Concerti Imperia Venerdì 24 febbraio 2006

Il demo dei Dayan Same

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Per la gioia di molti dei miei dieci lettori finalmente ho tra le mani un demo del mio campo preferito. Ringrazio i per avermi tirato fuori da questa sorta di “periodo medievale buio” dal quale credevo non ci fosse più uscita, con Thauma, titolo della loro fatica musicale.

Nella città di Sanremo, nota per i fiori e per un Festival ultimamente scaduto a livelli infimi (specchio di una realtà italiana da Crisi del ‘29), sbocciano, tecnicamente preparati, i fautori di un prog rockmetal che infila le mani nei guanti di gruppi come Dream Theater, Rush e Symphony X (giusto per citare fonti storiografiche attendibili).
I ragazzi non fanno mistero di tali influenze ed è palese il fatto che essi abbiano le idee chiare su quello che suonano.

Mother, Father è un’ottima opener. Tra prog in stile Petrucci & Co., parti corali davvero splendide, fraseggi e stop&go lascia il segno, specialmente quando ad un a solo di pianoforte si intromette, rabbioso, delicato e gustoso, lo svarione chitarristico, in un crescendo dove la bellissima voce del cantante ti pianta note in altissimo dove i quadri quasi non si possono vedere. 7’ e 52”.
Apperò.

Evidenziamo, subito, quello che a mio avviso, è una piccola sbavatura: la voce, nelle parti aperte, è altissima in quanto a volume (nonostante sia di una pulizia estrema), forse troppo, perché si coprono un po’ gli strumenti.

E in Glare in the mirror of my mind parti progressive lasciano spazio a sfuriate plurivocali per tornare, come un serpente, ad attorcigliarsi su tecnicismi di chitarra, tastiera e batteria. Davvero una commistione di elementi musicali, stili e gusto degni di nota. Quando la canzone sembra finire, ecco un'ulteriore sferzata di note, scale e palm-muting più “quadrati”.

Non poteva mancare la traccia strumentale, Thinkin’ about, che precede l’ultima, Silent Sea, dove arpeggi, parti più slow e mid-tempo sono la cornice per soli più tipicamente jazz e la solita gran voce.

Complimenti a produzione, strumentisti e vocals: non a caso ho letto che tale disco è stato recensito più che benevolmente da parecchie riviste del settore. In un genere in cui il rischio è di esporre solo tecnicismi freddi e fini a se stessi, i Dayan Same giocano la carta del gusto e della melodia, ovvero l’asso pigliatutto.

Alessio Rassi

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