Genova Mercoledì 28 giugno 2017

Perché produrre olio dop sul Monte di Portofino: l'azienda agricola Santa Barbara

L'uliveto dell'azienda Agricola santa Barbara che domina il Tigullio
© Laura Guglielmi
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Genova - Tutto il golfo del Tigullio è ai nostri piedi, mi sono svegliata dopo una notte in cui il sonno è calato per non lasciarmi più fino a mattina. Una pace assoluta. Cosa rara in questi tempi grami. Sono nell'azienda agricola Santa Barbara, un nome che evoca la California, qui si produce ottimo olio extravergine dop. Sono circondata da 2880 ulivi che mi proteggono dalle ansie di tutti i giorni. Vi voglio raccontare la storia dei nostri ospiti, una famiglia un po' speciale. (Guarda anche il racconto per immagini, la fotogallery, con una cinquantina di foto).

Conosco Carla Costa da quasi trent'anni, in quel periodo era a capo di una piccola casa editrice la Costa & Nolan, con curatori di collana come Edoardo Sanguineti, Germano Celant ed Eugenio Bonaccorsi. Una piccola casa editrice genovese che in poco tempo è balzata all'attenzione nazionale. Luciano Lama, leader storico della Cgil, venne ripreso da tutte le televisioni, mentre stava andando a una trattativa con Confindustria, con Della dissimulazione onesta di Torquato Accetto sottobraccio, uno dei primi libri sfornati dalla neonata casa editrice, mi racconta Carla: «Ora produco olio extravergine di alta qualità, proprio come i libri che mandavamo in stampa – racconta Carla - è un mio difetto, riesco solo a fare le cose se le faccio bene».

Nonna Carla ha tre figli e otto nipoti, con cui ha un gruppo whatsapp. Si definisce diversamente anziana, non disdegna mai un bicchiere di buon vino, porta i suoi 81 anni come fossero 50, non sta ferma un attimo, pulisce il giardino, va a a comprare la galline e imbottiglia decine di litri d'olio in un fine settimana. Poi prepara da mangiare insieme a figli e nipoti, piatti semplici ma squisiti, dalle trofie al pesto al polpettone. L'ho visto con i miei occhi.

Mentre Umberto, suo marito, inforna farinata a tutto andare. Una delle cose che preferisce al mondo: «con la pensione io mi sono impigrito – racconta mentre mi mostra gli uliveti che invadono la collina - Carla invece è diventata iperattiva. Però se non fosse per le cinque case che affittiamo, l'olivicoltura sarebbe in perdita».

Carla e Umberto vivono in questa casa sulla collina sopra Santa Margherita da Pasqua ai primi di novembre, poi tornano a Genova: «Come facevano le famiglie benestanti d'altri tempi», racconta Umberto, che sulla storia della sua famiglia ha scritto anche un libro: Tigullio: un incontro. Due famiglie attraverso i secoli (qui lo si può scaricare gratis). Racconta dei suoi avi contadini, i Broccardi, che provenivano da Borghetto d'Arroscia, una delle valli dove l'oliva taggiasca la fa ancora da padrona. E dell'altro ramo, i Costa, famiglia benestante che aveva uliveti sparsi intorno a Paraggi, più o meno nella stessa zona. «Mia figlia Susanna e suo marito Francesco all'inizio del nuovo millennio, hanno comprato la bella villa dei 5 Ratti, che a suo tempo faceva parte – ironia della sorte - del patrimonio di mia nonna Teresa». Una proprietà che aveva troppi eredi e che è stata venduta per ricavarne denaro sonante. Questa dimora è proprio affianco alla proprietà di Carla e Umberto, che negli anni Settanta hanno comprato la casa, il giardino e i 300 ulivi che la avvolgono. Tra gli avi spicca Eugenio Broccardi, che nel 1926 diventa podestà di Genova. Poi Umberto racconta di sé e di come è diventato broker di successo, e come questo gli abbia permesso di recuperare questa collina abbandonata, piena di rovi e impenetrabile, una giungla in mano ai cinghiali.

I figli fanno altri mestieri, Mària, la primogenita, è private banker, Susanna architetta, lavora nel mondo della comunicazione, e Benedetto si occupa di energie rinnovabili. Ma spesso il weekend sono lì, a star dietro alla produzione dell'olio, alle galline e all'orto. Così come gli otto nipoti.

