Concerti Imperia Martedì 2 agosto 2005

A Ceriana concerto e salsiccia

Per raccontare un concerto del si può cominciare da dove si vuole. Per esempio dal , struggentissimo canto della Grande Guerra che apre la serata. Oppure anche dalla Domenica andando alla messa, portata in televisione, sul Nazionale, nei primi anni ’70, per via di , ma quella sera lì, cioè verso le 2 quasi, intonata dai 40 magnifici cantori della Sat e dal vescovo di Ventimiglia-Sanremo, Alberto Maria Careggio, alpinista valdostano, pastore d’anime e amante della , è ineguagliabile.

Insomma, l’altra sera, a , per la seconda data del IX Festival-convegno internazionale , è andato in scena un concerto del Coro della Sat, che mancava dalla provincia di Imperia da 25 anni, più o meno.

Il pubblico locale lo sapeva e ha contribuito a riempire la piazza del paese, ma c’erano anche un sacco di stranieri e poi gente venuta da ogni parte d’Italia per sentire quello che, il relatore della serata, il raffinato scrittore parmense Mario Rinaldi, ha definito «un monumento nazionale della cultura italiana». Non c’è dubbio che sia così. In un’ora e tre quarti, i 40 straordinari cantori hanno raccontato un bel po’ della storia della musica popolare italiana.

Qualche titolo? Sarebbero da elencare tutti, ma almeno Valsugana, I lamenti di una fanciulla (armonizzata, come altri canti, da ), La sposa morta, La montanara (uno dei bis che tutti hanno cantato insieme alla Sat, come Il testamento del capitano) e una quindicina d’altre ancora. Insomma, attorno alla mezzanotte, per i più (6-700 persone? Magari persin di più, chi lo sa) la serata finiva alla stragrandissima. Per i meravigliosi cantori, per un po’ di autorità e per il vostro cronista zuzzurellone (cioè io), la notte iniziava lì. Lì dalla cena, ma che dico dalla cena? Dal ricevimento offerto dal sindaco Piero Roverio, ( si parla della leggendaria salsiccia di Ceriana e del suo progetto sulla salsiccia biologica!) e dalla sua amministrazione.
Abbiamo mangiato di tutto, dalla faraona alle patatine fritte più buone del mondo, dal coniglio a una salsiccia (e qui se n’è già parlato, ?) che, verso l’una di notte, era meglio del proverbiale cibo degli dèi. Da bere, Rossese, Barbera, Vermentino, Dolcetto e infiniti altri – tener dietro ai cantori del Sat, in quanto a bicchieri, è impossibile.
Una serata memorabile, che solo la bella musica e il cibo di questo livello possono garantire. Il vostro cronista prediletto c’era, e ha mangiato e ascoltato per tutti voi, amici di mentelocale.it.

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