Weekend Imperia Mercoledì 22 luglio 2015

Poilarocca: un villaggio fantasma nella Valle Arroscia

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Genova - Una nuova avventura sull'Alta Via dei Monti Liguri. Quest'estate, dopo essere scesa dal monte Frontè, esausta, mi sono concessa una cena Da Settimia a San Bernardo di Mendatica. Finita la cena, il proprietario, Walter Gandolfo ha cominciato a raccontarci di quando, negli anni Ottanta, è andato a sciare nel deserto egiziano oppure di quando è caduto con il deltaplano sui tetti di Monesi, stazione sciistica lì a due passi.

Arriva una coppia, e presto mi rendo conto che lui lo conosco, è Giovanni Spalla, l'architetto che ha restaurato Palazzo Ducale a Genova. Erano anni che non lo incontravo. Abbiamo cominciato a chiacchierare ed eccoci ora, un mese dopo, a Poilarocca (Puiarocca in dialetto), un paese abbandonato.

Ci si arriva solo a piedi, da Mendatica, passando prima dalle bellissime cascate, oppure dalla strada che da San Bernardo porta a Colle del Garezzo. Nel 1980, insieme alla moglie Caterina Arvigo, su questo nucleo abitativo, usato un tempo dai contadini e pastori di Mendatica durante l'estate, Giovanni Spalla ci ha pubblicato un libro, con tutti i rilievi e le proposte per il recupero.

Sono passati più di trent'anni e ora la situazione di abbandono ha raggiunto un punto di non ritorno, ormai non si può più fare niente, ci spiega con aria un po' triste Giovanni.

Ebbene, pubblichiamo oggi un fotoreportage di questa nostra giornata, e alcuni video dove Spalla racconta il suo rapporto intimo con questo straordinario villaggio fantasma. Avevo l'I phone da pochi giorni, l'ho tirato fuori per vedere se quel piccolo strumento fosse in grado di fermare il tempo per lo meno all'oggi. Non era mia intenzione scrivere un articolo su tutto ciò, né pubblicare foto, tanto meno video. L'idea mi è saltata in testa una volta arrivata lassù. Quindi è un prodotto artigianale genuino e biologico, ma non certo professionale.

Poilarocca è stato abitato fino alla seconda guerra mondiale. Se un tempo c'erano case, caruggi, fontane, forni e anche una chiesetta, oggi restano solo ruderi. Spalla è emozionato, erano più di sei anni che non tornava sui suoi passi e – come si vede nel video - il suo sentimento prevalente è l'amarezza. Guarda il video.

All’interno di queste abitazioni in pietra, ancora oggi si possono vedere gli argani, che servivano per sorreggere i tegami. Le pentole venivano poste sul fuoco, acceso direttamente sul pavimento.

All'interno delle case, spesso vivevano più famiglie e dormivano tutti insieme in grandi letti. I rapporti incestuosi non erano rari per niente. Guarda il video.

Gli chiedo se sarebbe ancora possibile intervenire e salvare il salvabile, ma no – scuote la testa - non ci sono più speranze per quelle case diroccate, hanno raggiunto un punto di non ritorno. Si tratta di murature troppo fragili, che andrebbero monitorate costantemente. (Se ascolti il prossimo video, alza il volume delle casse, ripeto è un prodotto artigianale, come la pasta fatta in casa). Guarda il video.

Anche la fontana del paese, un tempo ricca d’acqua, adesso è asciutta. «Se manca l’acqua, le città sono finite» afferma Spalla. Guarda il video.

E poi Spalla cita l’amico Massimo Quaini, docente di Geografia all’università di Genova, uno dei miei maestri – grazie a lui vivo con due mappe, una nel cuore e una nel cervello. Secondo Quaini è giusto che il paese sia così com’è: severo e austero testimone della mutazione del paesaggio nella storia. Guarda il video.

Ci congediamo da Poilarocca, visitando la chiesetta. Spalla indica l'abside, la decorazione a stucco, i semplici affreschi, fatti di colori caldi azzurri e gialli. E il tetto crollato, sei anni prima era ancora al suo posto. Tuttavia, ribadisce l'architetto, Poilarocca racconta la nostra incapacità di conservare le tracce della storia. Guarda il video.

Scendiamo a valle verso l'imbrunire, mi sembra di sentire bisbigliare gli abitanti di Poilarocca, vedo la fontana che trabocca d'acqua, le pentole sul fuoco, sento il campanaccio delle mucche, le donne che chiacchierano. M'immagino la bellezza del paesaggio di allora, ma anche le sofferenze e le violenze. Poilarocca non c'è più, ma c'è ancora, è un rudere. Ma Poilarocca lo sa, che non c'è speranza per lei, in un Paese che non sa prendersi cura neanche di Pompei. Ma almeno in quel silenzio e in quell'abbandono, tutto rimane, ma niente oramai sarà più come prima.

con la collaborazione di Chiara Pieri

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