Carla, con in mano il rastrello, sta pulendo il prato davanti a casa e mi racconta che le viene tristezza a stare in città, percepisce il clima pesante che

stiamo vivendo in Italia: «Quando mi sveglio qui è tutta un'altra cosa». Quali sono le tue competenze e le tue mansioni? «Sono produttrice e confezionatrice e assaggiatore d'olio di primo livello. Imbottiglio e metto le etichette. Ho il patentino di buone pratiche alimentari, l'Haccp, e anche quello per usare i fitofarmaci. Sto dietro al nostro operaio, concordo con lui cosa c'è da fare, poi quello che non riesce a fare lui lo faccio io. Inoltre tengo i registri, con l'aiuto di mio figlio Bebo. È molto complesso trattare l'olio, è considerato materia delicata». Susanna, invece, si occupa del bel sito dell'azienda agricola Santa Barbara, dove potete trovare tutte le informazioni, come comprare l'olio e come affittare le case. E poi della pagina facebook. (Dopo l'uscita dell'articolo in tanti mi hanno chiesto dove possono comprare l'olio dop: telefonate a Carla Costa: 3334339679 oppure scrivete una mail a info@agricolasantabarbara.it)

Carla non è nata tra gli olivi: «È mio marito che mi ha trasmesso questa passione, raccontandomi di quand'era bambino. Assisteva spesso alla produzione dell'olio, che veniva fatto artigianalmente. Era molto bello, perché tutta la comunità si raccoglieva intorno al frantoio. Gli operai mangiavano le verdure bollite o lo stoccafisso intinto nell'olio appena franto».

«Non ci voleva venire nessuno a vivere qui, erano considerati posti da capre – continua Carla - Umberto ha avuto questa grande idea, una visione: si sarebbe potuto recuperare la collina, costruendo le strade che avrebbero collegato le vecchie case coloniche abbandonate, in modo che potesse passare il trattore. Abbiamo chiuso la Costa & Nolan nel 1996 e abbiamo cominciato questa nuova avventura, aprendo l'azienda agricola Santa Barbara. Ci abbiamo messo 15 anni a estirpare i rovi. L'altro mio lavoro qui è star dietro alla cinque case della proprietà che affittiamo e poi pagare le tasse, che sono un incubo». Il loro olio si può comprare telefonando, o si può assaggiare in alcuni ristoranti come da U Batti a Portofino, all'Acqua Pazza e all'Oca Bianca a Santa Margherita, oppure in alcuni negozi della costa. A Carla non interessa il successo personale, essere una prima donna che comanda, ma ama avere una squadra che funziona e che lavora in armonia. È il prodotto che ne viene fuori la cosa più importante. La sento molto vicina in questo suo sentire, anche se è difficile essere così in un Paese in cui ognuno guarda al suo piccolo orticello e una squadra coesa è un'utopia.

Ora Carla sta telefonando all'allevatore di galline, ne vuole comprare sei, perché le precedenti sono state uccise dalle faine. Siamo seduti intorno al grande tavolo del patio, e lei gioca e scherza al telefono, con un brio tutto suo, e tutti scoppiamo a ridere.

Ma perché vi sto raccontando di questa famiglia? Ritengo prezioso questo ritorno alla terra, alle coltivazioni originarie del territorio, recuperare le tradizioni alimentari in chiave contemporanea. Purtroppo l'ottanta per cento degli uliveti del Monte di Portofino sono in completo stato di abbandono. Una vera tragedia.

Una famiglia, i Costa, dove la cultura è di casa, Carla è stata per un breve periodo anche a capo dell'associazione culturale I Buonavoglia e Umberto invece per anni presidente della Società di Letture e Conversazioni Scientifiche

Carla e Umberto avrebbero potuto fare altro alla loro età e invece hanno voluto dar vita a questo loro sogno. Hanno vinto il Premio Leivi, ottenendo anche la certificazione dop. Certo il loro olio non è a buon mercato, ma la qualità non ha prezzo, si dice.

E a vederli muoversi nei loro spazi, qui tra Santa Margherita e Nozarego, sono sicura che hanno fatto la scelta giusta.

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