Concerti Imperia Martedì 4 ottobre 2011

Premio Tenco 2011: vince Capossela, ma il grande escluso è Paolo Conte

Genova - Squisiti lettori, a partire da quest'anno, i voti dei giurati per le Targhe Tenco sono pubblici. Loro sanno che lo scriba non ha mai nascosto i suoi e, anzi, ha sovente annoiato spiegandone i motivi. Siccome le brutte abitudini non si perdono, ecco, voilà qualche riga sui voti 2011.
Il miglior album era, senza nessun dubbio, Nelson, di Paolo Conte. Sei-sette canzoni di livello ottimo, suoni spettacolari, un cast di musicisti degno di una grande produzione americana. Non è entrato neppure fra i primi cinque.

Si votò dunque Mauro E. Giovanardi, cioè Joe. Visto a Sanremo che duettava con Nina Zilli, Joe ha sfornato un dischetto così carino, pieno di melodie un po' tutte uguali, con arrangiamenti che, a tutta prima, ricordano i varietà tivù dei primi 60s. Presente Mina, Lelio Luttazzi, tutti questi? Un disco dignitoso.
Ha vinto Capossela, de quo postea.

Il miglior debuttante è, con buon margine sugli altri, Cristiano Angelini dell'Ombra della mosca. S'è votato Cristiano per un sacco di ragioni. Prima di tutto, insegna una materia incomprensibile all'università, lì a Genova, e quindi se ne ha timore. Poi è di classe con lo scriba, sebbene lo scriba sembri suo zio. Poi ancora è un'ottima forchetta e un bicchiere squisito. Infine, suona con gente strepitosa, davvero mùsici fra i migliori della Superba (Federico Bagnasco, Matteo Nahum, l'ubiquo dottore Marco Spiccio): e scrive canzoni vècchio stile, con parole e sintassi non corrivi.

Il miglior disco di interprete è Janua, di Roberta Alloisio. Qui c'è lo spirito e il talento del più bel folk di ricerca italiano dei 70s: il jazz si mescola con la musica contemporanea e si reinventa canzone. Sembra un pasticcio o una roba complicata e invece non la è, perché suonano giganti come Fabio Vernizzi, Riccardo Barbera, Mario Arcari, Armando Corsi, Piero Milesi e non so quanti altri.

Sul miglior disco in dialetto s'è stati tentati di non votare proprio. Alla fine s'è scelto il progetto culturale di Alfonso Santimone e Patrizia Laquidara. Musicare poesie in dialetto vicentino è un'impresa in se stessa; se la musica ha i colori di un pianista come Santimone, cioè uno che conosce George Russell, Tim Berne, George Crumb e Roger Ogerman, capirete che la scelta è obbligata e assai piacevole (se voi non li conoscete, fa niente: basta che c'è la salute).

La star della Rassegna sarà, bene inteso, Vinicio Capossela, che ha vinto la terza Targa Tenco per il miglior disco: come Paolo Conte, Fabrizio De André e Francesco De Gregori. Chapeau: ai giurati, mica a lui. Marinai, profeti e balene è lungo tre volte la Quinta di Beethoven e il doppio abbondante di A love supreme di Coltrane: bisogna aggiungere altro?
Il Tenco è bello anche per questo: e, se vi andrà di leggerlo, se ne parla ancora su queste colonne, dal 10 al 12 novembre prossimi.

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