Concerti Imperia Sabato 6 agosto 2011

Giovanni Allevi al Teatro Ariston di Sanremo, ecco com'è andata

© Samuele Silva
Altre foto

Genova - Lo ammetto, prima di sedermi in poltrona per il suo concerto di ieri, venerdì 5 agosto, al Teatro Ariston, ero piuttosto prevenuto nei confronti di Giovanni Allevi. Per mettere le cose in chiaro, appartenevo al novero di chi definisce la sua musica finta classica. E, dopo averlo ascoltato dal vivo, non ho cambiato idea. Ciò detto, però, l'esibizione del chiacchieratissimo pianista a Sanremo, davanti a un migliaio di persone perlopiù giovani, i suoi lati positivi li ha avuti. Cercherò di farvi capire il perché.

Effetti sonori da attacco alieno. Allevi entra correndo, va alla ribalta, saluta accolto dall'ovazione generale. La mise è quella pop che che fa ormai parte della sua iconografia: testone di capelli incolti, t-shirt, jeans e All-star nere ai piedi. La visibile emozione e le braccia arcuate per salutare il pubblico fanno parte a pieno titolo del personaggio. Lo stesso la posizione con cui suona il piano: gobbo, chino sulla tastiera, con i gomiti bassi, la postura non è certo quella di un Pollini. Cosa che peraltro, a Giovanni Allevi, non credo neanche interessi.
Il marchigiano non è un compositore classico, le sue idee e la sua tecnica non seguono il percorso della musica colta propriamente detta (da Sciarrino, a Baboni Schilingi, fino a Luis De Pablo) e le vendite e i sold out ai concerti nelle arene estive lo dimostrano: per lui entrano in gioco categorie diverse, più da rockstar che da ingessato compositore.

Effetti sonori da fantascienza. Un piano a coda solo, a centro palco, illuminato con fari azzurri. L'alieno Allevi saltella alla ribalta ringraziando una bambina nelle prime file, dice qualche parola, poi attacca a suonare. "Iniziamo con un po' di dolcezza: Secret Love". E le note iniziano a dispiegarsi, tra un attacco incerto dovuto all'emozione, vera, del pianista e melodie catchy che il pubblico ascolta con un'attenzione che non mi sarei aspettato. Non vola una mosca, solo i click delle macchine fotografiche e le luci di tanti smartphones. C'è perfino qualche iPad.

Passano i brani e Allevi ci fa ascoltare una didascalica sequenza con treni in corsa, giochi d'acqua, languori (Close to me). Poi passa alla desolazione di Los Angeles ("la città più triste che abbia mai visto, ma guardandola con gli occhi di un bambino ho provato a scorgere un po' di fantasia") e alla dolcezza da spot televisivo di Come sei veramente.

Tra filosofia spiccia alla Fabio Volo ("La nostra forza è la nostra fragilità", "Siamo alieni, non vogliamo essere omologati come la società ci vuole", "Possiamo assumere innumerevoli forme, come l'acqua") ed esecuzioni pirotecniche, Allevi scalda e conquista il pubblico guidandolo verso composizioni meno scontate: L'orologio degli dei ha finalmente soluzioni armoniche inaspettate, cambi di ritmo inattesi e frasi spezzate, interessanti, che non hanno paura di scappare dalla tonica. Se Azio Corghi resta su un altro pianeta, comunque l'alieno Allevi regala un guizzo degno di nota, un pezzo che nel contesto, assieme al divertissement di un Sogno di Bach rivisto in chiave discoteca, compiace anche ascoltatori più esigenti.

Di nota in nota, tra brani televisivi, melodie radiofoniche e brevi discorsi alla ribalta, l'ora e un quarto di concerto scivola via leggera.
Quando parla Allevi non è un intrattenitore, ma al pianoforte si dimostra un attore consumato: conosce benissimo gli effetti che catturano il pubblico, e così va via veloce con virtuosismi frenetici, scale in progressione e dinamiche esplosive. Non appena il turbine si ferma per un istante, anche a metà brano, scatta immediato l'applauso. Lui si schermisce con un colpo di maschera che neanche l'Arlecchino di Moretti e riprende la sua mitragliata di note.

Poi arriva il toccante bis: Allevi suona Helena, meditazione per sola mano destra dedicata a una pianista sua fan che ha perso l'uso dell'arto dopo un incidente. "Per me è il brano più bello -spiega Allevi- perché grazie a questa mia composizione Helena ha ritrovato la gioia di suonare il pianoforte".
La commozione, anche nel pubblico, è sincera. Applausi, ter: il pianista chiude con la pirotecnia di Jolie e scatta l'ovazione. Qualcuno abbozza una standing ovation.

Luci in sala, il concerto è finito. Lo spettacolo no: dopo un quarto d'ora Allevi compare nel foyer, pronto a chiacchierare coi fan, a firmare partiture, stringere mani, scattare foto in posa con loro. E' visibilmente contento, soddisfatto, sincero. Per nulla divo, molto rockstar. Una volta, dietro alla Scala, ho incontrato per caso Zubin Mehta. Quando l'ho fermato e lui ha accettato si scambiare qualche parola ho pensato la stessa cosa: quanto era rock sceso dal podio.

Potrebbe interessarti anche: , La Voce e il Tempo: i Carmina Burana alla Chiesa di santo Stefano , Salmo in concerto a Genova nell'estate 2019 , Genova: «Il Museo del Jazz non esiste più», la lettera di Dado Moroni , Note dal Cuore: una serata di musica e tango al Carlo Felice, a favore di Gaslini Onlus , Da Cornigliano il gruppo Braccio 16100: Genova scopre la musica trap

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

La casa delle bambole Ghostland Di Pascal Laugier Horror 2018 Pauline e le due figlie adolescenti, Beth e Vera, ricevono in eredità una vecchia villa piena di cimeli e bambole antiche che rendono l'atmosfera tetra e inquietante. Durante la notte, due intrusi penetrano nella casa e prendono in ostaggio le... Guarda la scheda del film