Concerti Imperia Mercoledì 22 dicembre 2010

Festival di Sanremo 2011: le canzoni per i 150 anni dell'Unità d'Italia

Genova - Giovedì 17 febbraio 2011 il Festival di Sanremo celebra i 150 anni dell'Unità d'Italia. Una ricorrenza che già qualche mese fa aveva suscitato un vespaio di polemiche a causa della proposta del conduttore Gianni Morandi di far cantare ai concorrenti Bella Ciao e Giovinezza, in puro stile bipartisan.

Tutto archiviato. La serata, che avrà per titolo Nata per unire, proporrà solo brani storici e condivisi. Talmente condivisi da diventare in quasi tutti i casi pure espressioni di costume.
Così O sole mio, cantato da Anna Oxa, farà il paio con Mille lire al mese, interpretata Patty Pravo, e il folklore napoletano di Roberto Vecchioni (O surdato 'nnamurato) si alternerà a Tricarico con L'Italiano di Toto Cutugno.

Puntate nel repertorio più recente con Il cielo in una stanza di Gino Paoli (Giusy Ferreri), Il mio canto libero di Battisti (Nathalie) e Viva l'Italia (Van de Sfroos), che lo stesso De Gregori si era detto indisponibile a cantare a Sanremo.
Luca Madonia e Franco Battiato portano La notte dell'addio di Iva Zanicchi, mentre si torna alle atmosfere d'antan con Max Pezzali (Mamma mia dammi 100 lire) e coi La Crus, che propongono Parlami d'amore Mariù.
Anna Tatangelo canta Mamma, Luca Barbarossa e Raquel del Rosario Addio mia bella addio.
Qualche brivido anarchico con Emma e i Modà, che con Here's to you rievocano la saga degli emigranti Sacco e Vanzetti, condannati a morte agli inizi del secolo scorso negli States per le loro posizioni politiche.

In una scaletta che, decontestualizzandolo, riesce ad anestetizzare anche il j'accuse del Viva l'Italia di De Gregori, c'è da scommetterci che gli strali dei benpensanti riusciranno a catalizzarsi su un brano non proprio di prima mano, perdipiù cantato da Al bano: Va pensiero.
Com'è noto il coro verdiano del Nabucco, espressione dello spirito risorgimentale preunitario, è attualmente evocato più per le adunate leghiste che per la frequentazione dei teatri d'opera.

Se proprio il Festival avesse voluto omaggiare l'Unità con un caposaldo del melodramma, avrebbe potuto scegliere Patria oppressa, meravigliosa digressione patriottica del Macbeth di Verdi. Meno nazionalpopolare, forse, ma difficilmente avrebbe prestato il fianco alle fiacche e prevedibili polemiche festivaliere.

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