un breve accenno alla sua stra-conosciuta carriera, bambino prodigio, poi le esperienze coi Jazz Messengers di Art Blakey (breve), quelle più formative e determinanti con i gruppi di Charles Lloyd prima e Miles Davis poi.
Suona con un suo trio insieme a Paul Motian e Charlie Haden fino all’incontro nel 1971 con Manfred Eicher e la sua casa discografica ECM, a cui resta indissolubilmente legato in un binomio difficilmente ripetibile, sinonimo di eccellente qualità di registrazione accoppiata ad un’attenzione particolare alla grafica, così riconoscibile, delle copertine degli album.
Alla testa di un quartetto americano, piano solo o col quartetto europeo (importanti le collaborazioni col sassofonista norvegese Jan Garbarek ) ha profondamente segnato la storia del pianoforte e più in generale della musica contemporanea.
Nel 1983 nasce il Keith Jarrett Trio, con due giganti quali sono Gary Peacock al contrabbasso e Jack DeJohnette alla batteria, una formazione tra le più longeve e significative dell’intero panorama jazzistico mondiale, che viene proprio festeggiata in questo “20th Anniversary Tour”.

Il concerto è inserito nella 43ª edizione dell’importante (basta dare un’occhiata ai musicisti che vi sono stati ospitati) rassegna “Jazz a Juan”.
Metto subito le cose in chiaro, qui siamo su un altro pianeta e mi è caro tentare di riportare alcune delle tante sensazioni provate, difficilmente trascrivibili su carta. Non mi avventuro in analisi tecniche e stilistiche, perché altri lo fanno molto meglio di me.
E sì, perché l’emozione nell’ascoltare, ma anche nel veder suonare un fuoriclasse della musica quale il pianista di Allentown (Pennsylvania- USA), è incredibilmente forte.
La cittadina balneare della Costa Azzurra è battuta da un fortissimo vento forza cinque, che ritarda di circa un’ora l’inizio del concerto. Ci si mette poi anche la “grandeur” tipica francese, estrinsecata in un “pistolotto” auto-incensatorio da parte di un rappresentante dell’organizzazione, conclusosi con la premiazione dei tre musicisti (mani in tasca e sorrisi alla pronuncia francesizzata dei loro nomi e cognomi) per l’anniversario del Trio.
Comunque Jarrett - che si esibisce al festival addirittura per la tredicesima volta e che ha come “base” europea un vicino lussuoso hotel – dimostra di sentirsi molto a suo agio, proprio a casa.
Nel pomeriggio ha scelto, come di consueto, uno dei tre Steinway (accordatore Fabbrini di Pescara) a disposizione.
Bastano pochi attimi per accorgersi della sua straordinaria personalità, di una padronanza dello strumento dove convivono maestria e invenzione creativa.
Crea musica, non si limita ad eseguirla.
Col pianoforte ha un rapporto quasi d’amore, si alza, s’inginocchia, si piega, canticchia sottovoce le melodie, si contorce, geme, un torrente debordante di estrosità e sofferenza che si da tutto e con tutto il corpo e l’anima, senza condizioni.
Il pubblico ascolta in rigorosissimo (ed educato) silenzio, per applaudire fragorosamente nei tempi e nei modi giusti.

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