Concerti Imperia Venerdì 20 aprile 2012

We are for Beat ai Dreamers di Imperia. L'intervista a Gliso

Genova - Dopo il successo di Inoki con una presenza di pubblico record, ai Dreamers di Imperia un’altra serata live. I Sognatori – come lo chiamano i frequentatori più assidui – sono sempre di più il punto di riferimento delle serate di musica nella Riviera dei Fiori. Questa sera, venerdì 20 aprile, ritorna l’appuntamento mensile con We are for Beat. L’associazione culturale imperiese propone uno spettacolo che unisce arti visive a una selezione musicale d’avanguardia, in pieno stile underground.

Ecco il programma: alle 19, ora dell’aperitivo, apre la serata Vernisagge Project, un’esposizione di quadri di Mrfijodor. L’artista di Imperia è stato da qualche anno adottato da Torino, dove nel 2010 con l’associazione Il Cerchio e le Gocce ha organizzato il festival di arte urbana Picturin. Fijodor Benzo, questo il suo vero nome, non è però la prima volta che partecipa ad eventi nella sua terra natale: l’anno scorso è stato uno dei protagonisti sia del progetto Muridamare, che lo ha visto decorare i muri dell’Eco Imperia insieme ad altri artisti, sia di Street Attitudes, manifestazione di respiro internazionale concepita allo scopo di riqualificare gli argini esterni del torrente Prino.

Ma quello di stasera, visti gli ospiti, è soprattutto un evento di musica elettronica. Il primo alla consolle è Michele Raimondo aka Michelino, uno degli artisti più navigati dello scenario ligure. Attivo dalla metà degni anni Novanta, dalla passione per la musica house è passato nel corso del tempo ai ritmi della disco music e del funky, senza smettere mai di seguire e ricercare musica innovativa. Ad accompagnarlo durante la serata c’è Gliso, il resident di We are for Beat.

Gliso, al secolo Alessio Glisenti, classe 1983, è il label manager della Raw Trax Records, etichetta genovese nata nel 2007 e specializzata nella produzione di musica house e disco house. Da sempre alla costante ricerca di suoni freschi e innovativi, partecipa da due anni a Motel 1989, associazione di Genova lontana dalle politiche clientelari italiane che organizza numerosi eventi soprattutto nel periodo estivo.

In occasione della serata ai Dreamers con il progetto We are for Beat siamo riusciti a fare quattro chiacchiere con il dj di origine imperiese e trapiantato a Genova. Tra nostalgie, impressioni e aneddoti è stato un modo per parlare in modo disincantato di Imperia.

Che rapporto mantieni con Imperia?
«Imperia è la mia città, il posto dove sono nato e cresciuto. Anche se vivo a Genova ritorno sempre volentieri, soprattutto se riesco ad organizzare un evento/festa che posso condividere con tutti. Un’occasione per offrire una valida alternativa ai pochi eventi presenti sul territorio».

Cosa ti ha spinto a creare We are for Beat? Quando e con chi?
«We are for Beat nasce come associazione il 20 maggio 2011. È stata creata da me, Paolo Coppola e Vania Lupi. Il bisogno era quello di produrre novità e stupore per quelle persone che molto spesso si ritrovano a pagare profumatamente ingressi nei locali senza che questi propongano niente di nuovo. Di solito si adeguano soltanto alle presunte tendenze del momento. Un pò come quando dicono va un sacco questo colore quest'anno e tutti decidono di indossarlo e di pagarlo profumatamente. Tu resti comunque libero di indossare il colore che più ti piace, al prezzo che ritieni opportuno. Poi se sia di tendenza o no non importa. L’importante è che ti faccia stare bene. È questo ciò che c’è dietro a We are for beat, cercare di far star bene le persone in un ambiente di crescita e condivisione».

Quali sono stati gli eventi principali organizzati con questo progetto?

«Fino ad oggi abbiamo realizzato numerosi eventi a Imperia. In rilievo c’è l’evento estivo We are for Beat Cocalime Electronic Fest 2011, con oltre 1500 partecipanti e che si ripeterà quest’anno nella versione 2012. Poi ci sono i consueti appuntamenti ai Dreamers dal nostro amico Vania Lupi, che ci supporta e ci da la possibilità di esprimerci. A Genova invece siamo stati più volte di supporto alla Motel 1989 nell’organizzazione di eventi».

Quale è l’insegnamento genovese?
«Le serate genovesi mi hanno insegnato molto negli anni, sia a livello organizzativo che di esperienza nel mettere musica. Ho conosciuto molte persone che condividono con noi gli stessi ideali e obiettivi, quindi con Motel 1989 è stata una fusione di menti spontanea. Ho avuto modo di confrontarmi con uno scenario da grande città più abituato ad un certo tipo di suono e davanti a una mole di persone più ampia rispetto che alla Riviera dei Fiori. Condividere consolle con ospiti internazionali alimenta sempre la voglia di migliorarsi e apprendere».

