Concerti Imperia Giovedì 7 marzo 2002

Spostiamo il festival da Sanremo

La proposta, ardita e inaspettata, uscita dalla bocca di un coraggioso giornalista durante il dopofestival, di spostare questo evento canoro in un luogo più adatto, ha scatenato reazioni indignate, qui nel ponente, del tipo: ”giù le mani, non si tocca!”. Un po’ come se si fosse ipotizzato di spostare il Vaticano da Roma. Eppure potrebbe essere una idea non del tutto peregrina, magari esiste un teatro meno decadente, meno demodé, meno baudesco, più contemporaneo, magari esiste un paese o una città con una viabilità meno problematica, chissà… parlarne è lecito, ma forse per me è più facile perché non sono ligure, per un ligure può parere un pensiero proibito, per gli amministratori locali non è neanche un pensiero ma una bestemmia uscita dalla bocca di un giornalista folle, un facinoroso di sicuro mandato dall’Ulivo per boicottare l’evento che rassicura, più di ogni altro, il nostro paese normale.

Intanto le cose continuano, immutabili e perfettamente prevedibili. Le notti di “scatenamento vipparolo”, in queste serate un po’ fiacche per quello che riguarda la gara avvengono al solito Ninfa Egeria, e anche al bellissimo Zoo Bizarre in via Gaudio, dove è ospite fisso Andy, il tastierista dei BLUVERTIGO. In piazza Bresca, la solita, il BIG BEN si difende bene. Ho visto una pornostar che iniziava lo spogliarello e ho conosciuto meglio Andrea Febo, che proviene dall’Accademia di Sanremo, dove, mi dice, ogni anno si presentano 1200 artisti e ne prendono solo 4, per lui è stata una grande soddisfazione e un bel risultato. Al suo sito, che ho citato nella corrispondenza di ieri, è collegata una cosa carina, si possono mandare sms a cui risponde lui direttamente. È del 1975 e dice di ispirarsi a Battisti e a Vasco Rossi.

La cosa più interessante però, è osservare gli esterni, come questa frenesia modifica strade, luoghi edifici, persino il mare mi pareva diverso, ieri. Un amico tassista, che è stato croupier in Olanda, e ha fatto moltissimi lavori prima di tornare nel suo paese, mi dice che ha caricato la Arcuri e che dal vivo è ancora più bella. Sembra ancora turbato, eppure ha l’aria dell’uomo di mondo. Via Roma è diventata esattamente quello che dice il suo nome: una sorta di capitale di tutto. Gli hotel da ricchi scommettitori sembrano meno lugubri con i giovani fan appostati fuori. Chissà forse i luoghi assorbono, come spugne avide.

Le polemiche non mancano, come potrebbero? Anzi si autoalimentano, come l’evento stesso, ne sono la raffigurazione precisa. I corrispondenti delle radio e delle tivù private sono furenti per le condizioni in cui sono costretti a lavorare nella sala stampa raffazzonata, allestita all’ultimo momento, il famoso tendone accanto al criticatissimo Teatro del Mare. È fredda, scomoda, disagevole. Bissolotti si è scusato e ha promesso che il prossimo anno la cosa non si ripeterà. Questo di certo non conforta chi è qui quest’anno, vedremo.

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