Concerti Imperia Lunedì 23 febbraio 2009

I giovani di Sanremo 2009: ecco come sono andati

Come riceviamo e pubblichiamo il pagellone cattivissimo della nostra lettrice Marika Amoretti. Leggete i suoi giudizi, cattivi e affettuosamente divertenti, sui cantanti in gara al appena concluso, ma tenetevi forte: Marika è sempre più feroce.

Qui sotto trovate il pagellone delle nuove 'Proposte', mentre . E se non siete d'accordo con i giudizi della nostra lettrice, lasciate un commento a fondo pagina.

Genova - In passato sono stati definiti Giovani, Nuove proposte, ma quest'anno sono diventati semplicemente Proposte. Scelta prevedibile, visto che tra i partecipanti ce n'è una over 60. Stavolta la categoria era quasi interamente composta da donne e devo dire che il livello medio è stato piuttosto basso. Le partecipanti già note infatti hanno perlopiù deluso le aspettative.
Ecco il pagellone, sempre in ordine di classifica.

ARISA – Sincerità
La vincitrice è la classica sorpresa, in quanto non ha dischi o esperienze televisive alle spalle. Dopo aver tentato la carriera musicale per qualche anno aveva quasi rinunciato. Poi è stata ammessa al C.E.T. di Mogol, a SanremoLab, ed infine al Festival. Che ha vinto, ma si è portata a casa anche il premio Mia Martini e quello della Sala stampa radio e tv. La canzone è carina e orecchiabile, un po' anacronistica (ed è un complimento, in questo caso), ma non straordinaria.
La marcia in più è Arisa stessa: una voce melodiosa (alla Mary Poppins, ma quando parla sembra un cartone animato), un look fuori dagli schemi, con occhialoni, trucco anni '60 e abiti eccentrici ma geometrici. E, su tutto, un atteggiamento sobrio, modesto, stralunato e gentile fino all'eccesso: impossibile tenere il conto dei Grazie e dei Grazie mille. Vittoria meritata, e beneaugurata da un grande Lelio Luttazzi come padrino. Ora la speranza è che nella sua carriera futura il fidanzato e i produttori, che hanno composto sinceramente scrivano per lei altre canzoni fortunate.

IRENE – Spiove il sole
Come si sa, è figlia di Zucchero. Ma ha alle spalle un disco, concerti e soprattutto si è fatta le ossa con il musical. Quindi non si può dire che sia una raccomandata. Nella serata del giovedì si è esibita con quelli che anni fa si chiamavano Adelmo e i suoi Sorapis, ovvero Zucchero, Dodi Battaglia dei Pooh, Maurizio Vandelli dell'Equipe 84 e Fio Zanotti, ed hanno infiammato l'Ariston. Lei canta molto bene, è preparata, e ha già un proprio stile, che può piacere come no, ma è definito. La canzone, di cui è autrice, ha un testo inconsistente, poche parole concentrate su un Downdowndown del ritornello. la musica è trascinante, e le parole passano in secondo piano. Senza dubbio una delle cose migliori di questo Festival.

ISKRA – Quasi amore
Ovvero perché hanno tolto il limite d'età per le Proposte. Iskra Menarini, classe '46, è da più di vent'anni la bravissima corista di Lucio Dalla. Se non ricordo male, ha anche una scuola di canto. Personalmente, non sono molto d'accordo con la sua partecipazione. Non credo che ne avesse bisogno, quando invece ci sono centinaia di cantautori e band che speravano di giocarsi una carta importante con la visibilità di Sanremo, e sono rimasti esclusi. Venendo al brano, scritto anche da Dalla, non è nulla di straordinario. Certamente non all'altezza di altre sue creazioni. Avrei poi evitato di portare, in aggiunta, un coro sul palco: indelicato nei confronti dei coristi dell'orchestra e non ha avuto un ruolo così rilevante. Buono piuttosto il duetto con (indovinate chi?) Dalla del giovedì.

