Genova Mercoledì 24 maggio 2017

Centro storico, quale futuro? Partiamo dal Repessin, il mercatino dell'usato, alla Maddalena. Uno spasso

Maddalena, Genova. L'amica Elena che sta frugando per ogni dove nelle bancarelle del Repessin
© Laura Guglielmi
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Genova - Suvvia, sono molto contenta di una cosa. Sabato scorso mi viene a trovare a Genova la mia amica milanese Elena. Nonostante un terribile mal di schiena che mi attanaglia da mercoledì, usciamo di casa verso le 2 di pomeriggio. Non so dove portarla in attesa della partenza verso Camogli, per un evento d'arte del mio compagno. Ma se io sono stanca e zeppa di medicine, è Genova che mi viene incontro e proprio lei ci suggerisce cosa fare, senza nessuna fatica o pianificazione.

Attraversata villa Gruber, approdiamo a Portello, la voglio portare al Porto Antico a prendere un po' di sole. Non è quello che cercano i milanesi da noi per riscaldarsi le ossa? Tagliamo per i vicoli e, cercando la farmacia di turno in Piazzetta della Maddalena, ci imbattiamo in una lunga fila di bancarelle, che termina all'incrocio con via San Luca. Elena, incantata, incomincia a frugare tra abiti usati, magliette estive, gonne colorate, braccialetti e collane. Una manifestazione di cui avevo letto, basta chiedere al Civ uno spazio, e chiunque può, nei giorni indicati, mettersi in strada per vendere quello che vuole, senza scontrino, senza ricevuta fiscale e senza la famigerata Partita Iva. Come ai tempi antichi. Un'ottima idea per riciclare e non far crescere a dismisura le discariche, inferno del nostro presente. Incontro molto amici, che mai avrei pensato di vedere dietro un banchetto a vendere merce. Mi fermo a parlare con Marco, bancario, e la sua compagna. Sono insieme a Lucia, organizzatrice di eventi teatrali. Più avanti incontro Francesca, che però è più giovane e un po' hipster, la sua convinta presenza non mi stupisce neanche un po'. Simpatica l'amica che le fa compagnia e che mi spiega tutto sulla merce. Credo che Francesca, grande viaggiatrice, non vedesse l'ora di fare qualcosa di simile nella sua città.

La manifestazione di chiama Repessin, mercatino dell'usato, del riuso e del collezionismo amatoriale. Cosa vuol dire? È una parola che fa tornare indietro con la memoria, così veniva chiamato chi recuperava e rivendeva oggetti che non servivano più ai legittimi proprietari.

Credo sia una cosa meravigliosa. Come fanno le famiglie americane o del Nord Europa quando devono traslocare da una parte all'altra della città o della nazione. Mettono in mostra nel giardino, o sul marciapiede davanti a casa, gli oggetti che non vogliono o non possono portarsi dietro. Le offrono a basso costo ai vicini di casa. Così non vanno ad arricchire le discariche. Magari qualcosa che tu non sopporti più, la sta cercando qualcun altro. Oppure hai due cose uguali, perché la seconda te l'hanno regalata a Natale. Senza pruriti, senza paura di essere considerati poveri e bisognosi, un tarlo che arrovella noi italiani: Ma cosa penseranno i vicini? E se passa qualcuno che conosco? Non è dignitoso! Queste idee dobbiamo togliercele dalla testa.

Ventitré anni fa quando è morto mio papà, la mamma si è dovuta trasferire in pochi giorni da una casa di 200 metri quadrati in una molto più piccola. Ricordo ancora con il cuore dolorante quante cose ho dovuto buttare via, oggetti meno importanti di altri ma importanti anch'essi, come i souvenirs dei miei primi viaggi di bambina e adolescente. Ho pianto, infilando il mio passato nel cassonetto. Così ho sempre guardato con invidia gli americani che mettono in vendita gli oggetti prima di un trasloco.

E poi siamo in tempo di crisi, è bello spendere poco per qualcosa che ti piace, è bello fare qualche soldino con qualcosa che non ti serve più. Negli Stati Uniti fanno i mercatini usando il bagaglio della macchina: anche in Liguria ci hanno provato, nei pressi di Albenga, le Mamme di Cisano.

Mentre parlo con gli amici e ragiono su queste cose, ho perso l'amica Elena. Sento il cellulare squillare, è avanti di una cinquantina di metri, con la mani affondate nella merce e la borsa piena di vestitini. La recupero e comincio a fare foto (guarda fotogallery in fondo all'articolo).

Mi rendo poi conto che tutto il centro storico è pieno di eventi. Facciamo un salto in piazza Don Gallo perché la mia amica Paola, che vive a Roma, ha appena comprato una casa proprio lì e ce la vuole far vedere, ma prima passiamo a salutare Rossella Bianchi, la scrittrice trans che sta lavorando in vico Untoria. Le ho presentato in pubblico entrambi i libri che ha scritto e vi consiglio di leggerli, comunque la pensiate. In piazza un palco e un festival musicale, il Ghettoblaster II. 

Salgo da Paola, saluto e inquadro la piazza dalla finestra della nuova casetta: un tempo era una discarica ora è dedicata al grande Don (guarda fotogallery in fondo all'articolo). Risaliamo verso Palazzo Ducale, per prendere il nostro passaggio per Camogli ed ecco i tavoli allestiti per ColorataCena, organizzata dal Coordinamento Liguria Rainbow. Dentro il palazzo, c'è UniverCity, stanno per premiare Giuseppe Tornatore. Piazza De Ferrari ospita latinos vestiti di tutto punto e intorno alla fontana un evento dei cittadini di Sampierdarena. Ho una lieta baraonda nel cervello.

Altre grandi e piccole iniziative in giro, ma ci fermiamo qui: ai Giardini Luzzati, musica elettronica e dal vivo. E poi i due eventi più ufficiali: la Notte dei Musei, e Slow Fish al Porto Antico.

Faccio una battuta su messanger a Emanule Conte, presidente del Teatro della Tosse, con cui stiamo organizzando un evento proprio sul futuro del nostro centro storico, con i candidati sindaco, alla Claque per il 31 maggio alle 17.15: ho appena fatto un piccolo giro – scrivo - pieno di eventi intorno a Maddalena e a De Ferrari. Mi risponde: questo stupisce anche me. C'è sempre un casino di cose da fare a Genova, checché se ne dica.

Per arrivare a tutto questo in passato c'è stata una progettualità stringente che ha portato il centro storico a rivivere. Ora questa progettualità sembra non esserci più. Ho vissuto nei carruggi per più di vent'anni e ne ho osservato con emozione ogni battito di cuore e soprassalto. Vi aspettiamo mercoledì 31 maggio Emanuele ed io – il teatro della Tosse e mentelocale.it - a discutere del futuro della nostra città vecchia, per dirla con De André.

Bisogna andare avanti, assolutamente. Viva il Repessin. Ricicliamo il passato per un futuro ricco di visioni e condivisioni.

E voi cosa ne pensate? Mandatemi pure una mail: laura.guglielmi@mentelocale.it.

LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI tutti i mercoledì su mentelocale.it, oppure su Facebook: iscriviti al gruppo.

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