Concerti Imperia Mercoledì 18 febbraio 2009

Sanremo 2009: il diario semiserio

Genova - 22 febbraio 2009
Vedi. Uno non fa in tempo a dire una cosa che viene subito sbugiardato. Il podio del Festival di Sanremo 2009, è composto solo da ragazzi giovani. Altro che Giuria matusa (vedi sotto). Altro che Albano, Zanicchi, Patti Pravo. È arrivata la nouvelle vague, la nuova generazione della musica. Il tridente della musica italiana è composto da Marco Carta, Povia e Sal da Vinci. E i conduttori (sono due stasera), hanno finalmente lasciato a casa Pippo e Mike. Loro sono il presente e anche un pezzetto di futuro, Bonolis e Maria De Filippi. Paolino nazionale ha persino raccomandato Maria al direttore generale della Rai Cappon: «la tenga d'occhio» ha detto.

Il puntatone finale è tutto un'attesa del verdetto. Per far passare il tempo si riesce persino a chiamare Antonella Clerici, che ha appena partorito una bambina. Io, per fare melina, invito due amici a cena. Non avevano la minima intenzione di guardare non dico Sanremo, ma la TV, e alla invece siamo finiti tra quei 13 milioni di spettatori che hanno consacrato Bonolis.

Nessun colpo di scena. Ci si appunta il conferimento del Premio Città di Sanremo a Mino Reitano, ritirato dalla moglie commossa. E l'intervista a Mr Bellucci, Vincent Cassel. Parlando del film che l'ha reso famoso - L'odio – capolavoro di Mathieu Kassovitz che già vent'anni fa raccontava con crudo realismo le banlieu francesi, l'attore francese ha detto: «io sono nato in un quartiere pieno di marocchini, tunisi, maliani. Per me oggi la Francia è così: un misto. Dobbiamo accettarla così». Mamma mia, Vincent, se tu sapessi a che punto siamo qui, invece...

Comunque, vince Marco Carta. Povia, invece, continua ad esporre cartelli con massime confuciane tipo: “nessun ha veramente ragione”, o “ognuno difende la sua verità”, "ci prendiamo troppo sul serio". Lui dice che ha semplicemente raccontato la storia di un altro. Luca era gay e ora sta con lei, vedremo se l'anno prossimo la vicenda continuerà, magari con Luca è ancora gay, e lo sa anche lei.
Sal da Vinci se ne torna a casa con in tasca la patente di nuovo D'Alessio, cioè molto più che vincere il Festival. Premio Mia Martini agli Afterhours (è il minimo...).
È stata dura, ma ce l'abbiamo fatta ad arrivare in fondo.


21 febbraio 2009
Arisa vince nella categoria nuove proposte al Festival di Sanremo 2009
. Il che ci fa sorridere per la sua simpatia, oltre che annuire per la bravura. Il brano Semplicità, non difficile, è orecchiabile, un na nana naaaaaaaaaaa che ci è già entrato nel cervello. Come quella frangetta e quegli occhiali...

Venerdì è stata una serata meno pimpante della precedente. Ma era previsto. Da una parte il rush finale delle promesse, dall'altra i big che si sono scelti un accompagnatore d'occasione. Si va dalla scontata coppia Sal da Vinci - Gigi D'Alessio a Dolcenera – Syria, all'Internazionale Cantanti di calcio Morandi-Pupo-Belli-Youssu N'Dour. Poi arrivano gli attori: Michele Placido con Albano, Francesco Benigno con Masini. E ancora gli showmen, Teo Teocoli con Alexia e Lavezzi, una marching band con i Gemelli Diversi. E qui arriviamo alle eliminazioni. Ormai è certo: la Giuria disprezza a prescindere chi ha meno di cinquant'anni. Non è un criterio più disprezzabile di altri, basta saperlo. Almeno c'è un senso.

Ah, molto importante. Dopo vari e ripetuti ascolti ho capito cosa vuol dire Povia. Luca era gay perché la madre era ossessiva e il padre beveva. Ergo, in una famigliola per benino, tranquilla, serena, non esiste che i figli inizino a farsi le pippe mentali tanto da pensare che gli possono piacere persone dello stesso sesso. Confermato dal cartello che ha esposto nel finale (ormai è un must): Serenità è meglio di felicità. Lì ho capito che il ragazzo nasconde un filosofo sotto il codino, e quindi ha ragione lui, a priori. Nella casa del Mulino Bianco si può star sereni.