Che cosa c'è che ti spinge a tornare a Imperia?
«Come dicevo prima, Imperia è la mia città, dove sono nato e cresciuto. Sarei ipocrita se dicessi che ne ho sempre parlato bene, perchè è amore vero: un po’ croce e un po’ delizia. Quando iniziai a proporre il mio genere musicale in giro ero profondamente annoiato da ciò che proponeva la mia zona: sempre la stessa musica in tutti i locali. La risposta dei gestori dei locali era sempre la stessa: Noi facciamo commerciale, la gente è contenta, non ci interessa fare altro. Io sentivo il bisogno di sfatare tutto questo e decisi di andare controcorrente proponendomi e iniziando a tracciare il mio solco su una via che per mia fortuna era stata precedentemente aperta da artisti come Andrea Introvigne, Antonello Love, Michelino e il movimento Riviera Gang. Altrimenti penso che sarebbe stata veramente dura iniziare da zero e questo l'ho sempre riconosciuto anche a loro. Nella mia mente razionale mi sfuggiva solo un ultimo particolare: perché gli imperiesi devono pagare 20/30 euro di ingresso in una discoteca che non propone assolutamente nulla o meglio è solo la copia dell’edizione serale di un qualsiasi programma radiofonico? In molte altre città, il prezzo è proporzionato allo spettacolo, gli artisti girano, si crea movimento, interesse. Da qui la voglia di ritornare a casa e di proporre con la nostra associazione culturale We are for Beat eventi di qualità a prezzi altamente popolari se non gratuiti, dove sono presenti sia tematiche di arte moderna/contemporanea sia di musica, cercando sempre di portare ospiti di buon livello».

Cosa è che funziona a Imperia, e cosa no?
«A Imperia ci sono il mare, i monti, il sole e un territorio invidiabile. Questo ne ha fatto l’attrattiva principale delle famiglie che non voglio essere disturbate, piuttosto che del giovane che vuole passare un weekend al mare. Che con i prezzi che propone la nostra zona, preferisce passarlo altrove piuttosto che venire a spendere e ad annoiarsi da noi. A Imperia si è investito troppo sulle famiglie benestanti e non ci si è mai occupati dei giovani che, essendo il futuro, meritano degli spazi dove esprimersi. Non disponiamo di locali, e quelli estivi all’aperto creano disturbo. Poi c’è anche certa gente che cerca di mangiarci: vedi Arpal, che tutte le estati fa partire lettere minatorie per presunti volumi troppo alti dei locali e poi ogni accusa a fine stagione cade con una sentenza del Tar. In tutto questo, un lido felice e atipico rimangono i Sognatori, che cercano di animare Imperia dalla colazione alla serata con dj set e che sono il vero punto di riferimento delle nottate imperiese, e la Talpa e l'orologio, che organizza sempre eventi nel weekend e che si pone come unico spazio sociale di reale condivisione in città».

Raccontaci di alcuni ospiti e aneddoti delle tue recenti serate.
«Nelle serate che ho fatto con Motel 1989 ho condiviso una serata con i The clover, un trio di Firenze che fonde musica suonata con strumenti a musica elettronica con supporto hardware, tutto in live. Molto simpatici e professionali, li rivedremo in azione quest’estate ad un nostro evento. Poi i Dirty Channel di Milano, che ora stanno solcando i club di tutta Europa. Tra gli artisti internazionali, ho avuto modo di conoscere musicisti del calibro di Maja Jane Coles, Kevin Griffiths e Laura Jones. La caratteristica principale di tutti questi artisti è la semplicità con cui fanno le cose; sanno trasmetterti veramente la passione per la musica. E conquistarsi il rispetto di artisti che vengono anche per la prima volta in Italia è cosa che rende fieri e che ti fa capire che non devi mollare mai».

Dopo l'evento dei Crookers del 2009 non c’è più stato nessun altro evento all’aperto nel centro Imperia?
«Eh sì, dopo l’evento all’aperto dei Crookers del 2009 non c’è stato più niente a Imperia. Questo tipo di manifestazioni penso non siano troppo ben viste in città, forse creano disagio, ma è anche vero che non ci sono dei veri spazi a disposizione o almeno, noi non ne siamo a conoscenza. Infatti l’anno scorso con We are for Beat ci siamo spostati nell’entroterra, a Pantasina sul prato di Cian Zerbo, dove abbiamo avuto un buon successo a livello di partecipanti e che andremo a riproporre come location quest’estate, con l’aggiunta di artisti e maggior qualità.

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