Concerti Imperia Villa Grock Venerdì 3 agosto 2012

Villa Grock dice no alla musica house. L'intervista all'assessore Bellotti

Il commento dell'artista Opiemme alla vicenda Villa Grock
© Elisa Roggio
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Genova - Un'altra luce si spegne nella notte di Imperia: dopo il fermo dei locali al Prino, chiusi a inizio stagione per irregolarità amministrative, ora tocca a Villa Grock, o meglio alla declinazione più nottambula del celebre buen retiro imperiese del clown Charles Adrien Wettach. Per il mese di agosto il parco della villa, di proprietà della Provincia, non farà più da scenario alle serate a base di house music dell'associazione no profit We Are for Beat.
Serate a ingresso gratuito e consumazione facoltativa - già sperimentate con successo ai Dreamers di borgo Foce - durante le quali si alternavano dj-set, esposizioni d'arte ed esibizioni di danza contemporanea: centinaia di ragazzi sul dancefloor all'aria aperta, drink in giardino, a mezzanotte casse spente e tutti a casa nel giro di un'oretta. Affitto di 363 Eu pagato in anticipo, bus navetta (200 Eu) saldato, 750 iscritti in tre serate e obblighi Siae regolarmente assolti (100 Eu). Insomma, tutto fuorché un rave abusivo in un edificio storico di pregio.

L'esperimento di rendere Villa Grock cosa viva non è però durato neanche un mese: le proteste del vicinato per gli schiamazzi e le poche bottiglie sopravvissute alla pulizia degli organizzatori hanno costretto la Provincia, proprietaria dell'edificio e del parco, a non rinnovare per il mese di agosto il progetto dell'associazione We are for beat. O meglio, a rivederlo pesantemente, con l'esclusione di musica e aperitivi.
Il casus belli è stato, dopo la terza serata di luglio, una lettera anonima inviata a un quotidiano locale, poi ripresa dalla carta stampata, nella quale un residente lamentava il rumore dei ragazzi e la presenza di alcune bottiglie - peraltro di marche non vendute alla festa - sparse lungo il perimetro della villa.
La polemica è montata e l'amministrazione provinciale ha fatto dietrofront. E il progetto di We are for beat buono per luglio, non andava più bene per agosto.

«Questo non è corretto: abbiamo concesso la villa anche per agosto - replica l'assessore alla Cultura Alberto Bellotti - ma abbiamo chiesto di escludere dal programma culturale, comprendente la danza e le mostre fotografiche, gli aspetti della musica e degli aperitivi: purtroppo non avendo la possibilità di insonorizzare il parco, abbiamo dovuto chiedere ai ragazzi di rinunciarvi».

Spenta la musica, in attesa di diventare finalmente sede del museo del clown («Apriremo entro l'anno», conferma l'assessore), Villa Grock continuerà a fare da incantevole scenario per matrimoni e cerimonie al prezzo, per l'affitto per mezza giornata del solo parco, di 1.060 Eu più Iva. Ma basta feste con giovani, schiamazzi e beat elettronico.
«Assessorato alla repressione» l'ha ribattezzato l'artista Opiemme in un immediato atto di protesta urbano intitolato We hate tourism.

La vicenda è complessa: se da una parte l'Assessorato può concedere la villa a un costo inferiore per manifestazioni culturali e senza scopo di lucro (leggi qui il regolamento di Villa Grock), i nodi sono la presenza degli aperitivi - necessari a We are for beat per rientrare delle spese - e la valenza culturale della musica elettronica.

Bellotti, perché ha chiesto a We are for beat di rivedere il progetto?
«Bisogna stare attenti affinché sul progetto culturale non prevalga l'aspetto ludico-privatistico».

La musica elettronica non è cultura?
«Ho 44 anni, mi sento vicino ai giovani e personalmente credo che la musica elettronica possa rientrare nell'ambito culturale».

Dov'è il problema, quindi?
«È corretto che i giovani abbiano i loro spazi: è meglio che stiano nel contesto di Villa Grock piuttosto che in discoteca. Purtroppo però le proteste del vicinato ci hanno spinti a cambiare direzione. È una questione di sensibilità delle persone: con i volumi dei concerti classici - che a Villa Grock abbiamo sempre fatto - non abbiamo mai avuto lamentele. È un dato di cui tener conto».

Non è un po' poco una lettera anonima su un giornale per rivedere pesantemente il progetto? Ci sono stati esposti o denunce formali?
«Esposti? No, non mi risulta. Però sono stato contattato personalmente dai residenti delle palazzine che sono proprio a ridosso del parco: la lettera al giornale ha avuto un peso minimo, come anche le foto di qualche bottiglia fuori dalle recinzioni. Non è quello il problema. Il problema è che bisogna garantire la prevalenza culturale e no profit dell'intero progetto. Capisco che i ragazzi abbiano bisogno degli aperitivi per rientrare delle spese, ma bisogna evitare ogni eventuale dubbio sulla natura delle serate».

Però in qualunque vernissage l'aperitivo non manca mai.
«Vero, per questo stiamo cercando una soluzione. Anche perché capisco che d'estate, all'aria aperta, dopo qualche ora venga voglia di bere qualcosa. Per questo con il mio ufficio stiamo cercando una soluzione che preveda un bigliettaggio all'ingresso. Ci stiamo lavorando».

Se avessero proposto della musica classica sarebbe stato diverso?
«La gente è più abituata al suono di violini e violoncelli piuttosto che a quello della house» dice un po' rassegnato Bellotti, che si dice disponibile a partecipare all'incontro pubblico richiesto da We are for beat per spiegare alla cittadinanza le loro motivazioni.

«Per l'anno prossimo avevamo programmato un progetto che facesse da ponte tra le composizioni di Luciano Berio e la musica elettronica di oggi» spiega Isabella Ippolito, portavoce dell'associazione «Per questo vorremmo spiegare le nostre ragioni in un confronto aperto al pubblico con l'amministrazione e i residenti».
«Sono disponibile a settembre - conclude Bellotti - Dopo aver sistemato il calendario scolastico e la stagione venatoria». Appuntamento all'estate 2013.

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