Concerti Imperia Lunedì 22 febbraio 2010

Festival di Sanremo 2010: il pagellone cattivissimo

Genova - Si è chiuso il sipario sul Festival di Sanremo, edizione numero 60. È quasi superfluo sottolineare che i primi tre classificati sono personaggi legati alla televisione, in quanto concorrenti di talent show e/o conduttori di trasmissioni (part time): dopo la vittoria di Marco Carta nel 2009, non stupisce. Curioso piuttosto che due su tre siano stati eliminati, e poi ripescati. E memorabile la sollevazione dell'orchestra, scandalizzata dal risultato, chiamata a votare al 50% per la scelta del trio di finalisti. Se non l'avete vista, vi consiglio di guardare il filmato in rete.
E ora, via con il pagellone.

1. Valerio Scanu - Per tutte le volte che
Fin dalla prima esecuzione si sono sprecati i commenti sull'assurdità del testo, che narra di un amore consumato in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi in tutto il mondo e coperti sotto il mare. Francamente, non mi sento di inferire, considerando che l'autore è un ragazzino che pare stia concorrendo ad Amici. Ma è oggettivamente ridicolo. Della musica, che dire? È lenta, scontata, vecchia. Il povero Scanu è intonato, ma per tirare fuori un po' (giusto un po', eh!) di grinta c'è voluto il duetto con la ex compagna Alessandra Amoroso, che gli ha permesso il ripescaggio. Facciamo 5 ½, giusto per essere buoni.

2. Pupo, Emanuele Filiberto, Luca Canonici - Italia amore mio
Il vero caso del Festival. Da ricordare come l'esibizione che suscitato i fischi più clamorosi della storia della manifestazione. Tralasciamo la polemica a priori, per la partecipazione del principe. Stendiamo un pietoso velo sul discorso ruffiano del CT della Nazionale Lippi, e sull'esecuzione speciale del venerdì. Terribile, nel suo complesso. Non mettiamo in evidenza neppure la spaventosa somiglianza di una parte della melodia con Over the rainbow. Focalizzandomi sulla canzone, posso solo dire che il testo è imbarazzante, stucchevole nei suoi passi banali, e scioccante nei versi personali; la musica sfiora il ridicolo, si direbbe una parodia. Rivolgo solo un pensiero solidale al povero tenore, che si è giocato la possibile carriera. 2.

3. Marco Mengoni - Credimi ancora
Chiariamolo subito: io ho guardato X-Factor, e ho tifato Marco Mengoni. Purtroppo, l'inedito che gli era stato assegnato alla finale del programma, era bruttino, quindi ero pronta al peggio. Date le premesse, ho trovato la canzone sanremese non male. Testo accettabile, musica non originale ma discreta, buon arrangiamento. Decisamente super la versione con il Solis String Quartet: azzardata, ma perfettamente riuscita. Lo stile del ragazzo può piacere o non piacere. A me piace, e gli do 8.

Arisa - Malamorenò
Lo scorso anno ha stupito, questa volta meno. Ma la canzone è gradevole, nonostante (o forse proprio grazie a) uno scollamento tra il testo, che descrive un futuro tragico, e la musica, che ricorda le atmosfere del Trio Lescano. Scelta azzeccatissima quella di esibirsi con le Sorelle Marinetti, valore aggiunto. Anche la versione jazzata con Lino Patruno ha avuto il suo perché. Però, ho il sospetto che la canzone, a furia di ascolti, possa stancare. A questo punto, siamo curiosi di ascoltare l'evoluzione di Arisa. Ai posteri... 7, in parte da assegnare alle Marinetti.

Malika Ayane - Ricomincio da qui
Questa volta è toccata a lei la scomoda posizione di vincitrice annunciata, osannata sia dalla stampa che dal pubblico, ma smentita dal risultato finale. In compenso, ha conquistato il Premio della critica. Malika è brava, anzi bravissima. La canzone aveva un buon testo, ma la musica forse troppo raffinata, ha bisogno di più ascolti. Il duetto con i ballerini della Scala ha fatto sì che non venisse mai modificato l'arrangiamento. Personalmente, preferisco altri brani di questa artista, anche quello con cui ha partecipato a Sanremo Giovani dello scorso anno. Sarà per la prossima volta. 6/7.

Simone Cristicchi - Meno male
Se avete letto le mie pagelle degli scorsi anni, sapete che la sua vittoria è stata l'unica ad avermi soddisfatto, diciamo pure entusiasmato. Il cantautore avrebbe potuto scegliere una canzone-fotocopia di Ti regalerò una rosa, e invece ha portato qualcosa di completamente diverso. Resta l'attitudine, la capacità di prendere in esame problemi seri e reali. Ma questa volta ha scelto un testo saturo di quell'ironia che gli viene tanto bene, e una musica trascinante e veloce. Elettronica unita a trombe, in un bell'arrangiamento. Riuscita anche la (apparentemente improbabile) versione con il Coro dei Minatori di Santa Fiora. 8 ½.

