Concerti Imperia Giovedì 1 marzo 2007

Sanremo: non son solo canzonette

Aspettando il giovane talento che ti lascia a bocca aperta, al Festival di Sanremo sono i big (solo alcuni) a dare suggestioni degne di nota. Con una eccezione: Pensa di Fabrizio Moro - anche se per un bel pezzo non si stacca dal filone del brano parlato/sussurrato di protesta - è una bella sorpresa.
D'altra parte, ormai è chiaro, l'argomento più interessante della manifestazione non sono le canzoni ma i soldi: quanto ha preso quella, quanto si fa pagare quell'altro. Solo in qualche sparuto caso le note prevalgono ancora.

Abbiamo finalmente sentito l'inedito di cantato da Paolo Rossi. In Italia si sta male (si sta bene anziché no) non è certo una delle migliori creature del cantautore calabrese, morto nel 1981 a causa di un incidente stradale. Nonostante ciò, la performance di Rossi è uno dei migliori ricordi della serata. Voci di corridoio (vedi ) lo davano tesissimo prima di salire sul palco. Poi la sua vena di mattatore ha prevalso: Se sei brutto o se sei bello/se sei ricco oppure no/in Italia si sta male/si sta bene si sta male/si sta male si sta bene/si sta meglio si sta peggio/si sta bene anziché no. Bello l'arrangiamento di . Con la fiducia al Governo spuntata pochi minuti prima al Senato (scene di giubilo per due voti di vantaggio, che chissà quanto dura 'sto Prodi bis), veniva proprio da dire: Ma guarda un po'/che fortuna stare qua/in mezzo a tanta civiltà, come scrive il vecchio Rino.

Due parole anche su Fabio Concato. Redivivo. Un cantautore delicato, a lungo silenzioso, ma che scrive parole come macigni. Il suo Oltre il giardino è stato definito il brano più duro del Festival.
L'hai capito o no, mi hanno mandato a casa/Senza dirmi una parola, né una scusa/Dimmi adesso cosa faccio a 50 anni/Dovrei dare quel che resta del mio culo/Per campare!
La precarietà dei giovani è un leit motiv nei dibattiti politici, quella dei cinquantenni molto meno. E il buon Concato la porta a Sanremo, alla faccia delle canzonette.

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