Genova Giovedì 24 maggio 2018

I caruggi di Genova palcoscenico di una caccia all'uomo: l'ultimo libro di Giuseppe Chiara

Genova - Come cita le presentazione editoriale di Acqua alta nei caruggi di Giuseppe Chiara (Todaro 2018, pp 220, Euro 15,50): I rapinatori non vanno mai in pensione, e francamente mi pare proprio l’ideale sottotitolo del romanzo.

Si parte con quello che poi scopriremo una specie di flash back esplicativo, all’inizio Topolino e Pippo entrano in un Ufficio Postale, Topolino spara un colpo contro il soffitto intimando: Tutti faccia a terra, nessuno si farà male, ma… ma non è giornata per una rapina: la cassiera sviene, una altra, più solerte, svuota le casse che a quell’ora (le diciassette) sono semivuote, il denaro è già in cassaforte, le chiavi ce le ha il direttore che non c’è, e quindi bisogna aspettare.

I tanti minuti, troppi, scorrono minacciosamente. Fuori, Olmo Vivera, l’autista della banda, (stesso mestiere ma forse non proprio le stesse capacità dei protagonisti dei film Drive del 2011 e Baby Driver del 2017), preoccupato per la lunga attesa, sta per andarsene, quando finalmente Topolino e Pippo, i due complici, salgono in macchina togliendosi la maschera. Topolino è furioso con Pippo perché ha voluto scassinare la cassaforte a tutti costi, con il rischio di farsi incastrare. Il loro piano era lineare, già ben collaudato, ma con tutti gli imprevisti, i tempi sono saltati. Ora devono sparire e alla svelta, contando solo sull’abilità di Olmo. Hanno agito sempre di venerdì, ma purtroppo stavolta, con ritardo dell’operazione, sono incappati nell’ora di punta e per di più piove. Insomma un guaio dietro l’altro. Poi, miracolosamente usciti dall’ingorgo, come non bastasse, visto che c’è la partita, il furgone su cui dovevano proseguire la corsa, parcheggiato davanti allo stadio, è sparito. Devono tenersi la macchina, ma l’imprudenza di Olmo: bruciare uno stop nella fretta di scappare, li frega. La polizia li insegue e l'auto guidata da Olmo, dopo aver provocato una serie di tamponamenti a catena, mentre tenta disperatamente di evitare una ragazza con l’impermeabile rosso, slitta, ammazza tre persone in un colpo e la loro maldestra rapina si chiude con un bagno di sangue.

Anni dopo, quando Olmo, non più giovane, esce dal carcere è fermamente deciso a non fare più l’autista per rapine, e a cambiare vita. Deve solo imparare a convivere con lo spettro della ragazza con l’impermeabile rosso, che lo tormenta, anzi proprio lo ossessiona parlandogli. Vivacchia, tira su due lire, giocando a carte e a biliardo, prova a tenersi fuori dai guai, ma alla fine per arrotondare un po’ ci ricasca e si lascia convincere a trasportare strane borse termiche per conto di Giorgio Premolin, detto Giorgione o anche il cannibale, un astro nascente della nuova malavita genovese. Va a ritirare un carico per lui, parte tranquillo, tutto sembra filare, ma all’improvviso a metà della Milano-Genova comincia a diluviare, e Vivera rivede davanti a sé la ragazza con l’impermeabile rosso. Nel suo incoercibile tentativo di schivarla, sbanda paurosamente, e l’automobile capotta, fermandosi semifracassata. Lui riesce a tirarsi fuori, a lanciare il borsone che trasportava al di là del gard rail, sviene e viene soccorso da una autocivetta della polizia. Quando si sveglia all’Ospedale, la vista al suo fianco a mo’ di angelo custode della sua vecchia conoscenza, l’ispettore Podenzano, gli fa richiudere subito gli occhi. Il poliziotto è sicuro che lui stesse trasportando materiale illecito e dato che non può interrogarlo, gli sequestra i vestiti per evitare che scappi. Olmo deve tagliare la corda per forza, perché non solo Giorgione gli starà minacciosamente addosso per il suo benedetto borsone, ma ora anche le forze dell’ordine, vogliono ritrovarlo a ogni costo, perché pare che dietro ci sia nientedimeno che malaffare della Mafia. Cosa mai ci sarà dentro? Per tagliare la corda, sgattaiola dalla finestra della sua stanza, scende nell’obitorio e ruba i vestiti a un morto. La polizia lo cerca, Giorgione, certo che Olmo Vivera gli abbia rubato la merce, gli mette addirittura una taglia sulla testa, trasformando i caruggi del centro storico di Genova, nel palcoscenico di una caccia all’uomo.

Riuscirà a venirne fuori il nostro povero e sbrindellato eroe con solo l’aiuto di Mara, ex compagna, ora amica e cantante di jazz di mezza tacca, e quello del fedele amico zoppo, Carlo Laganà, anch’egli vecchio rapinatore e complice di avventure in gioventù. E sarà proprio insieme a lui, Carlo, Olmo Vivera tenterà il colpo della vita, quello del riscatto per dimostrare di essere ancora tra i migliori nel suo campo. Purtroppo però le cose non sempre sono quelle che sembrano.

 Interessante questo ritorno alla stampe di Giuseppe Chiara che ricordiamo per il suo Apprendista becchino con il suo nuovo protagonista, un ladro seriale di mezza tacca, che ha perso il pelo, ma non il vizio. Un disgraziato o peggio un imbranato perseguitato dalla jella che, anche se prova a camminare sulla retta via, non ci riesce e si ritrova a fare come sempre, insomma a incasinarsi e a combinare solo guai. Un inquietante thriller che mischia intrighi, servizi segreti israeliani e mafie russe, ambientato in una Genova cupa, oscura, in preda ai suoi soliti nubifragi epocali con ondate di fango e allagamenti, causati dai corsi d’acqua malamente tombati dalle speculazioni e che muovono furiosamente alla riconquista dei loro antichi letti, fa maggiormente risaltare la drammatica fatalità che impregna tutta la storia. Ritmo serrato, personaggi principali efficaci e amara ironia tentano di prevalere ma ohimè dal male e dalle sue spaventose conseguenze non c’è salvezza.

Giuseppe Chiara - Aver avuto 15 anni nel '68 l'ha segnato per sempre. Era convinto che l'immaginazione avrebbe conquistato il potere e invece ha vinto la noia. Loredana, la sua compagna, dice che è un Peter Pan grasso e calvo. Ama la famiglia, la birra e i gatti, ma non sempre in questo ordine.

di Patrizia Debicke van der Noot

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