Mostre Imperia Martedì 1 luglio 2014

Antonio Rubino, gioiello ligure

ponentino

Marco Cassini è l'autore di Antòlogia. Antonio Rubino e l'amore per la Liguria,un libro che ripercorre la carriera dell'illustratore nato a Sanremo nel 1880

Genova - Oggi primo luglio ricorre il 50° anniversario della morte di Antonio Rubino, artista geniale, eclettico e poliedrico, e soprattutto ligure fino al midollo, considerato universalmente come uno dei più grandi illustratori e narratori per l’infanzia del Novecento (riconosciuto come loro maestro da Fellini, Luzzati, Rodari, Jacovitti, Albertarelli e molti altri).

Co-fondatore del Corriere dei Piccoli, autore di poesie e canzoni anche dialettali, pittore, commediografo, scenografo, pubblicitario, opinionista e «nei ritagli di tempo raccoglitore di olive» (taggiasche n.d.a.), Rubino fu uno dei pionieri e capiscuola delle storie a vignette e dei cartoni animati in Italia.

Inventò la parola «fumetto» (da lui coniata inizialmente in senso dispregiativo). Studiò a Torino dove si laureò in Legge nel 1903 ma scelse Milano per dedicarsi all’illustrazione e alla scrittura, partecipò alla prima guerra mondiale curando il giornale di trincea La tradotta.

Per Il Corrierino disegnò più di 6.000 tavole e fu direttore per Mondadori delle edizioni disneyane. Rimase sempre e comunque molto connesso al suo territorio d’origine.
Questo profondo e costante legame è stato da me riconosciuto, approfondito e ricostruito nel recente volume AntòLogia - Antonio Rubino e l’amore per la Liguria (Philobiblon edizioni, Ventimiglia, 248 pagine, oltre 250 illustrazioni).
Una approfondita ricerca iconografico-testuale che ha il merito di riunire in un’unica opera i numerosi riferimenti a località della Liguria estratti da quell’universo variegato che è l’immensa opera di Rubino.

La famiglia Rubino era originaria di Bajardo (presente fin dal XIII sec.) ma nel 1860 si era stabilita a Sanremo, città allora in grande espansione, dove il nonno aveva avuto un ruolo da protagonista nella vita amministrativa (consigliere comunale e Console di Russia) e imprenditoriale (prima banca, fabbrica di cioccolato, distilleria di essenze floreali e profumi). Anche l’entroterra aveva beneficiato di questo contesto (Cartiera di Valnervia, fabbriche di pipe e fiammiferi, frantoi a Dolceacqua e Isolabona).

E furono proprio questi ricordi la fonte primaria delle splendide storie e tavole che Rubino creò nel corso della sua lunga e fantastica carriera, avviatasi molto precocemente. «Poiché mio nonno era un pioniere dell’industria cartaria, disponevo di fogli bianchi e colorati - ricorda l'illustratore - i momenti più interessanti erano le serate che trascorrevo con lui, davanti al fuoco a legna, ascoltando le storie vere o inventate che mi raccontava».

Dopo le sue esperienze simboliste e futuriste raccolte in Versi e disegni (Selga, 1911) si concentrò principalmente sulla letteratura per l’infanzia con i numerosi personaggi del Corriere dei Piccoli: Quadratino; Pierino e il Burattino; Lalla e Lola e molti altri (una cinquantina in tutto) e con Viperetta e numerosi altri libri.

Tuttavia non trascurò mai il suo territorio di origine, specialmente nell’età matura. Come per uno dei suoi maestosi alberi d’ulivo aumentando i rami aumentano le radici e più sono profonde le radici, più sono numerosi e gustosi i frutti, così fu per Antonio Rubino le cui radici affondavano nel ponente ligure.
Fu principalmente il Corriere dei Piccoli a ospitare questi testi che celebrano ed esaltano i suoi luoghi d’origine: Garì e le fate, (n° 39/1924) ambientato sul monte Bignone in località Osaggio; La pecora triste a San Grato nell’alta Val Gordolasca (n° 45/1925), La Tela Fatata nelle campagne di Monte Bignone La fontana di Dragorigna ad Apricale e Pigna (n° 3/1932); Gipin lo scemo a San Grato, Val Gordolasca (n° 7/1932); La capra d’oro, leggenda alpina, a Tenda, Upega e Marguerais (n° 16/1932); Sepolti vivi sul monte Caggio (n° 21/1932); La mula volante Alpi Liguri, Monte Pietravecchia e Bajardo, (n° 27/1932); La casetta di Darnadone su Monte Bignone, Bordighera, Borghetto, Bajardo, Croce della Morga (n° 6/1933).

E ancora Tin l’astrologo a Bajardo (n° 26/1933); Le gesta di Rinaldo ad Albenga, Valle Arroscia, Triora, Bajardo, Perinaldo, Soldano, Tenda, Dolceacqua, Nervia, Camporosso, Vallaura, Val Fontanalba, Val d’Inferno, Monte Bego, Val Roja, Val della Miniera e Valle delle Meraviglie (n° 29/1933); Pelle di strega, leggenda, a Pallarea, Mascaro e Osaggio (n° 9/1934); La barca sulle nuvole a Bajardo e Pallarea (n° 20/1934); Quindici lire d’alpinismo, Alpi Marittime, Vallaura e Tenda, altipiano dei Laghi Lunghi, Rocca delle Meraviglie, Baissa di Valmasca, Passo Autier, laghetto del Pagarì, Clapierre, La Fous, Mont Colomb, Val Vesubia, Balcone, Cima dei Gelas, Vastera, Barma, Colle Nirè, laghi del Basto, Val Casterino (n° 29/1934); I bimbi e il mare blu - Il bagno della bambola dove si cita il torrente genovese Bisagno (n° 30/1934); Il Carabadonna Apricale e Isolabona (n° 40/1934); L’ultima fata, Bajardo (n° 46/1934); L’Orrido di Bonda ambientato ad Apricale, Isolabona e Pigna (n° 39/1940 p. 7); La gatta di re a Patta a Castelvittorio (n° 20/1941 p. 7); Il Pastorello e i cursi nelle Alpi Liguri, (n° 29 del 20 luglio 1941 p. 4).

