La Shakespeariana di Albertazzi - Imperia

Teatro Imperia Sabato 16 aprile 2005

La Shakespeariana di Albertazzi

Imperia - «La Liguria? È la regione più bisessuale d’Italia. Ha le rocce, che sono il suo aspetto maschile; e il mare, la spiaggia con le belle ragazze sono invece il femminile della Liguria, come le donne di Genova che salgono per i carruggi». Questo è Giorgio Albertazzi, cari i miei molti e gentili lettori, in un’intervista che mi ha concesso prima di andare in scena al Centrale di Sanremo con la sua mirabolante Shakespeariana, debutto della rassegna dell’Archivolto Prova d’attore . Di fronte a una platea gremita di autorità e soprattutto persone competenti (su tutti, lo smisurato Pepi Morgia, l’uomo cui è meglio non porgere domande, perché tanto ha sempre la risposta in tasca), Albertazzi ha recitato da par suo le scene madri di Romeo e Giulietta, Amleto, Giulio Cesare – ma non era soltanto una recita, sì piuttosto una reinvenzione di quei testi a tutti (quasi tutti, facciamo: ci saran state 800 persone in sala, insomma) noti e stranoti. Allora, Giulio Cesare è letto come un trattato in versi sulla solitudine del potere e Albertazzi che fa insieme Cesare e Lepido è roba da avere una videocamera, filmarlo di soppiatto e poi riguardarselo a casa, in santa pace, senza nessuno attorno.

Siccome poi l’uomo ha una consuetudine con Shakespeare con un leggendario Troilo e Cressida diretto da Luchino Visconti e intepretato «da Gassman, De Lullo, Rina Morelli, Renzo Ricci, Paolo Stoppa, Marcello Mastroianni, Memo Benassi, oltre a me: la nazionale del teatro italiano!», c’è spazio anche per altri, forse non all'altezza di Shakespeare, ma che gli stanno almeno vicini: Dante (“Tanto gentile e tanto onesta pare”: e nell’intervista mi dice, con l’aria di non parere, che pensa abbia vinto la linea di T. S. Eliot, per cui Dante è poeta più universale del profondissimo, meravigliosamente approssimativo Shakespeare. Cioè, fermatevi un istante e rispondete: quale attore italiano cita T. S. Eliot, Dante, Shakespeare come parlasse di Sarti, Guarneri, Picchi, e a 10 minuti dall’inizio dello spettacolo? Albertazzi è anche uomo di cultura spaventosa, ecco. E finisce la parentesi), Leopardi (l’”Infinito”, ovviamente), il Montale difficilissimo di “Riviere” e, per chiudere con sprezzatura da toscano autentico qual è, Lorenzo de’ Medici.

Che spettacolo, cari lettori, che delizia. L’uomo che doppiò Gesù nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini («non è mica difficile: e poi Gesù di Pasolini era così umano, era tutto e niente, non il santino dell’iconografia tradizionale»), ha pronta la battuta anche a commento di una motto celebre del Riccardo III di Shakespeare: «la maturità è tutto? Mah, bisogna intendersi. C’è la maturità dell’efflorescenza, quella di chi scopre il mondo. Si può essere maturi a 18 anni, a 20. E poi c’è la maturità della pera che cade giù dall’albero». In ogni caso, Giorgio Albertazzi mi ha citato fuggevolmente a inizio spettacolo, chiamandomi ‘giovane giornalista’. Giornalista, boh, vedete voi: ma giovane sì, santa la polenta, giovanissimo!

Giovanni Choukhadarian

Nella foto, Giorgio Albertazzi

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