FILIPPO PERBELLINI – Cuore senza cuore
Si tratta dell'unico uomo tra le Proposte, nonché del più giovane. È all'ultimo anno di liceo e, per quanto mi riguarda, può tranquillamente tornare a fare lo studente a tempo pieno. È stato scoperto, prodotto da Cocciante, che gli ha scritto anche il pezzo e lo ha accompagnato sul palco giovedì. Pezzo assolutamente cocciantiano, ma dei peggiori. Già dal titolo potete capire che il testo è prevedibile. La musica pure, alla faccia della definizione con la quale lo hanno presentato rock sinfonico, scomodando addirittura i Queen. Lui ha anche una voce gradevole, ma senza appeal. E i capelli - come banalmente si è detto – alla Cocciante (ma a me ricorda, in quanto biondo, il cantante dei Cugini di Campagna) non bastano a renderlo originale. Un pregio? Sembra modesto.

CHIARA CANZIAN – Prova a dire il mio nome
Sarebbe banale concentrarsi sul fatto che è figlia di uno dei Pooh (anche la madre era cantante, per inciso), e sui disastrosi precedenti sanremesi degli altri Pooh junior. Diciamo piuttosto che questo autunno era uscito un singolo gradevole, che faceva ben sperare. Purtroppo la partecipazione al Festival è stata deludente. Di per sé la canzone (testo di Giuliano Sangiorgi sotto pseudonimo, musica della stessa Canzian) non sarebbe male. Ma è l'arrangiamento che non funziona. L'interpretazione è stata mal calibrata, con troppi virtuosismi che la voce non è riuscita a reggere, probabilmente per l'emozione. Solo la sera del duetto con Vecchioni l'esecuzione è stata passabile. Ho avuto occasione di ascoltare una sola volta la versione su disco, e mi sembra che ci sia meno vibrato. Menomale, perché altrimenti stuferebbe dopo pochi ascolti.

MALIKA AYANE – Come foglie
Non mi capita quasi mai di rimanere indifferente al primo ascolto, e di capire una canzone in seconda battuta. In questo caso è stato così. Probabilmente perché, giudicando a priori questa cantante la migliore della categoria, avevo aspettative molto alte e non sono stata subito conquistata. Alla seconda esibizione però mi sono accorta che si tratta di un bel brano. Non si può dire che sia originalissimo, forse si sente un po' troppo l'impronta dell'autore (Giuliano Sangiorgi dei Negramaro), ma è emotivamente coinvolgente e rimane. Pare che si sia piazzata al secondo posto per il Premio della critica. Come volevasi dimostrare, Malika è un'interprete di valore, con una personalità definita e un carisma notevole, che esprime anche attraverso la gestualità ed il look. Non sono d'accordo con chi sostiene che renda necessariamente meglio cantando in inglese: basta ascoltare Sospesa per accorgersi che la lingua per lei non è un impedimento. Il suo padrino nella serata di giovedì è stato Gino Paoli che, a dire il vero, non ha aggiunto molto all'esibizione.

