Teatro Genova Mercoledì 16 maggio 2018

Lucia di Lammermoor al Teatro Carlo Felice: la storia di un sacrificio d'amore sul palco genovese

Il soprano Elena Mosuc
© Susanne Schwiertz
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Contenuto in collaborazione con Teatro Carlo Felice

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Genova - Una donna costretta dalla famiglia a sposare un uomo che non ama. Accadeva davvero, una volta. E accade ancora, purtroppo (e non solo tra le famiglie reali). L’amore come libero sentimento individuale è una conquista (Romeo e Giulietta docet). La letteratura, il teatro, il cinema lo insegnano da sempre con le loro variazioni infinite sul tema dell’amore vero sacrificato sull’altare dell’amore forzato. Segno che non si tratta di un plot qualunque, ma di un archetipo narrativo che ci riguarda e ci riguarderà sempre.

Tutto questo si trova tra le trame della Lucia di Lammermoor, sul palco del Teatro Carlo Felice dal 29 al 31 maggio (alle 20.30) e il primo (alle 20.30), il 3 (alle 15.30) e il 5 giugno (alle 20.30).

In The Bride of Lammermoor Walter Scott, l’Ariosto scozzese, porta la situazione del matrimonio combinato, già abbastanza conflittuale di per sé, alle estreme conseguenze: il giorno delle nozze, Miss Lucia, la costretta sposa, uccide Lord Arturo Bucklaw, il marito impostole dal fratello, Lord Enrico Ashton, e impazzisce. Ispirato a un fatto vero accaduto nella Scozia del XVI secolo, il romanzo, pubblicato nel 1819, fu un successo travolgente. Tradotto nel nostro paese dopo pochi anni, venne subito trasformato in opera da vari compositori italiani. Ma Donizetti, nel 1835, sbaragliò tutti e oggi, per noi, esiste solo una Lucia di Lammermoor: la sua, su libretto di Salvatore Cammarano, un’opera commovente e feroce in cui la pazzia della protagonista ci inquieta più di ogni altra perché non è urlata, ma, come ha scritto Alberto Savinio, «è il soffio più sottile, più leggero, più aereo che si possa dare, e il più gelido pure.»   

Il Teatro Carlo Felice mette in scena il capolavoro di Donizetti dal 29 maggio al 5 giugno. E lo fa in grande stile, con un nuovo allestimento in coproduzione Fondazione Teatro Carlo Felice, Fondazione Teatro Comunale di Bologna, ABAO-OLBOE di Bilbao. Due soprani non solo di alto valore musicale, ma di grande carisma si alternano nel title role: Zuzana Marková (nelle repliche del 29-31 maggio e del 3 giugno) ed Elena Mosuc (il 30 maggio 1 e 5 giugno), entrambe esperte della parte di Lucia, che hanno cantato nei più importanti teatri del mondo. Grande attesa, poi, per il debutto di Andrea Bocelli nella parte di Edgardo di Ravenswood , nelle repliche del 29-31 maggio e del 3 giugno. Si alternerà con Luciano Ganci in scena l'1 e 5 giugno ), giovane tenore che in appena dieci anni di carriera ha raggiunto i massimi livelli internazionali. Il fratello di Lucia, l’inumano Enrico, ha l’autorevole voce baritonale di Stefano Antonucci e Federico Longhi.

Completano il cast Mariano Buccino e Alessio Cacciamani nella parte di Raimondo Bidebent (educatore di Lucia), Marcello Nardis e Blagoj Nacoski in quella di lord Arturo, Carlotta Vichi come Alisa (damigella di Lucia) e Didier Pieri come Normanno. Una locandina che conferma come il Teatro Carlo Felice abbia ormai superato la distinzione tra primo e secondo cast per puntare su cantanti di prim’ordine per entrambe le compagnie. Sul podio, Andriy Yurkevych, Direttore Musicale dell’Opera Nazionale di Polonia e profondo conoscitore dell’opera italiana.

Lorenzo Mariani, regista dello spettacolo, ha spostato la vicenda nel Novecento, nel periodo tra le due guerre mondiali: un’epoca di instabilità economica e sociale, di crisi morale e di crudeltà di cui Lucia diventa la vittima emblematica.

Sullo sfondo di grandi vetrate affacciate sul mare in tempesta disegnate dallo scenografo Maurizio Balò, calata in un’atmosfera da alta società in decadenza rievocata dai costumi di Silvia Aymonino, colorata di noir dalle luci di Linus Fellbom, la Lucia di Mariani è una tragedia della violenza alle spese di una donna innocente. Così andavano le cose, del resto, nella Scozia del 1500, nell’Europa tra le due guerre e così vanno ancora nel mondo globalizzato degli anni duemila.                          

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