Concerti Imperia Giovedì 27 dicembre 2007

Brucia Imperia Brucia

Genova - Fa freddo questo Natale in Riviera, ma Imperia brucia. E per una volta non sono le colline e i boschi attorno ad ardere, ma l’incendio è in centro, ben dentro il cuore della città.
Sono i giovani a bruciare, di rabbia e di noia: lo dicono le canzoni di Brucia Imperia Brucia, il CD prodotto da Good Vibes che raccoglie i pezzi di giovani musicisti imperiesi decisi a urlare il disagio di chi vive in una città e in una provincia recentemente definite .
La notizia è di qualche settimana fa: nel tradizionale sondaggio di fine anno su Qualità della vita - Le città ideali condotto da Il Sole 24 Ore (e nel 2007 per la prima volta con un’indagine sul territorio a cura dell'istituto demoscopico IPR-Marketing) la provincia di Imperia risulta la più felice delle 103 province italiane. Una vera coccola a ciel sereno per politici e amministratori che si sono subito affrettati a incassare elogi e lodi. Benzina sul fuoco invece per chi nella provincia dei fiori e degli olivi non trova spazi per sé, per le proprie passioni, culture, interessi. La risposta non si è fatta attendere. Brucia Imperia Brucia nasce da un’idea di DJ Prinzy e della sua Good Vibes, etichetta che ha già autoprodotto diversi progetti.

«Il progetto era già in cantiere prima della statistica del Sole 24 Ore» dice DJ Prinzy, che gestisce una delle poche sale di registrazione in città: «È stato ispirato dai CGB, che per primi hanno scritto Brucia un pezzo di protesta su come vanno le cose in questa città. Poi io ho chiesto anche ad altri di scrivere un inedito per il CD. Hanno partecipato 12 band diverse, 2 DJ e 2 one man band».
Sedici i pezzi, ce n’è per tutti i gusti: si va dal raggae dei Twisted Family (Burn Imperia Burn / fuoco che illumina), ai RadioClash, che hanno riadattato in italiano la famosa London's Burning dei Clash trasformandola in Imperia's Burning; dai Bloody Mary (piange Imperia piange / perché io me ne sto andando / perdi un altro figlio / però sei come madre e ti amerò per sempre / con l’unico gesto che si chiama ritornare), giovane band punk-rock a pochi mesi dal loro primo disco, al metallo pesante dei Chupacabras, all’hip hop degli Intolleranti (brucia ancora di più / in queste strade senza storia / in queste vie che non hanno una memoria).
Ma anche nell’elettro-dub battiatesco di ROTOX_ c’è rabbia per una città in cui tutti gli spazi per i giovani sono stati ridotti ad un fuoco di paglia da un’amministrazione «che punta solo ad accontentare le richieste della vasta popolazione anziana, sicuro e fidato bacino di voti utili per mantenersi al potere», come si legge all’interno dell’album.

Il progetto grafico, basato su un disegno di Frederic Volante, fumettista di Bonelli, mostra il centro città avvolto dalle fiamme. Ma Brucia Imperia è più una provocazione: quella dei giovani che non si rassegnano a veder chiudere o limitare i locali del Prino, della Marina o di Oneglia in nome della dittatura del turista o dell’anziano, che si sentono considerati più un problema che una risorsa, che non trovano spazi per esprimersi se si escludono i Centri Sociali, stufi di estati blindate e inverni ad ammuffire nelle vie dello shopping in centro. Ragazzi che Il Sole 24 Ore non ha raggiunto con il suo sondaggio ma che avrebbero molto da dire su come si vive a Imperia e su questa rarefatta felicità: su un paesaggio che si continua a macellare col cemento, su autostrade e ferrovie scomode e carissime, su una scuola e un’istruzione vaga e provinciale, su un confine, quello con la Francia e l’Europa, così vicino e così lontano, spesso irraggiungibile.

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