BARBARA GILBO – Che ne sai di me
Oh, non vedevo l'ora di scrivere di lei: qui posso criticare aspramente, senza ritegno. Penso infatti che non ci sia niente da salvare: la Gilbo è stata pessima, sotto ogni punto di vista. La canzone (di cui lei stessa è in parte responsabile) è bruttissima. Il testo fa rabbrividire solo a leggerlo. La classica storia – autobiografica - della ragazza che dalla provincia (e qui ci aveva già marciato la Tatangelo) va nella grande città per diventare famosa già lascia perplessi, ma qui il testo raggiunge dei baratri. «Un pulcinella con la sottana / mezza maschera napoletana» e la voce tipo altoparlante che annuncia un intercity per Roma può darvi un'idea.
La musica sembra uno scarto del periodo più buio della Bertè: schitarrate e falsetti a cui la Gilbo non è in grado di arrivare. E, infatti, ha steccato clamorosamente tutte le sere; in alcuni passaggi addirittura la voce veniva meno, e lei urlava muta. Parlando del personaggio, pare che abbia iniziato con Non è la Rai. Non mi interessa, ma non stento a crederlo. Quel che è certo, è che ha 33 anni, e che è dal 2001 che il produttore lavora all'album. Se il livello del disco è quello del brano sanremese, non stupisce che abbiano impiegato otto anni a trovare qualcuno che avesse il coraggio di pubblicarlo. Ciliegina sulla torta, era anche vestita con un gusto discutibile (ha detto che gli abiti sono opera di sua sorella...) e nelle interviste si è rivelata insopportabile: avete presente una finta simpatica, in realtà presuntuosa? Ecco. Un pensiero va al povero Massimo Ranieri: un artista tanto bravo costretto ad accompagnare in duetto questa interprete canina.

KARIMA – Come ogni ora
Non ho pregiudizi, quindi non snobbo a priori chi ha partecipato ad Amici. Non lo seguo, ma ritengo che se un cantante è valido può aver fatto qualsiasi percorso. Più per sentito dire che per ascolto diretto, pensavo che Karima avesse una bellissima voce. E forse è così, altrimenti non le avrebbero confezionato (tra gli autori c'è anche lei, quindi sarebbe stato un suicidio) un brano tanto difficile da cantare. Ma sul palco dell'Ariston ha toppato, stonando – sera più, sera meno – in tutte le esibizioni. Anche la versione, tanto strombazzata, con il mitico Burt Bacharach e Mario Biondi non ha conquistato. La canzone ha un testo piuttosto banale (amante di uomo sposato) e una musica al servizio dei virtuosismi vocali, che non si fa ricordare. Paragonabile alla noiosissima performance di Jenny B di qualche anno fa, ma a lei era andata meglio.

SILVIA APRILE – Un desiderio arriverà
Lo scorso anno ha partecipato ad alcune puntate di X Factor, dove ha interpretato molto bene un paio di brani, dimostrando di avere tecnica ed una certa maturità. Niente urli o virtuosismi inutili, per capirci. Quindi immaginavo che potesse fare una bella figura a Sanremo, ma mi sbagliavo. Ha cantato misurata, elegante, ma Pino Daniele ha scritto per lei una canzone il cui testo che è una brutta copia delle varie canzoni sulle donne, vedi Quello che le donne non dicono, e presenta frasi assurde tipo «Labbra rosse / ma con dignità». Mah. La musica non ha nulla di blues e jazz, ma non è neppure un onesto pop che rimane in mente. Tanto anonimo che avrebbe potuto cantarlo un qualsiasi clone della Pausini. Sapendo che Pino Daniele, oltre ad averla accompagnata sul palco, ha prodotto l'intero album, temo che sarà un buco nell'acqua. Dispiace per l'occasione mancata.

SIMONA MOLINARI – Egocentrica
È stata scelta tramite SanremoLab, proprio come Arisa, ma non potrebbe essere più diversa. La Molinari ha un'indubbia preparazione, ha alle spalle anni di studio di canto, si è pure portata sul palco Fabrizio Bosso, ma è un'interprete corretta, e nulla di più. Nel duetto con la Vanoni è stata spazzata via alla prima sillaba pronunciata dalla madrina. È intonata, non ha preso stecche, ma manca di personalità e dà l'impressione di essere piuttosto sostenuta (oltre che prezzemolina.. credo che sia passata su ogni rete tv, nazionale o locale, e pure a Domenica In). A suo favore posso solo dire che è anche autrice, la canzone del Festival è interamente sua. Vorrebbe essere originale, ma non lo è. Parla, in prima persona, dell'egocentrismo femminile, e la melodia ricorda tante, troppe altre canzoni. Almeno un paio di Simone Cristicchi. Ma, superfluo dirlo, quella è tutta un'altra classe.

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