Come si vede un vero e proprio itinerario, formato da tante “cartoline” in cui ognuno potrà trovare, riconoscere e percorrere un angolo di Liguria, come Rubino aveva fatto in lungo e in largo durante la sua esistenza.

Anche Italo Calvino aveva sottolineato: «Un fantasioso scrittore e illustratore per l’infanzia, Antonio Rubino, narrò in giornali per ragazzi e libri molte leggende del suo paese, Bajardo, nell’entroterra di Sanremo». E ancora: «Vivevo in un’atmosfera rubiniana tra giornalini e libri suoi, e negli stessi paesi».

Rubino fu poi particolarmente attento alla pubblicità dei prodotti locali come ad esempio la Pasta Agnesi di Imperia per la quale disegnò, il gioco da tavolo Milano-Sanremo ispirato alla “classicissima” corsa ciclistica, alla ideazione della quale nel 1907, aveva collaborato il padre Giovanni Battista.

Infine la sua pregnante ligusticità si evince dalla confidenza con l’uso del dialetto che non aveva timore ad inserire nei suoi racconti del Corrierino letti da tutti i ragazzi d’Italia come ad esempio «sciu turcu a m’arendu / a nu mm’arendi e a nu m’arenderia mancu per tutti i turchi dea Barberia» (CdP n.6, 1933 p.11) e si aprirebbe veramente un altro magnifico mondo se ci si addentrasse nelle sue poesie dialettali: Ave Maria sanremasca, Adesciate veju leun, A bataja da parà, Dormi belu bambin, A cuna, U giardin de l’amù, A cansùn bajoca, U castelu du Conte de Ren, Bala Titun, In bateiximu in t’a Scarpeta, Ne sun li trei cumpagni - Cansun vrigarenca.

Antonio Rubino nei momenti di pausa, della sua vita da iperattivo, amava ritornare in questo lembo di Liguria che ha costituito una sorta di buen retiro in cui rifugiarsi nei momenti critici, pur sempre attento a celebrarlo e valorizzarlo. Così come fu per Genova dove lavorò nei giornali La Pace e L’Azione.
Sempre esortativo e fattivo, seppe valorizzare il territorio tanto che i suoi racconti sono dei veri e propri spot turistico-pubblicitari.

Da indigeno e conterraneo quale sono, immergendomi nel suo mondo “realfantastico”, ho ritrovato non solo luoghi a me familiari ma anche personaggi i cui nomi ricorrevano, durante la mia infanzia, negli episodi di vita vissuta raccontati dai miei genitori e dai miei compaesani. Ciò dimostra quanto sia stato forte, per Antonio Rubino, l’attaccamento alla sua terra d’origine e il desiderio di rendere omaggio a quel mondo contadino che era stato per lui scuola di vita, stimolo alla fantasia, rifugio sicuro, e che aveva contribuito a lenire le sue premature sofferenze.
Con la maestria del grande artista ma soprattutto con affetto e riconoscenza è riuscito a celebrare questi sperduti paesi e a rendere immortali tanti personaggi, che hanno popolato questi luoghi, contribuendo a valorizzare la città di Sanremo e il suo meraviglioso entroterra.

L’appassionato, il curioso, il turista possono dilettarsi visitando i suoi borghi più celebrati (Bajardo, Apricale, Perinaldo, Isolabona, Castelvittorio, Pigna, Camporosso, Ceriana) oppure con escursioni nelle sue amate Alpi Marittime o più semplicemente visitando le sale a lui dedicate al Museo Civico di Sanremo e nella pinacoteca di Bajardo, bellissimo è il quadro che si ammira al bar del Teatro Ariston di Sanremo come splendida è la sua Cameretta dei bambini (mobili e quadri) conservata e visibile alla Wolfsoniana di Genova-Nervi.

Questo l’incipit di Fiabe quasi vere (Vallecchi, Milano, 1936), il più ligure tra i libri scritti da Rubino. «Avevo dieci anni appena e facevo il capraio sui monti di Apricale. Passavo le mie giornate in un immenso bosco che si stendeva dai Balzi di Perinaldo allo Scoglio dei Quaranta assieme alle trentanove capre del vecchio Paolò. Ai miei occhi di fanciullo quel bosco, era come un misterioso palazzo incantato, del quale mi figuravo d’essere signore e re. Conoscevo di quel bosco i recessi più segreti, le piante più antiche, le fontanelle più fresche: conoscevo tutti i posti dove più rosse maturavano le fragole, più nere le more, più dolci i mirtilli. Tutti i piccoli frequentatori del bosco, guardiani di mucche, raccoglitori di strame, cercatori di funghi, erano miei amici, e dividevo con loro i giochi, il pan di segala e la ricotta forte (brussu n.d.a.) ».

In questi stessi boschi maestri di vita Antonio Rubino, durante una passeggiata, trovò la morte il primo luglio di cinquant’anni fa. Ricordiamolo e onoriamolo oggi degnamente. Immense ali per volare con la fantasia, profonde radici barbicate in Sanremo e nel suo meraviglioso entroterra.

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