Imperia Mercoledì 28 settembre 2016

Libereso Guglielmi, folletto caro, ci mancherai tanto

Libereso Guglielmi, il giorno del suo ottantottesimo compleanno. Con amici e parenti.
© Laura Guglielmi

Genova - Libereso, ti sei volatilizzato insieme ai folletti che ti hanno fatto compagnia tutta la vita. Sei morto da qualche giorno, avevi 91 anni. E contro ogni regola della comunicazione mi sono presa del tempo per scriverti queste cose. Lo so che apprezzeresti, la fretta non ti è mai piaciuta, te la prendevi sempre con calma.

Quando eri piccolo, facevi spesso arrabbiare la signora Eva, la mamma di Italo Calvino, perché non sempre le rispondevi immediatamente, quando lavoravi nel suo giardino a villa Meridiana (Sanremo). Ti perdevi tra i fiori, le bisce e gli insetti. Ti divertivi da morire, correndo a piedi nudi. E volevi regalare ogni cosa che trovavi e che ti piaceva alla cameriera tuttofare Maria-Annunziata, appena arrivata a Sanremo dalla Calabria. Una biscia ad una ragazza, perché no? Tu amavi tutte le piante e tutti gli animali, mai ne hai mangiato uno, come tuo papà e tuo nonno, mai. Una stirpe di anarchici non violenti.

Questi tuoi maneggi con la giovane cameriera sono poi finiti nel racconto di Italo, Un pomeriggio Adamo, di cui sei l'indiscusso protagonista. Il futuro scrittore ti spiava dalla sua cameretta, osservava tutto quello che combinavi in giardino, prendeva appunti, e tu ti sei trovato su un libro senza saperlo.

Mi hai detto mille volte, anzi lo hai detto al mondo, che negli anni Quaranta sei stato l'allievo preferito di Mario Calvino, agronomo, professore universitario, e padre di Italo. I figli non volevano studiare né agronomia né botanica, non avevano nessuna intenzione di seguire la carriera né materna né paterna. Italo voleva addirittura diventare uno scrittore. Tempi lontani, ormai siete morti tutti, anche se siete ben presenti nella memoria di tanti.

Libereso, ricordo con affetto la foga con cui parlavi di ogni albero, fiore, cespuglio che cresce nel tuo giardino. E quel magnifico stagno, con le ninfee che galleggiavano gioiose. Un paradiso strozzato tra gli orribili condomini della Speculazione edilizia. Quante volte sono venuta a trovarti, e mi tenevi sempre al corrente delle novità, che per te erano le piante nuove, i nuovi innesti, o qualche scandalo nella nostra città troppo spesso malata. Ti faceva arrabbiare il malaffare, come a mio padre, un altro Guglielmi, di un anno più giovane di te. La datura che mi hai regalato fiorisce sul terrazzo di mia mamma, però neanche lei si sente troppo bene.

È stato bello quando mi hai aiutato, nel 1995, a preparare la mostra sul paesaggio di Italo Calvino, a Villa Ormond. Mi hai dato del materiale prezioso, testi di Mario Calvino, che ho poi portato in giro per il mondo. Il racconto di Italo, che ho scelto come struttura portante della mia mostra era La Strada di San Giovanni, il percorso che tu, Italo e suo fratello Floriano avete percorso mille volte per aiutare Mario su nella sua campagna. In quel racconto Italo spiega perché non sopportava alzarsi la mattina alle cinque per andare ad aiutare papà Mario, e poi perché aveva disertato il lavoro del padre, però poi sulla soglia dei quarant'anni lo scrittore si rende conto di essere visceralmente attaccato al paesaggio ligure. Fonte di ogni sua ispirazione.

Mario aveva lottato per salvare il territorio, tutto però era stato inutile, mentre la scrittura di Italo lo ha reso immortale per sempre. Tanti romanzi e racconti sono ambientati proprio qui, a Sanremo, nella Liguria di Ponente, e nel suo immediato entroterra, dal Barone Rampante al Sentiero dei Nidi di Ragno, per citarne due. Un paesaggio di carta, che rimane solo sulla pagina, ma per questo ancora vivo.

Ti ho incontrato per la prima volta 25 anni fa, per un'intervista che sarebbe andata in onda in una trasmissione Rai su Italo Calvino. Ti conoscevano in pochi allora. Poi sei stato al Maurizio Costanzo show e la tua straordinaria esperienza di vita è diventata di pubblico dominio. Eri una persona cara, anche se avevi le tue asperità, un ligure vero.

Grazie a Mario Calvino, conoscevi in latino tutti i nomi delle piante. Per questo ti sei guadagnato uno dei più prestigiosi posti di lavoro in uno splendido giardino in Inghilterra. Lì ha conosciuto la tua amata compagna Sheila, con cui hai avuto due figli, Barry e Tania e poi i nipoti, ai quali eri tanto affezionato. Calvino nel suo racconto, parla anche di tua sorella Omnia e di tuo fratello Germinal.

Quando sei tornato a Sanremo dall'Inghilterra dopo tanti anni, mi dicevi, neanche un posto da giardiniere per il Comune eri riuscito ad ottenere. Te ne rammaricavi molto. Però poi hai cominciato a viaggiare per il mondo, ti chiamavano dappertutto, e te ne sei fatta una ragione di quel lavoro che non ti hanno mai dato.

Migliaia di volte mi hanno chiesto se eri mio papà, stesso cognome, tutti e due di Sanremo, personaggi pubblici, con tanti interessi comuni. Tanti mi chiamavano perché ti mettessi in contatto con loro. Quando siamo andati insieme in Veneto, per un convegno, dove eravamo stati invitati entrambi, anche lì ci fu l'equivoco, non so se per colpa degli organizzatori o dell'albergo, ci avevano assegnato una sola stanza. Che buffo! Fu difficile rimediare, ma poi ce l'abbiamo fatta. Già portavi il bastone e zoppicavi. In treno al ritorno abbiamo incontrato una parente di Floriano, il fratello di Italo, quelle combinazioni che la vita ti regala.

Eri un'icona con la tua barba lunga, i tuoi occhi vivaci, la tua logorrea che si era un po' affievolita negli ultimi anni. L'ultima volta che ti ho visto era per il tuo compleanno, eri circondato dall'amore della famiglia e degli amici. Però eri stanco, tanto stanco.

91 anni un bel traguardo, Italo di due anni più vecchio di te ci ha lasciato nel 1985. Una vita fa. Sembravi anche un po' deluso negli ultimi tempi perché l'avanzare degli anni non ti permetteva più di girare per il mondo, di andare nelle scuole a insegnare ai bambini com'è bello mettere le mani nella terra e mangiare piante e fiori, sono quasi tutti commestibili, e davi l'esempio. Per i benpensanti magari eri un selvaggio, ma per i giusti solo un saggio.

Appartenevi a quel genere di persone che solo a vederle mettono di buon'umore. Il tuo entusiasmo era contagioso. Ormai ve ne siete andati via tutti, Francesco Biamonti, Nico Orengo, Ivan Arnaldi, mi avete dato tutti tante cose, oltre la vostra amicizia. Mi avete fatto capire quanto è importante salvaguardare il nostro delicato territorio. Questo faccio, con il mio lavoro, la mia scrittura.

Mi chiedevano spesso se eri mio padre, e me l'hanno chiesto anche nell'occasione della tua morte, un po' lo sei anche stato. Ciao folletto.

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