Concerti Imperia Venerdì 22 febbraio 2008

Tricarico, a Sanremo con 'Codiceasbarre'

Genova - «Ho partecipato all’ultima sfilata milanese di Cdsb-Codiceasbarre e, in quella circostanza, ho visto con molta attenzione e partecipazione un video nel quale si documentava la vita e l’attività delle donne-detenute che lavorano all’interno del carcere di Vercelli». A parlare è il cantautore Francesco Tricarico lanciato nel 2000 dal singolo tormentone Io sono Francesco, premiato con il disco di platino, che sul palco dell’Ariston indosserà jailwear: la linea di abbigliamento del carcere.
Sarà perché la location ispira evasione: canzoni, fiori a terra e poltroncine in platea. Sarà perché Sanremo è Sanremo, come dice l’allegro tormentone che accompagna le serate del Festival della Canzone italiana. Ma l’occasione è quella di presentare Vita tranquilla, il brano in gara tra i big nel prossimo Festival di Sanremo: «Nessun riferimento polemico alla vita spericolata Vasco Rossi», dichiara Tricarico, classe 1971, che ha appena presentato alla stampa il suo ultimo cd. S'intitola Giglio perché è un fiore «simbolo di purezza e amore». Un lavoro complesso ma godibile, che mescola grande canzone d'autore a testi visionari e spesso ironici. Arriverà nei negozi per il 29 febbraio, attendendo i tempi dell’embargo festivaliero.

Giglio viaggia sulla strada spianata oltre trent'anni fa da Rino Gaetano e si arricchisce di citazioni all'ultimo Celentano. Che non passi nel dimenticatoio che Tricarico ha scritto per il Molleggiato proprio la canzone che dà il titolo all'ultimo album di Celentano, La situazione non è buona. «Quella canzone ha fatto accadere tante cose, è stato un riconoscimento molto importante per me e per tutto il lavoro che ho fatto in questi anni», dice ora Tricarico che a Sanremo duetterà con il Mago Forrest. «Sono io che ho avuto l'idea - dice il cantautore - e sono sicuro che lui abbia già capito tutto il vero significato del brano». Dopo il Festival via libera ai concerti nel mese di aprile.

E il pensiero torna al palco dell’Ariston dove intonerà la Vita tranquilla secondo Cdsb: Codiceasbarre. Un marchio nato nella più impensabile delle maison: la sezione femminile della Casa Circondariale di Vercelli. Da un laboratorio di sartoria allestito ad hoc dall’Amministrazione penitenziaria all’interno del carcere; da una sarta, Lucia, specializzata nel confezionamento di abiti da lavoro; da quattro detenute assunte dalla Cooperativa sociale Ghelos in collaborazione con Elleuno; da un ufficio stile, CHD di Torino.
Il resto è nei capi che forzano le sbarre del fashion. A colpi di felpa e gabardine, lino e nylon cerato, costina. L’ispirazione restano le grate della prigione: quella divisa inzuppata di omologazione e annichilimento della personalità. Niente lampo, niente accessori metallici come nella migliore tradizione carceraria. Le righe? Un obolo. I dettagli? Rubati ai veri capi utilizzati nelle carceri italiane fino al 1975.

E piovono testimonial: prima Andrea Mirò, Luca Bizzarri e poi Gianna Nannini che, dopo la visita al carcere di Vercelli, ha deciso di sposare il marchio e con esso la forza delle donne che ce la fanno. Perché la sensazione della comodità ha un’unica chiave di interpretazione: la libertà. Tricarico ne vestirà i panni: stropicciati, perché in carcere non puoi stirare. E accoppiati, carta tessile, lane, sete, in una gamma di grigi.
«Mi è piaciuta l’idea di un marchio di moda per la riabilitazione delle detenute e della loro condizione sociale e poi… i vestiti sono belli. La causa e il fine sono buoni, indicano una prospettiva fuori dal carcere. Mi ha colpito molto l’idea, il simbolo 'cucito' su ogni capo e cioè quella di liberarsi dalle prigioni mentali e dare spazio e dimensione a prospettive esterne. Cdsd-Codiceasbarre non è la moda fine a se stessa, c’è un desiderio di fare che va al di là del guadagno, voglia di energia e voglia di fare ad ampio raggio. Non è apparenza fine a sé, ma dietro ogni capo c’è un pensiero: una ragazza in carcere con la propria storia da raccontare, la propria sofferenza trasformata in bellezza. Cdsb-Codiceasbarre è l’abito che diventa arte, una via di fuga che non finisce lì».

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