Cinema Imperia Giovedì 27 settembre 2007

Un film fatto a Imperia dalla A alla Z

Genova - Giovane regista, giovane sceneggiatore, giovane cast tutto imperiese per La dolce Eleonora e l’amaro calice, il film che verrà proiettato questa sera - giovedì 27 settembre alle 21 al cinema Centrale di Imperia. Comincia come un noir, poi l’atmosfera vira all’horror, quello migliore, appena suggerito, infine svela la sua vera natura comico parodistica. I giovani talenti crescono e riescono a farlo nella provincia dimenticata, incoraggiante, vien voglia di abbandonarsi all’ottimismo più sfrenato.
Il film autarchico è stato diretto da Emilio Audissino - che, a 25 anni, ha già girato quattro lungometraggi e parecchi corti di vario genere - è stato scritto da Marco Vallarino – autore di racconti pubblicati in numerose antologie importanti e collaboratore del Secolo XIX - e interpretato da Eugenio Ripepi, Giorgia Brusco, Gianni Oliveri, Antonio Carli, Victor Mella.

La storia, almeno ciò che se ne può svelare, la racconta il regista: «Ha il taglio falsamente autobiografico dei noir d’epoca, con la voce fuori campo del protagonista che racconta la sua avventura: l’incontro con la tipica dark lady che lo affascina e ovviamente lo porterà a rischiare la vita e mettersi in gioco. Abbiamo preso un contenitore noir e lo abbiamo riempito di contenuti da commedia. È un film surreal demenziale e, se devo dire di essermi ispirato a qualcuno, citerò senz’altro i fratelli Cohen, in particolare Il grande Lebowski».

Siccome il regista non si sbottona più di tanto, ecco un assaggio di trama: Marco –ovviamente un giornalista - incontra Eleonora alla rutilante festa di inaugurazione di una discoteca. La ragazza è troppo bella e fascinosa per essere vera, Marco gioca tutte le sue carte e, dopo un breve corteggiamento, riesce a farle accettare un invito nel ristorante più alla moda della città. Che naturalmente è abbastanza buio, con arredi finto-medioevo, insomma suggerisce un’atmosfera abbastanza inquietante da far uscire dalla bocca di Eleonora la non meno inquietante domanda: «Prometti di non scappare per la prossima mezz’ora?» Naturalmente Marco accetterà la sfida e…

L’idea del film nasce dalla lettura di un racconto di Vallarino: «che ha lo stile perfetto, proprio quello che cercavo per costruire un lavoro tra il demenziale statunitense e lo humour britannico,» spiega Audissino e aggiunge: «Mi piaceva la commistione tra la struttura noir e la sostanza comica. Poi volevo fare un film magari privo di contenuti etico morali o sociopolitici, ma pieno di buon, intelligente intrattenimento, che non scadesse tuttavia nello scurrile come è tendenza, ahimè, della comicità italiana».
Parole sante. Basti ricordare che il mitico Grock – il più grande clown mai esistito - venne fischiato soltanto da noi perché gli italiani non apprezzavano la sua comicità sottile, spesso raffinata, giocata sul paradosso.

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