Irene Fornaciari feat. Nomadi - Il mondo piange
In origine furono annunciati in gara i Nomadi, con Irene Fornaciari special guest. Poi la denominazione è cambiata in Irene Fornaciari featuring i Nomadi. Alla fine, ha cantato lei e la presenza della storica band è stata minima: Danilo Sacco pronuncia solo una frase, a fine brano. Irene ha una bella voce, ma la musica è piatta e abbastanza noiosa, e il testo (ripetitivo) fa parte della categoria di quelli impegnati, ma che non aggiungono niente alla storia della musica. 6, per la buona fede e sulla fiducia.

Irene Grandi - La cometa di Halley
A me non piace troppo questa artista, ma apprezzo diversi episodi della sua carriera. Invece, adoro Francesco Bianconi e i suoi Baustelle. Questa canzone è stata scritta da lui, e la trovo la migliore del Festival. Testo ben scritto, con alcuni versi notevoli, melodia felicemente baustelliana (e per me è un complimento), arrangiamento elettronico quanto basta. Buona interpretazione, anche nel duetto con Marco Cocci. Avrebbe meritato un risultato migliore. 8 ½.

Povia - La verità
Ogni volta che partecipa a Sanremo è la stessa storia: polemica sul tema, lui che si dichiara spontaneo e non furbo, ma poi ci marcia sopra. Il tema scottante di quest'anno era l'eutanasia, riferito in particolare il caso di Eluana Englaro. Ma, alla fine, il suo nome non viene citato dal testo, e il riferimento non è palese. Veniamo alla canzone: musica incolore, banalotta. Il testo non brutto, ma un po' retorico. L'aspetto terribile è la messa in scena: Povia insiste con una mimica esasperata, al punto di risultare fastidiosa, e si porta dietro, come per Luca era gay, la corista autoctona Monia Russo: irritante. La versione rivisitata del venerdì, in coppia con Marco Masini e una ballerina bambina riesce, per quanto possibile, a peggiorare le cose. 4.

Noemi - Per tutta la vita
Onestamente, speravo meglio. Senza dubbio è una di quelle canzoni che migliorano con gli ascolti, e per radio funzionerà. Lei, dopo l'emozione della prima esibizione, interpreta bene, e il brano è discreto sotto tutti i punti di vista, ma non colpisce. La scelta di farsi accompagnare nella serata di venerdì dai Kataklò è visivamente suggestiva, ma non modifica l'esecuzione. 6 ½.


Eliminati prima della finale

Toto Cutugno - Aeroplani
Un mio amico si è domandato se Cutugno esista solo nel periodo del Festival. Io l'ho informato che, a quanto pare, il cantautore trascorre la sua vita in tournèe di grande successo nei paesi dell'est Europa. Ogni tanto però torna all'Ariston, e questa edizione non è stata delle più fortunate. La canzone è una cutugnata in piena regola. Quasi quasi preferivo Voglio andare a vivere in campagna. La prima sera ha stonato e, nell'esibizione finalizzata al ripescaggio, sono più le note che ha sbagliato rispetto a quelle azzeccate. Al confronto, ha fatto una bella figura Belen Rodriguez, con cui ha duettato. 5, perché apprezziamo la convinzione che ci mette ogni volta.

Nino D'Angelo con Maria Nazionale - Jammo jà
Dopo tante discussioni sull'apertura della gara alle canzoni in dialetto (fenomeno già verificatosi ufficiosamente gli anni scorsi, tra l'altro), alla fine l'unica è stata questa. Sul testo ammetto di non essere in grado di pronunciarmi, perché non conosco il napoletano. Ho capito il senso, ma non posso dare un giudizio con cognizione di causa. La musica non è sgradevole, ma neppure interessante. La presenza di Maria Nazionale non ha aggiunto molto, qualcosa di più Ambrogio Sparagna. Probabilmente non meritavano l'esclusione, c'era di peggio. 5, considerando anche il comportamento corretto.

Fabrizio Moro - Non è una canzone
Il testo è quello che ci saremmo potuti aspettare da lui: insofferenza per il mondo attuale, speranze per futuro etc. La musica invece non è simile ai suoi brani precedenti, ma un reggae che ricorda molto da vicino i 99 Posse, o gli altri gruppi di posse dei primi anni '90. Il duetto con Jarabe de Palo e DJ Jad la migliora di poco. Nulla di esaltante, ma neppure un brutto pezzo. 6+.

Enrico Ruggeri - La notte delle fate
La sua eliminazione mi ha amareggiato, soprattutto perché avvenuta dopo la deliziosa esibizione con i suoi vecchi Decibel: una sorta di mash up tra Contessa e il brano del Festival. La canzone non è memorabile, ma più che gradevole. Buono il testo, e si sa che Ruggeri sa scrivere. Discreta la musica, con un notevole l'arrangiamento. E Andrea Mirò che dirige (con le bacchette da ristorante cinese) fa sempre piacere. 7.

Sonohra - Baby
Li avevo trovati insulsi quando avevano vinto Sanremo Giovani, e confermo il mio giudizio. Sapranno anche suonare, e non hanno voci sgradevoli, però non hanno personalità. La musica è decisamente bruttina: sembra lo scarto di un vecchio disco dei Bon Jovi. Non si salvano neppure con l'aiuto di Dodi Battaglia, intervenuto per il duetto. Il testo poi ha pochi versi, e banali; forse sarebbe stato in grado di buttarli giù anche un ragazzino delle medie. Diciamo che il titolo riassume ed esaurisce il contenuto. 4 ½.

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