Ma questa era soprattutto la sera delle conigliette di Playboy, guidate dal guru Hugh Hefner. Il nonno arzillo appare lucido, anche se un po' in certo sul passo, tanto che lo stesso Bonolis quando esce gli fa il verso. Qui il conduttore sfodera la battuta della serata, di Jack Gleason: “C'è chi legge Playboy come potrebbe leggere National Geographic: per vedere luoghi che non potrà mai visitare”. E mentre stavo riflettendo su quanto è vero che sono uno di quei “chi”, trac, arriva la streaker di quest'anno. Una patonza di nome Laura Perego – di professione pornostar - sale sul palco bella nuda, coperta solo da un tanga e con il corpo dipinto a guisa di felino. Protesta contro le pellicce, si vocifera. Insomma, ci aspettavamo di vedere una riga di zizze USA biondo platino, ed è arrivata una tigre del ribaltabile de noantri.
Sul finire Remo Girone ha letto una lettera di Michele Serra scritta ad hoc per Sanremo. Il concetto, semplificato all'estremo, era: Festival, dillo almeno tu che ti ascoltano tutti, che nessuno ne può più di questa TV di merda. Ecco.


20 febbraio 2009
Alla fine, come da copione sono stati eliminati. Ma ci hanno regalato i momenti più belli di questo Festival della canzone italiana (ci metto la firma anche se mancano due serate). Il paese è reale degli Afterhours non è una perla preziosa solo a Sanremo. Troppo facile. È un capolavoro, punto. Hanno utilizzato Sanremo per dare spazio a realtà - con una compilation di gruppi emergenti a cui il brano di Agnelli fa da apertura - che all'Ariston probabilmente non saliranno mai. Un matusa vetero avrebbe detto: scardina il sistema dall'interno. Et voilà, lo hanno fatto con il loro solito stile inconfondibile, sincero, duro. Cantare il verso Adesso fa qualcosa che serve/che è anche per te se il tuo paese è una merda a Sanremo e non sembrare paraculi è una cosa che pochi possono fare.
Fuori anche Tricarico, troppo Tricarico per passare, anche se ha cantato quasi bene. E Ivona Zanicchi, troppo osè (dice che l'ha penalizzata la performance di Benigni che l'ha anticipata nel corso della prima serata). Eliminati anche Nicky Nicolai e Stefano Battaglia.
Recuperati in extremis Albano (meno male...) e Sal da Vinci.

La terza serata, bisogna dire la verità, è stata meglio delle altre. Finalmente spazio ai giovani accompagnati da padrini un po' invadenti. A ogni esibizione delle promesse, è seguita una riga di medley da spavento. Cocciante deve aver scelto il suo protetto per i capelli (uguali ai suoi). E poi Pino Daniele, Burt Bacharach, i Sorapis (Zucchero, Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia, Fio Zanotti), Gino Paoli, Lelio Luttazzi, Roberto Vecchioni, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Massimo Ranieri. Che vuol dire: ancora un karaoke di vecchi successi (bellissimi, ho cantato anch'io, giuro) e l'impossibilità di ricordarsi una sola nota dei giovani. Ma qualcosa è rimasto: come la genovese Arisa: look da pazzi, ma molto brava e simpatica. Malika Ayane: chi l'ha sentita in Sospesa (Soul Waver) con Pacifico non è rimasto stupito. È brava anche lei: voce un po' manierista, ma chissene. Se l'è cavata alla grande anche Irene Fornaciari, in mezzo al gotha del pop, rock, blues italiano (I Sorapis, appunto). Chiara Canzian s'è fatta prendere la mano dal vibrato, a un certo punto l'hanno vista vibrare a due metri d'altezza, anche Vecchioni ha cercato di fermarla. Iskra e Arisa proseguono la tradizione del look "a modo mio" che tutti gli anni arriva all'Ariston, e perché ci stanno simpatiche. Qualcuno ricorda, per esempio Momo?


