Concerti Imperia Mercoledì 9 marzo 2005

Da Sanremo con furore

Genova - La 55esima edizione del Festival di Sanremo è definitivamente archiviata. Renga gongola ancora di felicità, mentre Paola e Chiara masticano fiele. Per i prossimi 364 giorni, l’Ariston sarà semplicemente un cinema. Bonolis è tornato ai suoi pacchi. La Felini cadrà nel dimenticatoio, a meno che la Gialappa’s non decida di sfruttare adeguatamente l’imitazione che ne ha già fatto la Cortellesi.
A giochi fatti, però, ho rintracciato uno dei membri della giuria demoscopica genovese. Il suo nome rimarrà avvolto nell’oblio: per tutti voi sarà Nurejev (non interrogatevi sull’origine di tale soprannome, è un consiglio).
Un breve profilo del nostro infiltrato: appassionato di musica d’autore italiana, compositore egli stesso, cultore della manifestazione canora in questione fin dalla più tenera età, visto tentare più volte il boicottaggio della festa di compleanno di un amico comune che, immancabilmente, cade ogni anno nella serata finale del Festival. Ma soprattutto genoano fin nel midollo… ehm, può servire?
Quasi dieci anni fa, impegnato nel servizio militare, fu costretto a rinunciare a malincuore al suo ruolo nella giuria popolare, quando Elio cantava de La terra dei cachi e Nek cercava una certa Laura.
Il sogno di una vita da teledipendente si è avverato sotto l’egida di quel Paolo che, durante l’infanzia, aveva riempito i suoi pomeriggi con Bim Bum Bam: un segno, senza dubbio.

Caro il mio Nurejev, ti è piaciuta la conduzione, quest’anno?
Molto, la migliore degli ultimi tempi. Bonolis è un grande: il fatto che fosse anche direttore artistico e che abbia avuto la possibilità di scegliere personalmente i brani in gara ha dimostrato la sua competenza. Le canzoni spaziavano molto da un genere all’altro, fornivano un quadro interessante.
In che modo la RAI sceglie i giurati? Come è stato estratto il tuo nome?
Assoluta casualità, lo chiamo sistema random: praticamente, mi hanno telefonato nel primo pomeriggio di sabato (n.b: ultima giornata del festival), chiedendomi di presentarmi alle 18.30 nella sede di Corso Europa. Mi hanno fatto alcune domande: quale musica ascolto, quanti cd acquisto in un anno… Occorreva un dato essenziale, però. Cioè, aver seguito almeno quattro serate della manifestazione, tra l’edizione del 2004 e quella di quest’anno. Ovviamente, era il mio caso.
Certo, come dubitare? Senti, come si svolge una votazione del genere?
Ti permettono di rimpinzarti di pizzette per ingannare l’attesa prima che il carrozzone parta, poi ti fanno accomodare in uno stanzone dotato di maxischermo e casse spaziali: ti infili in un banchetto in stile scuola media e, prima che l’esibizione dell’artista di turno sia finita, esprimi su un foglietto la tua valutazione. Durante l’ultima sera, però, i dati delle giurie popolari sono serviti solo a decretare i finalisti delle singole categorie: l’ultima parola è stata detta dai telespettatori. Il voto demoscopico poteva variare da 0 a 10: assommava in sé il giudizio sull’interpretazione, sulla musica, sul testo, senza dimenticare la simpatia che il giurato prova nei confronti del cantante. Per esempio, scrivendo un bel 3 nella scheda de Le Vibrazioni, io ho quasi spezzato la punta della penna.
Ligio al dovere, bravo. Con chi sei stato, invece, particolarmente generoso?
Con Renga, per esempio: infatti, gli ho dato un bell’8. Anche la Ruggiero mi è piaciuta: ha una voce fantastica, nonostante il brano di quest’anno non fosse granché. Tra i gruppi, ho apprezzato molto Nicki Nicolai. Cutugno, invece, l’ho martoriato perché ha cantato veramente male, mi spiace per la Minetti. Meno male che DJ Francesco era stato eliminato la sera prima, altrimenti ci avrei messo del mio. Alexia ha preso un sacco di voti, da noi: Sanremo le è congeniale.
E come fai a sapere la quantità dei voti? Fra voi giurati potevate parlare? C’era qualcuno che copiava, come al liceo?
No, no! Assoluto e religioso silenzio: guai a chi sgarrava, c’era un notaio, tutto regolare. Solo che, quando sono arrivati i risultati dei nostri voti, da Milano, dove li conteggiavano, ho sentito commenti stupiti ed entusiasti. Probabilmente, gli altri collegi non erano stati così generosi.
Da aspirante canzonettiere, cosa ne pensi dell’idea di accoppiare gli artisti ad altri personaggi, come è successo la penultima sera?
Veramente buona, perché molte canzoni, con i nuovi arrangiamenti, si sono rivelate perfino più belle, come quella di Arigliano. Un vero peccato che non sia stata apprezzata quella di Marina Rei, scritta da Riccardo Sinigallia. Secondo me, merita davvero.
Tra i giovani, chi ti ha colpito?
I Negramaro, senza dubbio, anche se li hanno sbattuti fuori subito. E La Differenza, che invece ho potuto votare. Un occhio di riguardo per Povia, quello de I bambini fanno oh: peccato non abbia gareggiato. L’avevo già seguito al Festival di Recanati e, prima di Sanremo, mi ero procurato alcuni suoi brani: insomma, per me era il favorito.
’Ascpita, un giurato coi fiocchi. Quindi? Com’è finita la serata?
Dopo che sono stati dichiarati i finalisti, noi abbiamo sbaraccato praticamente subito, della serie l’ultimo spenga la luce, il nostro lavoro era finito.
Non mi dire… e dove l’hai vista la finalissima?
A casa, sul divano, nella migliore tradizione.

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