Concerti Imperia Lunedì 23 febbraio 2009

Sanremo 2009: chi si è salvato (e chi no)

Come riceviamo e pubblichiamo il pagellone cattivissimo della nostra lettrice Marika Amoretti. Leggete i suoi giudizi, cattivi e affettuosamente divertenti, sui cantanti in gara al appena concluso, ma tenetevi forte: Marika è sempre più feroce.

Qui sotto trovate il pagellone dei "Big", mentre .
E se non siete d'accordo con i giudizi della nostra lettrice, lasciate un commento a fondo pagina.

Genova - A seconda delle annate i nomi delle categorie cambiano. Questa volta i già Big e Campioni sono definiti Artisti. Lasciatemi dire che, per alcuni, è un termine davvero esagerato. Per chi ancora non sapesse com'era il meccanismo di voto di questa edizione, una breve spiegazione. Gli Artisti partivano in sedici. La prima sera una giuria di trecento persone presenti in sala, ne eliminava tre. La seconda sera altri tre. La quarta sera due degli esclusi venivano ripescati e riammessi alla gara, tramite il televoto. La quinta sera, tramite il televoto e il voto degli orchestrali del Festival, venivano eliminati definitivamente due partecipanti. Nella serata conclusiva, interamente alla mercé del televoto, i dieci superstiti venivano ridotti a tre, e questi tre si giocavano il primo posto. Semplice, no?
Ogni tanto si verifica il miracolo, e le giurie premiano la canzone migliore. Ma dopo la vittoria di Simone Cristicchi nel 2007, ci toccherà sopportare almeno cinque anni di brutte canzoni sul podio.
Ma veniamo ora al tanto atteso pagellone degli Artisti in gara, rigorosamente in base all'ordine della classifica finale.

Finalisti

1. MARCO CARTA – La forza mia
Non intendo considerare il fatto che sia un personaggio di origine televisiva, né che fosse il vincitore annunciato, e neppure che la sera della proclamazione partecipasse alla conduzione Maria De Filippi. Considero piuttosto che a partire da quest'estate ha avuto un notevole successo, al punto di incidere un disco dal vivo poco dopo quello in studio. E mi domando perché: ho ascoltato un paio di singoli e li ho trovati noiosi ed inconsistenti. Con la sua partecipazione sul palco dell'Ariston speravo di avere una risposta, di trovare una qualche talento che mi era sfuggito. E invece niente. Ha portato un brano (scritto dal compagno della Pausini) che mi lascia del tutto indifferente, e che mi ricorda diverse canzoni, anche famose, che io trovo insipide. Neppure la versione in sardo, con i Tazenda, colpisce. Non fa particolari errori, ma né la voce né il personaggio hanno alcunché di speciale. Lui è giusto un po' presuntuosetto e antipatico, ma non ha neppure un fascino da cattivo o maudit. Mah. Il Festival è finito, lui ha vinto e io non mi sono ancora spiegata il perché.

