Genova Mercoledì 22 febbraio 2017

Andrea Bruschi: «Ho ideato il mio ultimo disco a Berlino»

Andrea Bruschi
© Foto Gianluca Moro. Video del disco, girato da Lorenzo Vignolo

Genova - Andrea Bruschi, genovese, lo conosco da tanti anni. Attore e musicista, come tanti miei amici, ha fatto le valigie e si è trasferito a Berlino. È appena uscito il suo ultimo disco made in Berlin, The King of the Minibar, che ha inciso con il gruppo Marti, dove mescola new wave, post-punk, noir. Le influenze di David Bowie, Nick Cave e dei Depeche Mode sono evidenti.

Ho incontrato Andrea nel suo nuovo mondo qualche anno fa, mi ha offerto un tè nel suo bar preferito di Berlino, abbiamo chiacchierato a lungo. Ho tanti amici e conoscenti che hanno scelto di andare via dall'Italia, anche dopo i quarant'anni. Non ultimo Luca Vitone, artista visivo, anche lui genovese, che si è trasferito nella capitale tedesca, con la famiglia. Un po' li invidio, e pensare che per tre anni a Londra mi ci sono trasferita anche io, quando avevo poco più di vent'anni. Ma poi sono tornata, ed eccomi qui a tormentarvi con i miei articoli e spunti. Ma Bruschi ne vale la pena, è un personaggio ombroso, pieno di idee e vitalità. Una volta mi ha confidato che il suo sogno nel cassetto è quello di essere protagonista di un film su Gian Maria Volontè. Gli assomiglia davvero. Anche nel carattere. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata.

Tanti italiani, anche artisti, hanno scelto di vivere a Berlino. Come ti trovi?

«Io frequento Berlino da metà anni Ottanta, la prima volta ci sono arrivato da ragazzino con l’Interrail. Quindi ho avuto, così si può dire, anche la fortuna di vederla nel periodo del muro. Ci sono arrivato facendo il viaggio in treno attraverso tutta la DDR, approdando alla stazione dello Zoo, come nel film e libro di Christiana F. Per me Berlino era anche la città dove Bowie, i Depeche Mode, David Sylvian avevano registrato il loro meravigliosi dischi. Per merito del primo disco dei Marti, che è andato in classifica in Germania nel 2007, ho avuto la possibilità di fare promozione e vedere la città come era cambiata. In poco tempo ho deciso di prendere una stanza e buttarmi in questa avventura senza conoscere nessuno in particolare. Ho avuto l’opportunità di vedere forse gli ultimi due anni del periodo d’oro di una città che poi è diventata sempre di più un polo di attrazione. Ormai dal 2012 ha cambiato definitivamente faccia, diventando un punto di riferimento per tantissime persone e cadendo nel morso della gentrificazione. Rimane comunque una città in cui si vive benissimo e la qualità della vita è molto alta. Penso che la sua particolarità sia che è possibile crearsi una propria Berlino in cui vivere. Ci sono quindi tante Berlino parallele».

Quali sono le cose che più ti fanno sentire a casa tua a Berlino e cosa riesci a fare lì che non riusciresti a fare in Italia?

«Ultimamente sono spesso in Italia perché sto lavorando come attore sia nelle serie tv che al cinema. Sto sei mesi a Berlino e sei mesi nel Bel Paese e sto iniziando anche a lavorare a Londra che forse diventerà la mia base. Non ho mai perso il mio rapporto con l’Italia. Ho la mia famiglia a Genova anche se ci vengo poco. Penso che l’Europa l’abbia unificata più Easyjet e Ryanair che la politica. Berlino è un capitale multietnica dove sono presenti milioni di giovani e di persone creative e imprenditori di tutto il mondo. È una realtà in continuo mutamento. Più che ad una città italiana si avvicina ad una città dell’Estremo Oriente o a New York o Londra senza essere così cara (per adesso!) L’Italia ha altre qualità che sono immortali e proprio su queste dovrebbe puntare. Ma non mi sembra ci siano grandi segnali di dinamismo, basti pensare che per raggiungere Berlino da Genova devo andare a prendere un volo a Bergamo, prendendo un treno da Genova e poi un pullman da Milano. È tutto un po’ faticoso».

Quali sono i posti di Berlino che frequenti di più?

«A Berlino io vivo a Mitte che è il centro della parte est. È una città molto tranquilla, tutto è accessibile ma allo stesso tempo succedono tante cose a livello artistico e non solo. Ogni giorno ci sono tanti concerti, mostre, attività di ogni genere. Io personalmente adoro i suoi caffè e bar. C’è l’imbarazzo della scelta. Quando sono lì ho la mia routine che gira attorno al lavoro musicale (andare in studio a scrivere) o attoriale poi incontro ogni giorno artisti con cui scambiare opinioni o semplicemente vivere quella che hanno ribattezzato La Deutsche Vita».

