Concerti Imperia Martedì 5 luglio 2011

La Buccia del Buio di Eugenio Ripepi. L'intervista

Genova - Un disco che rimane sopito per quattro anni. Dentro tanti generi diversi, strumentisti di prim'ordine e un unico filo conduttore: la poesia. Queste in sintesi le linee principali di La buccia del buio (Cni Music), l'album del cantautore calabrese -ma imperiese d'adozione- Eugenio Ripepi, che dopo tanta circolazione a livello locale ha trovato la strada del mercato discografico nazionale: programmazioni su RadioRai e una distribuzione su grande scala. Insomma, un piccolo fenomeno del Ponente che merita di essere raccontato.

Ripepi è un personaggio a dir poco eclettico: attore diplomato al teatro Stabile del Veneto, direttore della rivista cultura del Dams di Imperia, dottorando all'Università di Genova e relatore nel master in Canzone e Popular Music presso il polo di Imperia. Inoltre ha pubblicato diverse raccolte poetiche e curato regie per il teatro.

Raggiungiamo Eugenio al telefono, in una pausa delle prove del prossimo tour autunnale, promozione del nuovo disco La buccia del buio, 16 tracce divise tra poesia e immediatezza. Partiamo dal titolo.
«È una metafora, una constatazione dell'oscurità che ci circonda. Che non sempre è negativa. Nelle canzoni, poi, non c'è niente da capire, come diceva De Gregori, ma è importante che lascino un'emozione. L'interpretazione autentica non esiste. Penso a Trasparente: in questa canzone una ragazza ha visto il ricordo del padre. Io, invece, stavo pensando a una ragazza. Per me va bene lo stesso».

Il contenuto dell'album e la scrittura indiretta hanno fatto guadagnare a Ripepi la menzione per l'inediTo al salone del Libro di Torino. Un luogo in cui di solito non ci si aspetta di trovare un cantante giovane. «Quando ho cantato a Chieri mi sono reso conto che esiste un pubblico attento al contenuto: non esiste solo il pubblico che vuole la cosa facile, senza impegno. Le mie canzoni sono semplici, ma non banali».

Proprio la musica di Ripepi, con canzoni costruite su armonie immediate, rende La buccia del buio un disco di facile ascolto, con ritmi e richiami molto distanti tra loro. Un album difficilmente etichettabile a un genere solo. «È proprio questo il tallone d'Achille dell'album - spiega Eugenio - Ora in radio sta passando la traccia più pop, ma non credo comunque che la gente abbia la necessità di riconoscersi in un genere. A me interessa essere orecchiabile, che la canzone venga ricordata e che passi il testo».

Un metodo che Eugenio paragona a quello di Samuele Bersani e Simone Cristicchi, da lui conosciuto e frequentato in occasione dei corsi del master universitario. «È vero -conferma Ripepi- la sua musica è penetrante e fa passare l'impegno dei testi. Simone è partito col tormentone di Biagio Antonacci, ma la canzone con cui ha vinto Sanremo non è affatto banale. E il percorso di oggi coi minatori di Santa Fiora lo conferma. Io sono alla prima fase: il lancio in radio».

Dentro alla Buccia del buio suonano musicisti di fama più che rocciosa: alla batteria Ellade Bandini, sezione ritmica di Fabrizio De Andrè, alle percussioni Marco Fadda. Ma come ha agganciato questi musicisti un cantante alla sua prima prova discografica? «Me li ha presentati Rosario Bonaccorso (contrabbassista di Gino Paoli) durante un PercFest a Laigueglia -spiega Ripepi- Dopo aver ascoltato i miei provini si sono messi a disposizione e hanno rinunciato al loro cachet. Durante le registrazioni di Pioggia a Falluja Bandini si è ricordato di un'esperienza personale, di quand'era rimasto bloccato con dei giornalisti in un albergo in Corea. Pensando ad allora ha replicato la caduta delle bombe sulla batteria».

In tournée Ripepi sarà accompagnato da una band molto diversa, i Sottosuono, specializzati in un repertorio in stile Beatles. «Il live è improntato a un sound più rotondo, più rock. Non è una soluzione di ripiego: si tratta di veri riarrangiamenti. Rispetto al disco non ci sono gli archi, ci sono meno pause. Insomma, stiamo provando per trovare il giusto equilibrio».

E di Imperia cosa dice un ragazzo emigrato dalla Calabria e ora diviso tra Milano e la provincia? «Me la vivo come un buen retiro -scherza Eugenio- È una città tranquilla, c'è bisogno anche di questo. A me serve per scrivere. Reggio è caotica, Imperia mi ha accolto e ci sto bene: è una buona base per il mio nomadismo».

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