Teatro Genova Teatro Politeama Genovese Giovedì 2 febbraio 2017

Giorgio Camandona è Peter Pan: «Ho un sogno, un musical su De Andrè»

Giorgio Camandona

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Genova - Da quasi un anno è Peter Pan in una nuova edizione per la regia di Maurizio Colombi. Un ruolo che era tra i suoi grandi sogni. Tra i sogni nel cassetto, però, il cantante, ballerino e attore genovese Giorgio Camandona ha anche un musical su Fabrizio De Andrè.

Diciamo che sul ruolo lavorava da tempo. «Avevo fatto un provino già cinque o sei anni fa, ma poi non se ne era fatto nulla - questioni di tempistiche». Questa volta invece la proposta è arrivata durante la tournée di Grease, una produzione della Compagnia della Rancia, ma le cose sono andate in maniera ben diversa: «Eravamo alla fine delle repliche dopo un anno e mezzo di tournée con Grease, in cui ero Roger, l'amico del protagonista Kenickie». E ti hanno lasciato andare? «A tutt'oggi i miei rapporti con il gruppo sono ottimi. La Compagnia della Rancia è una garanzia di qualità e professionalità, ma è anche fatta di persone che costituiscono una grande famiglia. Mettono al primo posto sia la professionalità che la persona. Quando l'anno scorso ho raccontato a Saverio Marconi (regista, ndr) della proposta per il ruolo di Peter Pan, sono stati proprio loro a fare in modo che io potessi cogliere questa occasione. Sono anche venuti a vedermi».

Con il suo Peter Pan, Camandona torna al Teatro Politeama Genovese. Come ha interpretato questo classico? E perché tanto desiderio verso questa figura della letteratura classica? «Per il mio Peter Pan sono partito dal libro di J.M. Barry. Per me lui è un eroe, ma può rappresentare anche qualcosa di non solo magico e positivo. Un eroe bambino, quindi che compie gesti eroici non per ego, ma perché in quel momento è la cosa giusta da fare. In questo senso è un bambino, è tutto istinto. Di suo poi è molto orgoglioso, uno che ha rifiutato la realtà è se ne è creata un'altra, l'isola che non c'è. Quindi è anche un modello egoista, con un gruppo di amici selezionati. In lui poi coesistono tanti miti, tra cui la voglia di non crescere che, per come la vedo io, è la paura del cambiamento, un terrore verso i grandi mutamenti e la paura della solitudine, e questo è quanto accade nello spettacolo quando Wendy porta via tutti. A quel punto lui resta solo con Trilly, ma lei rischia di morire. Per la prima volta, svelerà la sua parte più umana e sensibile chiedendole di non lasciarlo solo, perché non è capace di affrontare la solitudine».

A livello artistico, dopo Pinocchio, Frankenstein e Grease, che tipo di sfida rappresenta questo ruolo? «Artisticamente permette di mostrarmi a 360 gradi: ballo e recito tanto, ed è molto stimolante. Peter Pan è arrivato nel momento giusto, non sono né troppo novellino, né troppo maturo. Poi per me questo personaggio è immenso, perché immortale nell'immaginario dei bambini ma di tutti e quindi si sente anche questa responsabilità di intervenire nell'immaginario che tanti condividono. Quando dico immenso mi riferisco anche allo spessore del personaggio: su Peter Pan sono stati scritto trattati di psicologia. Sotto il personaggio ci sono tanti aspetti profondi dell'essere umano che sono la sua forza e bellezza».

Arrivare al teatro e al musical in particolare, per Giorgio è stato un percorso tutto personale: «La mia è un'esperienza un po' anomala: ho studiato danza e canto per tanti anni, poi ho fatto uno stage mentre già frequentavo l'università». Che cosa studiavi? «Ero alla fine del corso in Scienze infermieristiche - sono figlio di medici - mi piaceva, ero contento e mi mancavano pochissimi esami».

