Concerti Imperia Mercoledì 3 novembre 2004

Sette motivi per andare al Tenco

La ventinovesima edizione del Premio Tenco si è svolta presso il Teatro Ariston di Sanremo dal 28 al 30 ottobre.
Ecco sette validi motivi per partecipare alla manifestazione.


1) Il clima. Non quello del meteo: quest’anno è stato una cioféca, mezzo sole mezza pioggerellina, sembrava di stare a Glasgow. Il clima che conta è in sala stampa, il regno del preside/presentatore Antonio Silva che, sullo scranno più a sinistra (ovvio), sembra Dario Fo giovane. Di fianco gli sede Enrico De Angelis, il direttore artistico, archivio ambulante della canzone italiana e sensibilità da poeta della linea lombarda. Una coppia invincibile, un raro caso di benemerito attaccamento alle poltrone.

2) I cantanti. Oh, non è che siano tutti bravi, non è che siano tutti d’autore. La Pietra Montercorvino, detto con simpatia, sabato sera urlava, non cantava mica Luna rossa. Il Vecchioni è un soprammobile molto in ordine, non si può non invitarlo, ma resta un soprammobile. Quando però uno ascolta Charles Trenet (nel 2000), Jane Birkin (2002), Gilberto Gil e Arto Lindsay (2003), Peter Hammill e (quest’anno) – non so, a ‘sti prezzi manco si compra una felpa da Coin, che è giusto lì di fianco.

3) I convegni. Tanto per cominciare, sono gli unici in Italia che, di anno in anno, vedono pubblicati gli atti. Quello del 2003, su canzone e poesia, è favoloso. La cura è di Sergio S. Sacchi ed Enrico De Angelis; lo leggi come un romanzo, quello della canzone italiana. Ma era bellissimo anche quello del 2002, sulle cover di pezzi più o meno celebri. Tanto ci sarà sempre, lo sapete, un Domenicale del 24ore a prendere in giro i libri di musica leggera (cfr. A. Caneo, Ma l’album è in disarmo, nr. 304, 31/10/2004). Ma chi se ne importa? Noi siamo giovani, siamo l’esercito, l’esercito del surf.

4) Gli incontri di mezzanotte. Incontri? Sono abbuffate luculliane (‘tenzione che al Tenco un minimo di ricordi del ginnasio fanno comodo. Il preside-presentatore Silva è un classicista de féro), che iniziano alla fine di ognuna delle tre serate e finiscono all’inizio di ognuna delle 3 mattinate. Quest’anno, ci voleva una fame da giornalisti per mangiare le seppie in umido alle 2 del mattino – ma io, per dire, ne ho presa razione doppia.

5) I buffet dei song drink. Non si sa perché li chiamino così. Sono rinfreschi serviti dopo le conferenze stampa. Uno penserebbe che un po’ di sardenaira, un altro po’ di focaccia bianca e dell’acqua e/o spumante non dovrebbero interessare nessuno. Macché: è l’assalto alla baionetta. Bisogna essere navigati frequentatori della rassegna per sapere come piazzarsi per prendere il meglio, e prenderlo subito. Durante i buffet, si fanno gli incontri migliori e si puntano le ragazze più ragguardevoli.

6) Samuele Bersani. Pietra di contraddizione della canzone d’autore, ha vinto nel ’91, quando portava i calzoni corti, e quest’anno ha sbaragliato il campo. Due targhe, foto, dichiarazioni intelligenti e press friendly (buone per i giornalisti, insomma), tutto. Ha un difetto solo: piace a troppe. Io ogni anno vado al Tenco con un’accompagnatrice diversa, e non ne trovo una che mi confidi: uh, ma che palle ‘sto Bersani, che ranocchietto inutile. Niente da fare.

7) Il riposo. Riccardo Bertoncelli, bodhisattva della critica musicale italiana ed europea, viene al Tenco per riposarsi. Sta in un 4 stelle poco oltre il Casinò, si paga vitto e alloggio, ma lo vedi tranquillo, sciolto e attento agli inevitabili seccatori che circondano le celebrità (lui è più che celebre). Anche io mi son riposato 3 giorni e scrivo queste righe grazie alla cortesia della Laura. Laura, a proposito: perché non ti si vede da anni, al Tenco?

Giovanni Choukhadarian

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