Genova Mercoledì 25 ottobre 2017

All'agriturismo La Sereta, sull'Appennino Ligure alle spalle di Genova, nella fattoria degli animali

L'agnellino appena nato
© www.facebook.com/agriturismo.lasereta/
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Genova - Alle spalle di Genova, lassù sui monti, c'è un mondo invisibile che si muove, produce idee, cerca di guardare la realtà con occhi diversi. Oggi vi racconto la storia di Barbara e Roberto, che hanno scelto di aprire un agriturismo a Sereta, vicino a Fraconalto, tanto tempo fa. Non per diventare ricchi, non per diventare famosi, ma per vivere a contatto con la natura, circondarsi di cose semplici, allevare animali e coltivare orti. Uscendo dall'autostrada a Busalla ci si arriva in un battibaleno. È a 45 minuti di auto da Genova, tra l'alta val Lemme e la Valle Scrivia.

Quando ti svegli la mattina ed esci per far colazione, ti accolgono Onda, la cucciola pastore maremmano, Becky, la border collies: sono ancora giovani, hanno pochi mesi, ma il loro mestiere sarà quello di badare alle pecore. Giocano in continuazione tra di loro, spargendo allegria ovunque (guarda la fotogallery). Onda è stata concessa gratuitamente dal Progetto Lupo della Regione Piemonte, nell'intento di salvaguardare il lupo, le pecore e gli allevatori.

E poi ecco il gattino appena nato, è tanto piccolo che lo hanno chiamato Rambo (e se è una femmina?). Lo coccolano con attenzione mamma gatta, e altri parenti, in tutto sette felini. Le galline razzolano libere ovunque. Le pecore a quell'ora sono già per i prati a pascolare. Girando il mondo, mai mi era capitato di trovarmi a contatto con così tanti animali, che ti danno il benvenuto, il buongiorno, il buon appetito e la buona notte. Sono ovunque, nel grande prato che circonda le due case. E io che non li mangio più e li vedo come individui con tutto il diritto di vivere la loro vita, me li sono fatta amici. Anche le galline sì, secondo me hanno una loro sensibilità. «Sei stupida come una gallina», magari è un complimento.

Sono nel mio in posti così. Barbara e Roberto producono pannocchie, ortaggi, frutta e allevano le pecore. Tra i prodotti tipici del genovesato, lo sciroppo di rose e la patate quarantine. Poi si sono inventati il sambuchino, una bibita speciale analcolica. Oltre che far da mangiare e ospitare le persone a dormire. Spesso li aiutano i woofer, ragazzi e ragazze di tutto il mondo che scelgono di fare esperienza nelle aziende agricole in cambio di vitto e alloggio.

Maurizio Carucci, cantante degli Ex-Otago, e anche coltivatore diretto in val Borbera, ha mosso i primi passi nel mondo dell'agricoltura qui, alla Sereta. Nonostante i mille problemi – fare gli imprenditori in Italia non è facile per nessuno – Barbara e Roberto sono sereni. Mai che alzino la voce, mai che litighino o battibecchino in pubblico. Eppure stanno sempre insieme. Lassù. In tanti li vanno a trovare, ma se scende la galaverna rimangono intrappolati senza batter ciglio per giorni in questo loro mondo che hanno costruito pietra dopo pietra, anno dopo anno.

Il primo giorno proviamo ad arrampicarci fino al passo della Bocchetta, (guarda la fotogallery) partendo dalla Sereta, non senza andare prima a trovare le pecore che pascolano allegre. Poi raggiungiamo il sentiero per Fraconalto, che è anche la via Postumia: un tempo collegava la splendida Aquileia –oggi in Friuli - con Genova. Ora è diventato un nuovo percorso escursionistico che fa tappa anche alla Sereta. 

Eccoci in mezzo al bosco, centinaia di castagne sul sentiero, tutti i colori del mondo autunnale. Arriviamo a Fraconalto e saliamo sulla Rocca, per dominare il mondo da lassù. Cominciamo ad aprire lo zaino e a mangiare qualcosa, prima di proseguire verso il mitico passo della Bocchetta, famoso per il giro dell'Appennino, vinto anche da Fausto Coppi, qui ricordato da una stele.

Però appena preso il sentiero per la Bocchetta, che avevo già fatto anni fa, ci imbattiamo nel nuovo metanodotto che si è mangiato centinaia di alberi. Questa lunga striscia di terra nuda l'ho già incontrata qualche mese fa. In attesa che almeno l'erba e i cespugli si riapproprino del territorio, ora in certi punti sembra una landa desolata.

Ecco che, scavalcato un crinale, appare il mare laggiù. Non è la prima volta che, camminando su e giù per l'Alta Via dei Monti Liguri, vedo all'improvviso l'orizzonte marino farsi strada fra le cime dei monti. Però ora sono sulla via Postumia, costruita nel 148 a. C., e mi metto nei panni di chi ci arrivava dopo 900 km, oppure anche meno, e non aveva mai visto il mare. Un'emozione difficile da raccontare. E io ora la sto provando, anche se quello laggiù è il mare che vedo tutti i giorni, il mare di Genova.

A un certo punto si incrocia l'Alta Via, svoltando a destra si raggiunge la Bocchetta. Se si vuole fare un giro ad anello, si prende invece la sterrata a sinistra. Siamo anche sull'E1, il lungo percorso europeo che unisce la Svezia all'Italia, il Mar Baltico al Mediterraneo terminando a Genova-Pegli. Più avanti verso il passo dei Giovi, si prende il bivio per Busalla, anche se prima si incontrano tante capanne di avvistamento costruite dai cacciatori, che servono per abbattere alcune specie di uccelli migratori non protetti.

Scendendo piano piano all'imbrunire ecco che appare l'Iplom, la raffineria di Busalla, spesso al centro di polemiche. Dal sentiero che piomba giù, ora diventata strada asfaltata, sembra un'astronave spaziale. Arrivati in paese, si prende un altro sentiero e si torna alla Sereta (guarda la mappa nella fotogallery). Queste zone così vicine a Genova, e alla Serravalle - l'autostrada A7 - sono anche direttamente coinvolte nella costruzione del Terzo Valico. Sono in molti oggi a dire che la sua concezione è antica, progettata troppi anni fa per essere ancor valida in un mondo in cui la mobilità sta cambiando drasticamente. E poi sembra ci siano anche alcuni rischi. In Svezia ad esempio hanno costruito autostrade elettriche per i camion. Anche se alcuni abitanti sono contenti per l'indotto che il Terzo Valico sta portando nelle vallate, e per le strade che sono state allargate e rese più agevoli.

In mezzo a tutto questo bailamme, quando torniamo all'agriturismo la Sereta, ormai è già buio e sembra veramente di essere in un altro mondo, lontano da tutto e tutti, dove l'eco della civiltà contemporanea, con i suoi affanni, proprio non si sente. Dopo aver ben mangiato e ben bevuto, sprofondiamo in un bel sonno, in attesa di scoprire ancora tante cose, qui intorno, il giorno dopo. Perché ogni luogo ha la sua storia e qui di storie da carpire ce ne sono tante, ma non posso raccontarle tutte, sono troppe. Ci vorrebbe un libro.

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