E com'è andata? «È passato il mio treno e l'ho preso. Sentivo che di lì a poco avrei dovuto fare una scelta: o smettevo di ballare o... Ma siccome a quel punto qualcuno mi ha raccontato come si faceva a diventare un professionista, ho colto l'occasione». Quel qualcuno era il regista Mario Simone, oggi assistente alla regia alla Rancia - in Grease da quest'anno: «Lì mi si è aperto il fascicolo sulla didattica di un artista. Nessuno ti insegna come diventare ballerino, cantante e attore a scuola. Nessuno ti dice come si fa e che si deve studiare. Ci sono accademie professionali e percorsi formativi ben precisi. Così ho fatto un'audizione e sono entrato alla Mts - Musical Theatre School, a Milano. Mi sono diplomato e ho cominciato a lavorare subito. Certo, serve anche talento, ma bisogna formarsi e studiare, come in tutti i mestieri».

Arriviamo al progetto che Giorgio tiene nel cassetto: «Un musical con le musiche di Andrè», dice tutto d'un fiato Camandona e prosegue: «Aspetto di essere maturo al punto giusto, però. È un'idea a cui abbiamo lavorato io e Nadia Scherani, una mia collega genovese. Ci prendono sempre in giro perché siamo malinconici verso la nostra città; da lì è partita l'idea. Per ora c'è un intreccio, ma si deve sviluppare in un copione vero e proprio, quindi trovare un regista. Mi piacerebbe scrivere il testo e poi magari stare in scena. Racconterei Genova da buon campanilista quale sono. Parlerei del fascino e della sua bellezza, di una città poco vistosa che però, se hai pazienza, e le dai tempo, Genova ti dà tutto. La sua malinconia, il centro storico, i caruggi, il mondo di De André insomma».

Per il suo futuro Camandona sogna anche un ruolo al cinema «che mi metta in difficoltà, per esempio quello del cattivo». Quale cinema Io appassiona? «Quello di Ozpeteck. E, in generale, i film romantici». Intanto la tournée di Peter Pan è agli sgoccioli e all'orizzonte c'è il progetto per un nuovo musical «di cui però non si può dire ancora niente».

In chiusura della nostra chiacchierata, Camandona racconta della sua esperienza in compagnia, dei colleghi e, in senso ampio, dell'universo musical italiano, dal suo punto di vista: «La Compagnia della Rancia funziona come dovrebbe funzionare ogni compagnia in Italia. Il ruolo di Roger e essere nel cast di Grease mi hanno insegnato molto, perché si è sempre in scena, è energia pura. Ti obbliga a essere molto attivo. Con Pinocchio e Peter Pan mi sono ritrovato in spettacoli più emotivi, che hanno bisogno di un'energia diversa. Martha Rossi è la mia Wendy: una grande cantante, una garanzia averla al fianco. Una macchina: ti garantisce ogni sera quanto ti aspetti, è molto generosa ed è un'attrice che ti guarda negli occhi. Pietro Pignatelli, Capitan Uncino, è stato il primo Roger con Lorella Cuccarini in Grease, io l'ultimo. Poi c'è Spugna, Mimmo Chianese, che è genovese d'adozione. Siamo venti in scena: una compagnia tutta di grande livello».

Dal grande al piccolo. Camandona è stato anche protagonista di piccole produzioni, tutte esperienze premianti: «Sarà perché ti amo è nata tra un gruppo di amici. Sono un grande sostenitore di questi progetti che prevedono anche la scrittura. In Italia si tende a tradurre troppo, mentre ci sono ottimi registi, dialoghisti, scenografi, insomma ci siamo tutti. Pinocchio è stato un grande successo completamente Made in Italy, Peter Pan l'hanno riscritto completamente. Anche Replay, scritto e musicato in Italia, è stato un bellissimo progetto, ma che fatica trovare date e girare. Questo è un grosso problema su cui lavorare».

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