La resa dei conti al Teatro della Tosse, con la regia di Peppino Mazzotta - Genova

La resa dei conti al Teatro della Tosse, con la regia di Peppino Mazzotta

Teatro Genova Teatro della Tosse Venerdì 17 gennaio 2020

© Salvatore Pastore

Genova - Da venerdi 17 a domenica 19 gennaio 2020 va in scena, al Teatro della Tosse di Genova, lo spettacolo La resa dei conti. Una coproduzione Teatro Bellini, Fondazione Teatro di Napoli, Fondazione Campania dei Festival e Napoli Teatro Festival Italia. Due attori potenti, un palcoscenico scarno, un testo intenso, firmato da Michele Santeramo, premio Hystrio per la drammaturgia con la regia di Peppino Mazzotta. Una firma d'autore: Mazzotta, infatti, è conosciuto per aver interpretato, in tutti i film per la TV della serie Il commissario Montalbano, l'ispettore Giuseppe Fazio, uno dei protagonisti della serie dei libri di Andrea Camilleri sul commissario Salvo Montalbano.

Un lungo dialogo tra due personaggi alla ricerca di se stessi e della propria identità, un confronto serrato
sulle grandi domande di sempre, un atto di fiducia nella forza stessa del teatro e della sua parola, per
restituire respiro e fiducia, agli spettatori come agli attori. La resa dei conti parla di fiducia, del tentativo di inventarsi una fede, in se stessi e negli altri , a proprio uso e consumo, al fine di poter credere che l’uomo possa guarire l’uomo.

Di che pasta sono fatti gli uomini? Possono avere fiducia gli uni negli altri? Interrogativi senza risposta e senza tempo, nel dialogo tra due uomini sulla propria condizione, alla ricerca di una possibilità altra, un’occasione di salvezza. Cercano una forma di fede, che renda possibile credere che l’uomo può guarire l’uomo. Sul palco ci sono Daniele Russo e Andrea Di Casa; scene e costumi Lino Fiorito; disegno luci Cesare Accetta; aiuto regia Angela Carrano.

«Due personaggi si incontrano, in un ambiente dal quale sembra nessuno possa uscire. Non possono far
altro che confrontarsi, mettersi alle strette, arrivare al senso più vero che conoscono di loro stessi. Perché
devono salvarsi, entrambi, per poter uscire da lì. Per potersi riconoscere devono arrivare al fondo. Già, per
vedersi in faccia, devono andare dove non c’è luce. Devono scarnificare, togliere dalla mente dolori, trascorsi, speranze. Devono inventarsi, con leggerezza. A volte ci troviamo schiacciati, ci siamo convinti che l’unica cosa che esiste è il passato. L’unica cosa vera, che tutti possiamo raccontare, ci sembra essere il passato. E da quello ci lasciamo condizionare le giornate. Come se anche il passato, raccontandolo, non si inventi ogni volta.

Ci devono essere momenti in cui quel che si è fatto non deve bastare a raccontare quel che si è diventati.
Dovremmo poterci prendere tutti una rivincita sul passato, su quel che siamo stati, inventarci un personaggio, crederci prima noi e poi aspettare che qualcuno ci creda insieme a noi. Cambiare la vita se la vita non funziona. Per evitare che diventi una condanna». Michele Santeramo.

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