2. POVIA – Luca era gay
Come saprà anche chi non ha seguito il Festival, la polemica è iniziata non appena è stato pubblicato il titolo. Polemica che Povia ha gestito da furbetto, facendo mezze dichiarazioni e ritrattando, dicendo che non voleva parlarne e mantenendo il testo misterioso fino al giorno precedente all'evento. Ma, innanzitutto, ci saremmo dovuti irritare per la sua stessa partecipazione. Ricordate che lo scorso anno ha portato avanti una sorta di campagna contro Sanremo, contro la cosiddetta tornacontocrazia, sulla base della mancata ammissione del suo brano con Baccini al Festival? Ecco, dopo tutto questo polverone si candida per l'Ariston, e ci va di corsa, sfruttando al massimo questo canale? La coerenza è un'altra cosa.
Ma veniamo alla canzone incriminata. Al momento dell'esecuzione è stato evidente che il fumo era ben più dell'arrosto, e che in realtà c'era poco di cui scandalizzarsi. Non si tratta del paradigma della guarigione dei gay tornati normali, ma della storia di un singolo. Però il fatto che questo singolo abbia pensato di essere omosessuale per colpa di una madre oppressiva e un padre assente, e che la relazione con un uomo sia stata costellata di tradimenti, mentre quella con una donna funzioni a meraviglia, è degno al massimo di una brutta fiction. Ci aveva già pensato l'anno scorso la Tatangelo, a dare un'immagine distorta dell'omosessualità, non sentivamo il bisogno di un nuovo contributo che odora di Family Day. La musica invece non è brutta, nulla di originale ma di facile ascolto. Insomma, funziona.
Quanto all'esibizione del venerdì, l'idea dei disegni era buona, ma in tv si sono visti poco. Superflua la presenza degli sposi in scena. Malgrado tutto, Povia è arrivato secondo. E, nelle interviste successive alla proclamazione ha fatto di tutto per rendersi antipatico, facendo il finto ingenuo, dicendo che per colpa dei giornalisti (tsè) negli ultimi due mesi non è riuscito a fare il suo mestiere e mostrando il suo cd a ogni telecamera possibile. Dovrebbe piuttosto rallegrarsi del suo successo radiofonico.

3. SAL DA VINCI – Non riesco a farti innamorare
Quest'anno non partecipavano Gigi D'Alessio né Anna Tatangelo, ma hanno pensato bene di non lasciarci orfani del genere, e ci hanno mandato Sal Da Vinci. Sconosciuto ai più, io - ahimè - sapevo cosa ci sarebbe toccato. Figlio di un interprete della sceneggiata napoletana, cui ha preso parte anche lui fin da bambino, aveva tentato il Festival già nel '93. Scartato, aveva partecipato al Festival Italiano, ovvero una sorta di brutta copia di Sanremo targato Mediaset. Ha tentato per ben tredici volte di salire sul palco dell'Ariston. Sempre scartato, è stato, purtroppo per noi, ammesso al quattordicesimo tentativo. La canzone, scritta da Gigi D'Alessio, è bruttissima. Riassumo: lui, dopo la fine di una storia d'amore, cerca di riconquistare lei, ma non ci riesce. «Non so più qual è la strada per andare al cuore [...] E questa nebbia sembra essersi fermata su di noi» e altre amenità.
Eliminato la seconda sera, è stato poi ripescato (così ha potuto invitare D'Alessio sul palco) ed è arrivato terzo. Speriamo non ci abbia preso gusto, e che torni a suonare solo per i suoi fans di vecchia data.


Ammessi alla serata conclusiva

AL BANO – L'amore è sempre amore
Questa volta ha rischiato di non arrivare alla finale. Infatti è stato eliminato dalla giuria in sala e ripescato la sera successiva dai fedelissimi tramite televoto. Che dire... ormai, dopo anni di commenti non so più cosa scrivere di Al Bano. La voce regge, ma ripete sé stesso, questa canzone è l'ennesima albanata. Per gli amanti del genere, e basta. Opportuna la scelta di duettare con Michele Placido.

PATTY PRAVO – E io verrò un giorno là
Tutto sommato, aveva la canzone meno brutta tra quelle sopravvissute al massacro delle eliminazioni. Non innovativa, la melodia somiglia a diverse altre e il testo è semplicemente d'amore, ma è un brano più che gradevole, che si ricorda volentieri. L'autore è Andrea Cutri, un ventinovenne che suona da un po' ma è pressoché sconosciuto, a cui auguriamo un buon futuro. Patty Pravo è sempre lei: biascica le parole, ha anche stonato (anche se lei ha affermato che non sono stonature, ma nuances...), ma ha un menefreghismo e una classe innata che le permettono anche di appiccicare la chewingum al microfono con non-chalance. Peccato che, dopo averlo annunciato come probabile, non ci sia stato il duetto con Pete Doherty: sarebbe stato sicuramente interessante.

