Weekend Imperia Lunedì 19 agosto 2013

Valloria e Dolcedo, tra porte di pinte e piazze medievali

Una delle porte dipinte a Valloria
© lorydieffe / flickr.com
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Genova - Dolcedo è un'anomalia, è una grazia per chi scrive itinerari dedicati all'entroterra del ponente ligure, ricco di paesini abbarbicati, aggrappati, che si tengono stretti alla montagna. È una grazia perché finalmente si parla di una quasi-città, di una vera signora, comodamente adagiata con i suoi palazzi signorili in fondo valle. Questo grosso paese si trova in val Prino, alle spalle di Imperia, è tanto facile da raggiungere quanto sorprendente. È molto ben curato, le facciate sono restaurate di fresco, le insegne - bilingui: italiano/tedesco - sono affrescate sui muri come un tempo. L'immersone nel passato è totale, immediata (c'è persino una cabina telefonica funzionante) e tuttavia insolita: un po' per il fiume e i ponti che risalgono ai tempi dei cavalieri di Malta, un po' per gli spazi. I caruggi sono in alto, ma sono abbastanza spaziosi, mentre il centro è aperto: una larga piazza circondata da palazzi alti e palesemente costruiti per famiglie signorili.

A testimoniare il benessere, dovuto alla Repubblica di Genova che nel '200 concesse a Dolcedo l'autonomia da Porto Maurizio, si trovano ancora le antiche misure dell'olio e dei tessuti (più generose che a Porto Maurizio) sotto il portico detto Suttu munte che porta dalla piazza alla chiesa parrocchiale barocca, veramente imponente. E sorprendente, perché il sagrato è piccolino e circondato da un mosaico di case affastellate, mentre la chiesa - su pianta romanica - è immensa e ricchissima. Bisogna fare attenzione al portale gotico, unico residuo di una delle prime trasformazioni. L'interno, a sfondo blu lapislazzulo, ve lo lascio scoprire, con i suoi tesori d'arte e le reliquie.

Dolcedo deve la sua ricchezza ai monaci di Lerins, che importarono i primi frantoi per diffondere l'ulivo nella vallata. Quello che bisogna fare è una passeggiata intorno al paese, affacciarsi dal ponte e soprattutto, dopo averlo attraversato, percorrere lo stretto lungofiume sulla destra con le botteghe antiche e ormai chiuse, ma perfettamente evocative della loro epoca: un portone, una finestrella che rischiarava appena l'interno, e la merce esposta all'aria.

Dall'incanto dell'opulenta quasi-città vale la pena passare a un altro insolito paese, poco più in su, dopo Prelà. Valloria ha un'origine quasi incredibile per chi non abbia letto Le formiche argentine di Italo Calvino. E tuttavia gli insetti erano ancora autoctoni quando nel Medioevo, con un assalto da saraceni, scacciarono dalle loro case gli abitanti di Castello, che fondarono un nuovo nucleo: Vallis Aurea (la Conca d'oro), e non tornarono più indietro. Di Castello rimane qualche affascinante rovina, mentre a Valloria, per un periodo abbandonata, già da tempo tornano i giovani o soggiornano i turisti stranieri. Da più di vent'anni Valloria invita artisti da ogni dove a dipingere le porte delle case, delle vecchie stalle, dei magazzini oleari. E oggi sono 139 le opere che arricchiscono con i loro colori vivaci il grigio e l'ardesia tradizionali, creando un contrasto che affascina e incuriosisce.

Gli intrepidi portino costumi e teli da bagno e passino dai laghetti di Lecchiore per un tuffo da infarto nelle acque gelide incorniciate dal verde smeraldino. I devoti percorrano la stessa via per visitare il santuario della Madonna dell'Acquasanta e non dimentichino di farsi raccontare le leggende.

Dormire e mangiare

Se, come è probabile, vi innamorate di Dolcedo o dei paesi vicini, vi servirà una buona agenzia che vi trovi la casa in affitto: alberghi non ce ne sono a parte quello, molto sobrio diciamo, che porta il nome del paese. Le agenzie più conosciute sono Liguria e Maremonti. Se siete per l'investimento e comprate, allora la persona che fa per voi è Angela van de Loo (http://www.vandeloo-service.it/) che parla tre lingue e ha aperto un service a Dolcedo per prendersi cura di tutto ciò che riguarda le abitazioni di proprietari lontani: dall'IMU alla cura del giardino, dalle fatture alla cura degli interni e alle riparazioni. Segnalo volentieri questa piccola agenzia sia per l'efficienza, sia per il coraggio e l'originalità dell'iniziativa che dovrebbe essere molto più diffusa.
Il ristorante migliore è Casa della Rocca a Dolcedo, che si trova sopra al ponte di Ripalta e merita anche solo per la vista; il ristorante storico di Valloria è la Porta dei sapori: degno ma il rapporto qualità prezzo non è adeguato. A Costa Carnara, non lontano, c'è un buon agriturismo: Cà da Ninna.

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