Weekend Imperia Martedì 22 luglio 2014

Vele d'epoca. Imperia rinasce con le foto dei nonni

Il selfie di Settimio Benedusi e Carlo Capacci durante la presentazione di Noi siamo la nostra storia

Genova - Al servizio della città volentieri, se la città ci mette del suo. Ché per ricostruire un'identità perduta ci vuole un lavoro collettivo. Gli imperiesi contribuiscono con i ricordi di famiglia e Settimio Benedusi, un cervello in fuga famoso per foto di moda, ritratti di stilisti e reportage, creerà per loro un'installazione grandiosa durante il raduno della Vele d'epoca (Imperia, 10-14 settembre).

L'esposizione, presentata questa mattina, sembra seguire il filo conduttore di un progetto iniziato a dicembre con un miniconvegno che aveva riportato a Imperia quattro cervelli in fuga molto celebri nei rispettivi campi, con l'idea di ricompattare la comunità a partire dal passato glorioso di un capoluogo un tantino fané. Benedusi era uno dei relatori e si era impegnato a lavorare gratis per la sua città d'origine. Ha mantenuto e, quasi inconsciamente, ha contribuito a far rivivere l'idea di partire dal passato per ritrovare il presente.

Noi siamo la nostra storia è il titolo esplicito e poetico dell'installazione in divenire. Per realizzarla è necessario che i cittadini portino in municipio le loro foto di famiglia -a tema rigorosamente marinaro- dove verranno scansite e restituite immediatamente. Il patrimonio passerà di mano solo per pochi minuti, niente da temere per i ricordi cari.

Se gli imperiesi collaboreranno, sarà possibile costruire un affresco meraviglioso di usi, costumi, storie personali, tenerezza e riconoscimenti. Sarà possibile rivedere la città com'è stata, ritrovare luoghi trasformati radicalmente, immaginare un tempo almeno all'apparenza meno sofisticato, più concreto, anche più faticoso.

«È un'emozione fortissima tornare a fare qualcosa per la mia città,» ha esordito Benedusi, consegnando simbolicamente le foto di famiglia al sindaco Carlo Capacci, «una città da cui mi sono allontanato tanti anni fa, ma che ho nel cuore e nel DNA. E proprio dal DNA nasce l'idea di andare a cercare la nostra storia chiedendo agli imperiesi di aprire i cassetti di casa e cercare le foto di famiglia, scattate ovunque: a pesca, a ballare, al lavoro... vorrei che scavassero in questo giacimento d'amore, immagini e memorie e portassero i tesori in Comune».

«Le foto saranno esposte tutte - conclude Benedusi - in modo da produrre un viaggio nel tempo per farci capire quello che siamo stati, che non può prescindere da quello che siamo oggi». E sottolinea che è un progetto che parte dal basso, è vera democrazia.

L'idea è formidabile e il montaggio affidato a un professionista come Benedusi promette di essere veramente spettacolare. E prefigura ipotesi future affascinanti: una mostra permanente, una raccolta iconografica da mettere in rete e arricchire via via che i cittadini porteranno nuovo materiale...
Ma bisogna cominciare. E allora coraggio, che gli imperiesi aprano i cassetti e portino il loro contributo alla ricostruzione dell'identità collettiva della città.

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