Concerti Imperia Lunedì 21 dicembre 2009

Barmagrande: «la nostra 'Musica di Frontiera'»

Genova - Tra Italia e Francia, musica classica e reggae, innovazione artistica e tradizione regionale: strana storia quella dei Barmagrande, band di confine che, proprio dell'abbattimento delle frontiere - tanto geografiche quanto musicali - ha fatto il suo marchio di fabbrica.

«È vero» commenta, con un sorriso che non cela la legittima fierezza, il cantante Sandro Donda: «Barmagrande è il nome della più grande grotta dei Balzi Rossi, e noi l'abbiamo scelto perché vogliamo che la nostra musica sia un elemento di unione, divenendo, metaforicamente parlando, un punto di incontro. Viviamo in una società multietnica, e la nostra musica, che parte dal reggae per arrivare al blues, al rock e alla musica dialettale ligure, tenta di rispecchiare la realtà dalla quale nasce».

E Latte, il piccolo centro a pochi chilometri dal confine francese nel quale la band si è formata nel 1996, è davvero crocevia di culture e genti, una fonte di risorse da cui attingere gli imprescindibili ingredienti della musica dei Barmagrande.
«Collaboriamo tanto con artisti locali e francesi, cercando di unire le diverse esperienze musicali e di arricchirci a vicenda. È un processo di crescita continua, nella quale le collaborazioni con altri musicisti giocano un ruolo fondamentale». Un progetto arduo, ostacolato da avversità di diverso genere: dalle scintille di tensione sempre pronte a infiammare un rancore latente, tipico delle città di frontiera, alle ataviche difficoltà, per le band emergenti, di creare un prodotto al contempo di qualità e vendibile sulla difficile scena musicale italiana.
«Far conciliare l'aspetto artistico e il business è dura» conferma Donda. «Tanto la Riviera quanto la Costa Azzurra sono località turistiche, nelle quali riscuotono molto più successo le cover band: suonare pezzi già conosciuti è semplice, il pubblico si diverte cantando i motivi che ha già in testa, ma non si propone nulla di nuovo. Fare musica inedita dà molta più soddisfazione, ma difficilmente ci permette di suonare nei bar della nostra zona».

Ecco perché i Barmagrande, alle esibizioni nei locali, preferiscono la partecipazioni ai tanti Festival che si svolgono in Italia e oltreconfine, nonostante trovare i finanziamenti necessari non sia sempre facile. «Per questo motivo, nelle nostre peregrinazioni in giro per l'Italia, allestiamo sempre un banchetto di prodotti artigianali. Strumenti e tutto quanto è necessario per suonare hanno costi notevoli, ma con questo riusciamo in parte ad autofinanziarci».

Dopo l'uscita, la scorsa primavera, di Musica di Frontiera, quarto album dei Barmagrande, quali sono ora i vostri progetti? «Siamo ancora impegnati nella promozione di quest'ultimo disco, che abbiamo mandato in giro per l'Italia raccogliendo molti pareri positivi. Da settembre, inoltre, stiamo lavorando a qualcosa di nuovo, un progetto portato avanti con Frank Leen Montague, un artista giamaicano che vive da anni a Dolceacqua».
Cinque nuovi pezzi in cui i caldi ritmi giamaicani si fondono con l'eleganza del piano, l'ennesimo ponte gettato tra diversi mondi musicali, da cui nasce l'album Classic Dub. «I brani ora sono ancora in mano al nostro fonico. Tra non molto, comunque dovrebbero essere pronti, in modo da poter fare uscire il cd all'inizio del prossimo anno e partire con un tour in Italia il prossimo giugno».

«Siamo stati fortunati» conclude Donda: «dopo diverse esperienze in giro per l'Europa, infatti, da quando si era stabilito qua in Italia, Frank aveva smesso di suonare. Il nostro, inoltre, è stato un incontro piuttosto fortuito, da cui è nata poi una bella collaborazione e questo nostro ultimo lavoro».
Cose che succedono a chi, vivendo in terre di frontiere, oltre quegli stessi confini, ha imparato a gettare lo sguardo.

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