FRANCESCO RENGA – Uomo senza età
Io amo la sua voce dai tempi dei Timoria, è indiscutibilmente una delle migliori in Italia. Trovo che la carriera solista sia stata altalenante, ho apprezzato molto alcuni brani e trovato irrilevanti altri. Quello che ha presentato in questa occasione non è certo una canzonetta, ma quasi una romanza. E non mi ha entusiasmato, non è il mio genere. Ancora più noiosa la versione con la Dessì, nella serata dei duetti. Tra l'altro, la musica era assolutamente sullo sfondo, quasi assente. Ma Renga se l'è cavata benissimo, applausi come sempre.

FAUSTO LEALI – Una piccola parte di te
Ha il suo stile, la sua storia, e ogni tanto timbra il cartellino sanremese. Siamo alla tredicesima partecipazione. A volte ci azzecca, altre meno. Questo brano sul padre che si accorge che il figlio è cresciuto non è certo straordinario. Sia la musica che il testo, dei suoi autori di sempre, sanno di stantio. Il duetto con Fabrizio Moro poi è venuto maluccio: non solo per il pericoloso effetto padre-figlio, ma anche perché il giovane ha cantato davvero male. Leali invece canta all'altezza delle sue capacità. Onesto.

ALEXIA feat. MARIO LAVEZZI – Biancaneve
Possono non piacere le sue canzoni - e a me piacciono poco sia quelle del periodo dance che quelle melense in italiano - ma è innegabile che Alexia abbia una grande voce. Questa canzone però, cantata con l'autore e produttore Mario Lavezzi (che non spicca certo per le capacità di interprete) è bruttina. Musica prevedibile, per non dire scopiazzata, testo che ha poco di originale tranne il titolo. L'esibizione con Teo Teocoli, che non riusciva a leggere le parole dal gobbo elettronico e che ha accennato pure la solita imitazione di Celentano, non ha aiutato. Cosa dire a loro favore? Che almeno sono simpatici.

PUPO, PAOLO BELLI e YOUSSOU N'DOUR - L'opportunità
Partiamo dal presupposto che questa esibizione è nata per presentare un progetto di beneficenza della Nazionale Cantanti. Quindi do per scontata la buona fede e mi dispiace demolirli. Però, in tutta sincerità, trovo il brano davvero brutto. Brutta la musica, scontatissima, e brutto il testo, che esprime concetti che ormai dovrebbero essere assodati (ma purtroppo non lo sono) in maniera banalotta. Interpretazione passabile, anche se il povero Youssou N'Dour non capiva un tubo di ciò che stava cantando e ha anche sbagliato qualcosa. Probabilmente non si è reso conto del carrozzone in cui andava a finire fino alla vigilia. Morandi, pur cantando con convinzione il venerdì, non ha aggiunto molto. Nell'insieme, diciamo che c'è stato di peggio.

MARCO MASINI – L'Italia
Il tema è, grosso modo, quello dei Gemelli Diversi e, in parte, quello degli Afterhours, ovvero: «In Italia si sta male, che brutti tempi che stiamo vivendo». Masini lo declina a modo suo, quindi non perde l'occasione di infilarci qualche turpiloquio, e mantenere il tono polemico e un po' rognoso che lo contraddistingue. Causa forfait di Lara Fabian, all'ultimo ha portato sul palco l'attore Francesco Benigno, che se l'è cavata dignitosamente. Anzi, direi che la versione piano e voce con la parte recitata è stata migliore rispetto a quella con l'orchestra. Masini ha cantato come al solito. C'è a chi piace.


