Meir Shalev: «volevo fare lo zoologo» - Imperia

Libri Imperia Martedì 17 ottobre 2006

Meir Shalev: «volevo fare lo zoologo»

© Donata Zanotti

Imperia - Dopo , per la serie dei Grandi Incontri, Sanremo accoglie lo scrittore israeliano Meir Shalev (1948, Nathal o Nahala, Israele), che sarà venerdì 20 ottobre al Palafiori alle 17.00.
Tra i maggiori esponenti della letteratura israeliana contemporanea, figlio del poeta Itzhak, Shalev è giornalista, autore di romanzi, saggi e scrittore di libri per bambini. Il suo narrare attinge dall'antica tradizione ebraica, ma si nutre anche del contemporaneo, della storia e di una componente fantastica. Per scelta, nella sua produzione letteraria non si occupa mai di politica, fatti storici e di Stato al massimo restano sullo sfondo e per sua ammisione scinde le due pratiche, commentando l'attualità solo nelle vesti di giornalista. In Italia Shalev ha vinto nel 1999 il Premio Letterario Chiavari e a Verona Scrivere per amore. È edito da Frassinelli per cui sono usciti: Per amore di una donna (1999), Il pane di Sarah (2000), Re Adamo nella Giungla (2001), La montagna blu (2002), Fontanella (2004) e La casa delle grandi donne (2006), mentre per Mondadori è uscito nel 2000 Storie piccole.

Lo raggiungo per email e in un pugno di ore ho già le risposte: concise e dirette, condite con un che di amichevole e certo un po' di fretta, ma credo sia già in viaggio per venire in Italia. Mi racconta di sé e della sua professione e si congeda con un saluto insolito nella lingua inglese, scelta per comunicare, mi colpisce. È bello sapere che è ancora possibile svelare le nostre provenienze e culture nella lingua franca della modernità: «I wish you all happiness, peace and good health.
See you, meir shalev
».

Negli anni Ottanta lavorava come conduttore alla TV, che cosa l’ha spinta a lasciare quella carriera per diventare scrittore a tempo pieno? Era questo il suo sogno infantile o voleva fare l'astronauta?
«Lavorare per la TV mi frustrava intellettualmente, temevo potesse causarmi danni al cervello. Tuttavia diventare scrittore non era un ambizione della mia infanzia. Da piccolo volevo diventare zoologista, campo di cui mi interesso tutt’ora».

Quando scrive rispetta una particolare routine o segue un rituale?
«Non ho riti, ma comincio a scrivere molto presto la mattina, alle 4, e lavoro nelle stesse ore, come un impiegato in un ufficio».

Perché ha cominciato a scrivere libri per l’infanzia, forse per i suoi figli?
«Scrivere è la mia attività principale. Solo dopo che ho avuto i miei figli, una ragazza e un ragazzo, ho scritto storie per bambini. È sempre stata mia moglie a suggerirmi di scrivere ogni volta che notava qualcosa di interessante su di loro. La letteratura per l’infanzia ha buone potenzialità».

Ho notato che spesso nelle interviste ha affermato di scrivere prima di tutto per se stesso in una specie di gioco tra lei, la storia, la trama e i personaggi. E i lettori? Li conosce? Ha mai scritto per qualcuno in particolare o contro qualcuno?
«Non conosco i miei lettori e non ho mai scritto contro qualcuno. Faccio riferimento alla mia famiglia e ai suoi componenti, perché siamo in tanti, ho centinaia di cugini e scrivo solo episodi che loro possano riconoscere».

Spesso ha affermato di non essere uno scrittore politico, eppure fatti politici ogni tanto compaiono sullo sfondo dei suoi racconti. È così che accade nella vita quotidiana in Israele? Voglio dire, è questo uno degli atteggiamenti che le persone scelgono per affrontare la quotidiana minaccia della guerra? Come si sente rispetto al recente conflitto tra Israele e Libano?
«Sono stato uno dei pochi scrittori in Israele a essere contro questo tipo di guerra fin dal principio. E hai ragione tu: la situazione politica in Israele fa da sfondo alle mie storie, non è mai il soggetto della narrazione. Non si tratta di “escapismo” (un inclinazione a negare una realtà spiacevole attraverso la fantasia o diversivi, ndr). Personalmente provo sospetto nei confronti della narrativa politica. Non mi piace leggerla e neppure scriverla. Mi esprimo in termini politici sul giornale per cui collaboro, non nei miei romanzi».

Che rapporto ha con l’Italia? Conosce la nostra letteratura? Ha un autore preferito tra gli italiani? E con le traduzioni dei suoi libri come si trova ne è soddisfatto?
«Ho letto praticamente ogni libro italiano che è stato tradotto in ebraico. I miei preferiti sono Giovanni Guareschi, Natalia Ginzburg, Erri De Luca, Italo Calvino e Il gattopardo di Lampedusa. Invece devo confessare che da bambino non mi sono piaciuti né PinocchioIl libro cuore.
Fatta eccezione per l’inglese, non sono in grado di leggere le traduzioni dei miei libri nella maggior parte delle altre lingue, in particolare in cinese, giapponese e turco. Ma mi giungono buone impressioni dai miei lettori».

A cosa sta lavorando al momento?
«Quest’anno ho pubblicato un nuovo romanzo in Israele, A pigeon and a boy: una storia d’amore tra due allenatori di piccioni viaggiatori. È già un successo da noi e sarà pubblicato in Italia nell’arco del 2007».

L’appuntamento è inserito all’interno della manifestazione “Un Ottobre di Pace”. Shalev sarà intervistato da Sergio Buonadonna e introdotto dall’assessore Daniela Cassini.

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