Genova Mercoledì 18 ottobre 2017

Trekking urbano da Certosa a Sestri, per scoprire Genova da scorci inconsueti

Via Panigaro: lavatoio in disuso
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Genova - Se a Genova si percorre l'antica via Romana chiudendo gli occhi e facendo lavorare la fantasia, si può sentire il rumore delle ruote dei carri sul selciato, il nitrire dei cavalli, le urla degli artigiani e dei locandieri che cercano di attrarre l'attenzione dei viandanti. Sì, l'ho fatto di nuovo, ho messo le scarpe da trekking ai piedi, e sono entrata nella macchina del tempo per attraversare un altro fantastico tratto dell'antica via Romana, dalla Certosa di Rivarolo fino a Sestri. È il terzo, dopo le belle scoperte sui percorsi Sturla-Nervi e Commenda di Pré-Certosa.

Tra residui della civiltà industriale e condomini fatiscenti, si scopre un mondo sepolto che ancora palpita, vecchie case, antichi hospitali, edicole, sentieri in mezzo al verde, pietre antiche sul selciato che odorano di tempi lontanissimi. Un mondo sepolto in mezzo alle brutture architettoniche che gli umani hanno cosparso sul territorio dell'intera penisola, in soli cent'anni. Come Marcovaldo,  personaggio calviniano, che nella Torino industriale è sempre in cerca delle poche tracce di verde residuo in città, mi sono lasciata condurre in questo viaggio da chi sta trottando su e e giù per questi percorsi da anni. È Pier Guido Quartero, che su questa sua esperienza ha scritto un libro , La via Romana a Genova. In cammino da Capolungo alla Vesima, lungo l'antico itinerario romano-medievale (Liberodiscrivere) che verrà presentato a Genova, sabato 21 ottobre.

Quartero mi cita nel libro, scrivendo che ho apprezzato la realizzazione ingegneristica del ponte Morandi sul Polcevera. Non è esattamente quello che ho provato vedendolo. Il mio stupore era tutto rivolto al percorso ideato dall'autore, che mi ha permesso di osservare il ponte da un punto di vista del tutto inconsueto.

“Una città come Genova non la conosci mai fino in fondo – ho scritto nella terza di copertina - La sua conformazione ti apre di continuo prospettive diverse, dal mare, dai monti, oppure a mezza costa. Una caratteristica che mi lascia sempre stupefatta. Una città sfuggente, una città che si concede con lentezza. E a me piace scoprirla sempre più, a poco a poco. Non mi annoia mai. (...)

Questo lungo itinerario denso di scoperte ora è diventato un libro. Potete sfogliarlo e trovare il percorso adatto a voi. Io ne ho fatti tre e non me ne sono pentita neanche un po'. Non sono passeggiate difficili, parola dell'autore: Chi scrive, sessantasettenne, ha un peso di 95 chili circa per 1,65 metri di altezza: potete stare tranquilli. Come dire: non avete scuse alla vostra pigrizia!”.

Ora lascio la parola a Quartero che vi racconta nel dettaglio il percorso dalla Certosa di Rivarolo a Sestri. Sul libro lo troverete arricchito di molti altri particolari e itinerari alternativi. Sul percorso c'è anche l'agriturismo dai Cunte. A buon intenditor poche parole.

A voi:

“Si parte dalla Certosa di Rivarolo, veniamo su per Via Jori, passando davanti al Castello Foltzer, fino al moderno ponte sul Polcevera, lo attraversiamo (vedendo davanti a noi la Chiesa di Fegino e, subito sotto, la bella ma, temo, abbandonata - Villa Spinola Parodi) e risaliamo brevemente Corso Perrone fino ad arrivare a uno slargo da cui parte la caratteristica pedonale intitolata a Sant’Ambrogio di Fegino, che ci porterà appunto fino alla chiesa (costruita nel XIII secolo ma completamente rifatta nell’800 a causa di un incendio), posta sul colle dal quale poi potremo scendere verso Borzoli, passando così da questa valle all’area di Sestri e del torrente Chiaravagna.