Se dovessi consigliare ad una persona che non è mai stata a Berlino alcuni luoghi imprescindibili da vedere, quali sceglieresti?

«Faccio un piccolo elenco che poi domani sicuramente cambierei perché scopro sempre altre cose nuove: Brücke museum, Museo Helmut Newton, Isola dei musei, Berghain e una gita ai laghi di Wannsee».

Ci racconti le tue ultime esperienze cinematografiche?

«Adesso ho appena finito un film per il cinema, l’opera prima di Simone Godano con Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak che uscirà ad aprile e sto terminando le riprese di una fiction per la RAI, Questo nostro amore anni 80. Sta uscendo anche nel mondo la serie americana Mozart in the jungle dove faccio una piccola parte, quella del musicista Vlad, e ho avuto il piacere di lavorare con Gael Garcia Bernal e Monica Bellucci. Inoltre, uscirà anche la serie 1993 per la regia di Giuseppe Gagliardi su SKY».

Ora passiamo a parlare della tua ultima creatura, il tuo disco che è stato registrato tra Berlino, Londra e la Liguria, come queste tre appartenenze vengono fuori nel tuo lavoro?

«Berlino è il mio quartier generale. Ho preso una stanza e ne ho fatto il mio laboratorio creativo, per cambiare scenario e vivere in una vera metropoli multiculturale. Proprio a Berlino ho incontrato James Cook che è il produttore artistico del mio disco: è londinese ma anche lui si è trasferito nella capitale tedesca. Dopo la pre-produzione a Vienna, dove vive il batterista Tom Marsh, e aver registrato una parte del disco a Berlino, abbiamo continuato a Londra. Nel disco hanno suonato tanti musicisti inglesi che registrano ad Abby Road e in altri studi come session musicians. Infine, abbiamo terminato il lavoro in Liguria, dove Nicola Sannino, che è il fonico dell’album, ha uno studio. Così ho chiamato alcuni musicisti italiani con cui avevo voglia di collaborare, compresi gli altri due componenti della mia band che sono fondamentali e suonano con me da 15 anni: il maestro Simone Maggi (polistrumentista) e Claudia Natili (contrabasso e basso)».

Quali sono i punti forti di questi tuo ultimo disco?

«Penso sia il mio lavoro più maturo. È completamente indipendente e auto finanziato, così ho potuto fare quello che volevo senza rendere conto a nessuno. Certo la fatica è stata enorme ma mi ha permesso di realizzare l’album che volevo. Igort, che considero uno dei più grandi storyteller e illustratori che abbiamo in Europa, mi ha fatto il dono di crearmi la copertina e tutto l’artwork compreso il libro di 16 pagine. Il disco è nel format che sognavo di fare, cioè vinile colorato 180 gr per audiofili con copertina apribile. Era da tanto che volevo creare un album rock mittleuropeo e penso non ci siano molti esempi di una cosa simile fatta da un artista italiano».

Come ti è venuta in mente la cornice narrativa del disco?

«Le canzoni sono pensate come fossero 10 storie brevi di una graphic novel ambientate appunto in 10 stanze diverse di un motel a Berlino. Il King of the minibar - dal titolo del disco - è colui che si siede nell’angolo dell’inquadratura della nostra giornata. La canzone e l’album sono dedicate a queste persone che sembrano ai margini della prospettiva del quadro ma sono in realtà il racconto stesso. Nel disco si parla della vita, della filosofia del re del minibar ma anche di un marito naufrago perso nel mare, che vive su una zattera. C’è una canzone dedicata a Mr Sophistication che è un personaggio del film Assassinio di un allibratore cinese di Cassavetes, mio film di culto. Come tutto il lavoro del regista greco-americano, a cui è dedicata la nostra etichetta discografica e il movimento artistico fondato assieme ad Igort e al gruppo musicale Dorian Gray».

Cosa significa David Bowie per te: lo custodisci con passione nella tua copertina Facebook.

«Nella foto insieme a Bowie non sono io ma Iggy Pop, però gli somiglio e tante persone si sbagliano. Per me è uno dei più grandi artisti del dopoguerra e la sua arte mi ha cambiato e migliorato la vita. Era un portale prima di internet, veicolava l’arte. Basti pensare a cosa ha fatto della sua malattia e morte. É stato un esempio artistico fino alla fine. Berlino per me è anche la sua Berlino e quando l’ho visitata da ragazzino il mio pensiero era sempre per lui».

Se vi ho incuriosito, ascoltate e guardate il video di The King Of Minibar, diretto da Lorenzo Vignolo, con Andrea che gira per le strade di Berlino, il set ideale per questo disco,

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