Eliminati

DOLCENERA – Il mio amore unico
Non amo Dolcenera, e mai avrei pensato di indignarmi per la sua eliminazione ad un passo dalla finale. Pur se l'esordio, tra i Giovani di Sanremo 2003, non era male, ho trovato Com'è straordinaria la vita, di tre anni fa, veramente scarsa. Temevo che anche questa volta ci toccasse un brano noioso ed urlato, ma Il mio amore unico mi ha piacevolmente stupito. Il testo è piuttosto banale, ma la musica orecchiabile e, soprattutto ha un buon arrangiamento, molto modaiolo (ricorda fin troppo The Ting Tings). Intelligente anche il cambio di look, un po' meno il balletto. Il duetto con Syria forse è stato il più azzeccato della serata. Invece è stata inaspettatamente esclusa. Nonostante fosse, prima del Festival, data tra i possibili vincitori: quando le previsioni portano jella. Ma sta già funzionando per radio, e funzionerà.

GEMELLI DIVERSI – Vivi per un miracolo
Testo di denuncia, con un elenco infinito di brutture contemporanee. La musica, dato il genere, è fuori valutazione... diciamo non classificabile. Sul palco se la sono cavata meglio di quanto pensassi, pur con l'aiuto di un vocoder un po' troppo ingombrante. Personalmente a me i GDV non piacciono, mai li andrei a vedere in concerto o comprerei un loro disco. Ma fa piacere che siano stati esclusi dopo l'esibizione con la BMB Marching Band, perché ha funzionato anche dal punto di vista coreografico.

IVA ZANICCHI – Ti voglio senza amore
Hanno iniziato a gridare allo scandalo ancora prima dell'inizio del Festival. Poi Benigni l'ha commentata (in maniera un po' pesante, a dire il vero) e l'esclusione è stata in parte imputata al suo intervento. Anche se non è stato corretto parlare di un brano in gara prima dell'esecuzione, non credo sia questa la ragione. E l'argomento della donna matura che è stufa di amare senza essere contraccambiata adeguatamente non è nulla di sconvolgente. La realtà è che a questa canzone manca il ritornellone, ma trovo che la Zanicchi l'abbia ben interpretata. Sicuramente c'erano altri da trombare la prima sera.

NICKY NICOLAI & STEFANO DI BATTISTA – Più sole
I misteri del Festival: se portano jazz salgono sul podio, se, come stavolta, portano pop vengono bocciati. Inspiegabile. Sulle capacità della coppia non ci sono dubbi. La canzone aveva un testo (perdonatemi il gioco di parole) solare ed efficace, scritto – e si sente – da Jovanotti e una musica gradevole e ben suonata. Nulla di epocale, ma meritava sicuramente di andare avanti. Per fortuna la loro carriera continua, facendosi un baffo del carrozzone sanremese. Ma dubito ci torneranno di nuovo.

TRICARICO – Il bosco delle fragole
Era atterrato all'Ariston lo scorso anno, ed era sembrato un alieno, portando forse la canzone migliore della categoria. Inspiegabilmente, è tornato sul luogo del delitto e, penalizzato dal meccanismo dell'eliminazione, è stato fatto fuori alla prima. Ad onor del vero, ha stonato più del solito. Al secondo passaggio, quello per tentare il ripescaggio, se l'è cavata decisamente meglio. Ma il vanto di Tricarico non sta certo nell'intonazione. Scrive benissimo e sul palco ha una naturalezza che se ne frega del contesto. Il pezzo di quest'anno è bello, secondo solo al capolavoro degli Afterhours. Consola il fatto che piacerà, meritatamente, al pubblico.

AFTERHOURS – Il paese è reale
I migliori, in assoluto. Come prevedibile, sono stati bocciati la prima sera, non ripescati, ma consolati (eccome!) con il Premio della critica. Hanno smentito coloro che temevano che per Sanremo si addomesticassero, con un brano che non sfigurerà nei loro esplosivi live. Infatti anche l'esecuzione è andata alla grande. Sono riusciti a sopravvivere al circo informando il pubblico nazional popolare dell'esistenza della scena indie e anticipando quello che sarà un disco di diciannove artisti diversi. Peccato che non abbiano avuto la possibilità di esibirsi con Cristiano Godano e Antonio Rezza. Magari sarà per un'altra occasione.

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