19 febbraio 2009

Che vi avevo detto? Sanremo vola negli ascolti, alla faccia dei bookmarkers inglesi. Neanche la concorrenza di Amici di Maria De Filippi lo scalfisce, neanche una puntata del serial CSI sceneggiata da Tarantino (storie di gente sotterrata viva, una vera fissa del regista), e neppure la partita del Milan.
Il Festival vola, finalmente sereno, sul tappeto volante dello share, sopra i nuvoloni delle polemiche e della mediocrità generale. Continuo a non capire come si possa far passare il tempo intonando Tanto pe' canta (della coppia Bonolis-Laurenti), nel 2009. E il pubblico canta.

La PFM - per la prima volta sul palco del Festival, da ospite - canta Bocca di rosa insieme a Santamaria e Accorsi (?) e poi Il Pescatore di De Andrè, dato che sarebbe il suo 69° compleanno. Sempre un po' retrò, ma tant'è, mica male. Perché c'è da dire una cosa, ogni serata riserva quei cinque minuti di slancio. Ma il grottesco è dietro l'angolo, pronto a ritornare sul palco.
Povia cambia cartello da esporre sul palco, ma non il vuoto che lo circonda. Salviamolo. Patti Pravo tira fuori dall'armadio una mises trasparente da urlo. Chissà che succede se la mettiamo in una stanza insieme alla versione hard di Iva Zanicchi... (ti voglio senza amore...). Il trio Pupo-Belli-Youssu N'Dour rispolvera un vecchio successo - Ebony and Ivory - in peggio. Volemose bbene il concetto. Mah.

Renga lancia acuti citando la Turandot (ancora Puccini, ma è un vizio...), Albano cerca la nota più alta della galassia. Marco Carta, lassà stà. Sal da Vinci è un Gigi D'Alessio un po' più giovane (non a caso è una scoperta di Gigi). Uff, ma 'sti giovani a che ora cantano?
Momento clou della serata: l'Orchestra che mette insieme Mozart e Pink Floyd in un tripudio di schitarrate finale. Da oggi ho un sogno nella vita: assistere alle riunioni di prepazione della serata. Mica per altro, voglio capire che droga usano.


18 febbraio 2009

Come le stelle che stanno per morire scoppiano in un ultimo sterminato fascio di luce e diventano Supernovae, il Festival di Sanremo rimbomba di fuochi d’artificio e polemiche. E la valletta chiede troppo, e Luca era gay poi è guarito, e Bonolis c’ha cachet da urlo, troppo da urlo, e Benigni va, non va, e i suoi diritti chi ce l’ha. As usual, direbbero gli inglesi: tra l’altro, sono proprio i loro bookmaker a dare la kermesse per finita entro il 2011. Ma io mica ci credo.
Come tutti gli anni ho fatto in modo di essere a casa nella sera del debutto
. Tv acceso, volume muto, radio on e sintonizzata su Radio 2. Almeno ascoltiamo la Gialappa’s. Pronti, via.

Sanremo 2009 parte da Mina, che si presta in contumacia con la Turandot di Puccini (vinceròòòòòòòòò, vinceeeeeeeròòòòòòòòòòòòò). Benigni nella sua mezz’ora al fulmicotone dirà a Berlusconi: "fai come lei, sparisci e diventa un mito". L'unica mezz'ora di reale attenzione al programma. In mezzo le canzoni, ma ne vogliamo parlare sul serio? Naaa.
Anche perché al Festival nessuno ha veramente voglia di parlare di musica. Neanche ora che siamo in ballo. Perché, si sa, la prima di Sanremo non vale: bisogna assimilare, risentire, rivalutare. Degno di nota l’exploit sociale di Masini. E lo stile degli Afterhours, veri eroi nel cercare di uscire indenni dall'Ariston.

Poi la querelle su Povia e l’omosessualità, partita giorni prima di Sanremo e tirata avanti dallo stesso ex tubatore. Appena finito di cantare, infatti, ha esposto il cartello “nessuno può capire l’altro fino in fondo”, uscendo di scena visibilmente piccato. Un gesto che ha turbato le coscienze. Ps: ci è o ci fa?
E io che alla fine ero lì davanti a guardarlo? Ci sono o ci faccio? Ecco. Questa domanda non riesco proprio a togliermela dalla testa. Voi, ditemi, cosa avete fatto ieri sera? Aiutatemi.

Comunque io vado a puntare dai bookmaker: secondo me il Festival ci seppellisce tutti quanti.

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