Su per la salita diretta a S. Ambrogio, è bene stare attenti a individuare sulla destra, poco prima di arrivare in cima alla salita, un caratteristico gruppo di edifici: un accrocco di abitazioni abbastanza eterogenee, comprendenti anche una villotta con facciata decorata, un voltino e una torre di guardia dall’aria antica. Noi stessi non ne sapevamo nulla e ci siamo informati presso alcuni abitanti, i quali ci hanno accolti con molta gentilezza, riferendoci quanto hanno saputo circa le costruzioni in cui abitano. Scopriamo così, grazie alla loro disponibilità, di trovarci di fronte alla Commenda Gerosolimitana intitolata all’Epifania del Signore, fondata intorno alla fine del Cinquecento. In aggiunta alla presumibile funzione di hospitale per i viandanti, la struttura doveva avere, anche molto prima del 5/600 (come dimostra la presenza della torre, risalente a tempi assai più remoti), un compito di difesa e guardia del territorio.

Superata, sul crinale, la Piazza con la chiesa di S. Ambrogio di Fegino, continuiamo in discesa per Salita Chiesa di Fegino fino a raggiungere la carrabile Via Borzoli. Da qui prendiamo subito per Salita al Lago, che ci porta ai resti dell’impianto di uno dei quattro laghi artificiali costruiti nell’800 per alimentare diverse attività produttive e le attività agricole locali. Proseguiamo, dopo aver intersecato Via Borzoli, lungo Via al Lago fino alla Via Fratelli di Coronata.

Svoltiamo quindi a destra, per attraversare ancora una volta Via Borzoli e imboccare la Via Cristo di Marmo. Il nome della strada è dovuto a un’edicola risalente al secolo XVI, contenente la raffigurazione in marmo del Cristo, ben visibile sulla destra (anche se poco leggibile per l’usura), all’inizio della salita. Il percorso, su una via inizialmente larga, è dapprima una salita ripida ma breve. Dopo alcune curve, lascia proseguire sulla destra la Via Militare di Borzoli e invece svolta a sinistra assumendo le caratteristiche di un viottolo che finisce per ridiscendere su Via alla Chiesa di Borzoli.

Superato l’edificio di culto che dà il nome alla via, prendiamo per Via Rivassa, superando una cappella dedicata alla Madonna della Guardia e poi scendendo ad attraversare il rio Battesto su un percorso che, procedendo verso l’insenatura della collina, diventa sempre più un sentiero, nel quale emergono qua e là tratti di lastricato sicuramente antico, e che potrebbe essere medioevale o addirittura di epoca precedente. Più avanti si incrocia Via Priano, fino ad arrivare a Via Panigaro. Alla ricerca dell’itinerario più antico, vogliamo mantenerci al di sopra di quello che fu il confine del Golfo del Priano. Ci portiamo così, superando un vecchio lavatoio, su Via Chiaravagna, all’altezza delle cave di dolomia del monte Gazzo. Oggi ancora attive, hanno origini molto antiche, testimoniate dalle vecchie fornaci a cupola sei e settecentesche, perfettamente conservate e ancora visibili in questo tratto. Poco più avanti possiamo osservare quelle ottocentesche, di forma squadrata (a parallelepipedo), a conferma della continuità dell’attività estrattiva. Ci infiliamo poi nel carruggio di Via Buxio, che presenta ancora le caratteristiche di un antico borgo (con “caseforti”), facendoci immaginare l’esistenza di un primitivo insediamento di pescatori sorto sulle rive del golfo.

Da questo punto ci orientiamo a valle, seguendo l’itinerario probabilmente più antico e con minori pendenze, che svolta in lieve discesa per un breve tratto di Salita Olivaro fino a imboccare, a destra, Passo dei Raffi, giungere in Piazza Arrivabene e proseguire per Via Arrivabene (con un’altra cappelletta) fino a incrociare la parte più alta di viale Canepa. Da qui seguiamo l’attraversamento di Sestri lungo la più piacevole porzione medioevale e rinascimentale. Scendiamo a sinistra per Via Ravaschio, e poi passiamo in Via Casati e davanti al convento dei Cappuccini.. Quindi si percorre il tratto più basso di Viale Canepa per arrivare a incrociare, sul percorso più litoraneo (sempre rispetto all’antico golfo) Via Paglia (dove, malgrado il modificarsi delle architetture, le abitazioni del lato a monte richiamano ancora aspetti medioevali) prima di Piazza Baracca e della Chiesa dell’Assunta con l’affollata Via Sestri e poi Piazza Poch, dove si conclude questa tappa”.

Buon cammino

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