Concerti Imperia Sabato 8 marzo 2003

C'era una volta Sanremo (3)

Genova - Da Leggi l'articolo

Tornando a casa ieri sera, sepolta nella mia macchina, ascoltavo la radio e le ultime notizie, tra un annuncio di guerra imminente (sembrano mancare solo 10 giorni ad una scientifica carneficina), un consiglio d’amministrazione Rai nuovo di zecca, la borsa che risucchia milioni di Euro in OPA all’ultimo sangue, sono passate le notizie sul 53° Festival della Canzone Italiana. Mi sono trovata concorde con quanto diceva lo speaker del momento, nell’attesa di una serata dedicata ai giovani promettenti, dalle voci interessanti e dai testi assolutamente superficiali. Il bello è stato sentire che anche il direttore artistico, sembrava essersi accorto della pochezza delle proposte, ma tutto ciò non è stato detto sotto forma di autocritica (visto che le canzoni le ha selezionate lui) ma semplicemente auspicando in futuro una maggiore applicazione da parte dei concorrenti (speriamo si applichi un po’ di più anche lui).

Vittoria annunciata per Dolcenera, che con “Siamo tutti la fuori” descrive i giovani della notte senza sballo, ma anche senza aspirazioni, se non quella di andare in giro di notte per raccogliere chissà quali emozioni vitali, raggiungibili in una libertà artificiale, agognata, e assolutamente necessaria.

Si conferma al crisi negli ascolti, non è uno scandalo, nessuno se la prende, né i dirigenti Rai né, sembra, gli sponsor, e se non frega a loro, figuriamoci a noi. Assistere allo spettacolo è stato un po’ noioso, e vi devo confessare che anche io mi aspettavo dalla presenza delle T.A.T.U. uno spunto polemico forte, ma sorpresa, non si sono viste. Confesso allora la mia disinformazione, nel caos mediatico festivaliero mi sono persa l’annuncio della loro defezione, chiedo scusa per averle annunciate, cercherò di capirne il perché solo per pura morbosa curiosità.

I ripescaggi di Nilla Pizzi e soprattutto Nicola Arigliano, rispettivamente con un premio alla carriera l’una e per non so quale altro riconoscimento l’altro, sono dovuti. I due artisti, sono simboli riconosciuti di quell’italiana melodia famosa in tutto il mondo, e ringraziarli non fa mai male. Tenuto conto che un vecchietto quale lo spensierato interprete napoletano può essere paragonato ad un nostro compai Segundo, dove tecnica e tradizione risiedono, insomma un patrimonio da difendere.

Per oggi sono annunciate marce per la pace anche nell’effimera città dei fiori (ieri a ricordarci il concetto ci ha pensato la nipote di Gandhi), non penso ci si possa dimenticare del momento che stiamo vivendo, anche se siamo attratti da uno spettacolo spensierato, anche se accenniamo a una strofa banale, siamo in attesa di decisioni ineluttabili, che fra pochi giorni ci arriveranno sulla testa veloci, lapidarie. Cantiamo quindi, magari arrabbiati, molto arrabbiati, il motivetto della sigla nuova del maestro Pippo Caruso che dice appunto nel suo inciso …e va be cantiamo… almeno fino a , poi si vedrà.

(nella foto in alto Ghini e Autieri subito dopo un bacio "rubato")

Donatella Iannetti

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