Concerti Imperia Venerdì 27 aprile 2012

Morgan vince contro il sindaco di Sanremo: dovrà risarcirlo

Genova - Due anni fa era stato escluso a due settimane dal Festival di Sanremo perché in un'intervista aveva affermato di fare uso di droghe pesanti come antidepressivi: era il Festival di Antonella Clerici, ne uscì un finimondo e Morgan Castoldi venne bandito dal palco dell'Ariston dove avrebbe dovuto cantare il suo brano La sera. Una damnatio memoriae che è continuata nei due anni successivi, con le sue canzoni sempre escluse dalle fasi preliminari della competizione (ma non del Premio Tenco, dove cantò lo stesso novembre 2010), nonostante la notizia-bufala che l'avrebbe voluto quest'anno a Sanremo al fianco di Emanuele Filiberto di Savoia.
Ora Morgan si prende la sua rivincita, nell'aula di un Tribunale: il Giudice monocratico di Camerino (MC), Domenico Potetti, ha condannato il sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato a risarcire il cantante con 7500 Eu.

Già, perché il primo cittadino della città dei fiori c'era andato giù duro nel giudicare la vita sregolata, ma pur sempre privata, di Marco Castoldi: «Chi mette la faccia sul Festival della Canzone italiana deve essere una persona perbene e non qualcuno che non ha moralità certa» aveva affermato in conferenza stampa Zoccarato, esponendo nuovamente il concetto in una trasmissione radiofonica.
Morgan si prese il suo tempo, ritrattò parzialmente l'intervista a Vanity Fair, chiese al sindaco di rivedere le proprie affermazioni e poi diede mandato ai suoi legali di sporgere querela nei confronti del sindaco, che sebbene fosse in buona compagnia nell'accusare il cantante, nel suo giudizio andò al di là di quanto concesso dalla legge.

È proprio questo che ha stabilito il giudice nella sua sentenza, datata 11 ottobre 2011 ma resa pubblica soltanto oggi: se la Costituzione garantisce il diritto di critica politica, questo deve rispettare il principio della continenza, senza travalicarne i limiti. «Definire la persona dell'attore nella sostanza come una persona non perbene e di dubbia moralità - ha scritto il Giudice - costituisce un complessivo apprezzamento che supera l'addebito di fatti specifici (che potevano essere esposti nel loro carattere storico), per risolversi in un generico e totalizzante giudizio negativo, eccessivo rispetto ad una critica, sia pure ammissibile, rispetto a circoscritti e specifici comportamenti dell'attore».

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