Concerti Imperia Mercoledì 6 marzo 2002

Agitatori, noia, e giovani promesse

La prima serata è trascorsa senza brividi particolari.

Da menzionare 2 momenti di un incontenibile Fiorello che ha osato addirittura pronunciare dal palco, fingendo di tradurre un’ospite straniera, le vituperate parole “conflitto d’interessi”. E poi ha toccato Baudo fra le gambe, mimando un gesto alla Benigni, per poi lodare la virile sicilianità del presentatore-gran cerimoniere, impeccabile e un po’ soporifero.

Fra i cantanti un grande Paoli, un Francesco Renga dalla voce splendida, e una Pravo preziosa, svanita, sbrilluccicante e un po’ strega. Nel dopofestival, quel Diaco che, da anni, non capisco chi sia e che cosa faccia, ha annunciato, in quanto collaboratore del Foglio (sic), che lui, il suo direttore e altri simpatici agit-prop si stanno organizzando per lanciare uova marce e ortaggi la sera che sarà ospite Roberto Benigni, il quale, secondo l’insulso Diaco (batte anche Giorgino, una roba da Guinnes dei primati) "di sicuro non è andato alla manifestazione dell’Ulivo, ma approfitterà del palco per fare un comizio, e non è giusto".

Siamo davvero un popolo simpaticamente fiero dei suoi premi Oscar, dei pochi nomi che all’estero conoscono e ci invidiano (di sicuro non ci invidiano Diaco, neanche in Burkina Faso, anzi mi scuso in anticipo con gli abitanti di quel paese e della gloriosa capitale Wakadudu). Tra l’altro ancora non sanno cosa dirà Benigni, e già preparano questa democratica contestazione, sono stupendi i collaboratori del giornale finanziato dalla signora Berlusconi e diretto da Giulianone Ferrara. Veramente. Nel pomeriggio ho comprato la tavoletta di cioccolato al latte con la facciona di Baudo su una sfoglia di marzapane, l’ho mangiata con gusto e ho continuato a muovermi come un'aliena nella zona dietro la vecchia stazione, dove c’è la “sconfortevole” sala stampa-tendone, e il Teatro del Mare, su cui continuano polemiche, richieste di spiegazioni al sindaco, e soprattutto c’è preoccupazione seria sulle condizioni di sicurezza per il pubblico. Ieri pomeriggio era pieno di vigili del fuoco che guardavano con apprensione chiunque, come me, entrava e si guardava in giro, osservando le infrastrutture dall’aria davvero poco stabile.

Nel frattempo, oltre al festival, vive una Sanremo notturna nei pochi locali carini e non pensati per ultraottantenni. C’è il Kitch Cafè, in piazza Bresca che è molto accogliente, colorato e divertente e naturalmente la Ninfa Egeria che, da quando vivo qui, ho intuito essere una specie di istituzione, tipo Teatro Ariston. Verso sera incontro per caso Andrea Febo, una delle nuove proposte che canterà ALL’INFINITO (e tanto spera che duri il suo successo, una volta terminato il festival). Ha degli splendidi occhi chiari ed è un appassionato di internet. Dice che il suo , è pieno di notizie e foto su di lui e sulla sua carriera, ci sono due brani on-line che saranno presenti nell’album, un forum e un fan club. Lo cura personalmente e dice che ha tantissimi contatti ogni giorno, anche dall’estero. È simpatico e alla mano. Lo lascio dopo una chiacchierata e vado finalmente a casa.

Sull’autobus, adagio, ritorno alla realtà. Il centro di Sanremo, in questi giorni, è come quelle bocce di vetro di pessimo gusto, con il carillon sotto, che se le rovesci scende la neve. Tutto galleggiante, colorato, claustrofobico, folle. Manca la neve, ma la pioggia è arrivata, e di notte anche tuoni e fulmini. Raro, in questo angolo di ponente estremo.

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