Val d'Aveto: alla scoperta delle escursioni nel Parco - Genova

Val d'Aveto: alla scoperta delle escursioni nel Parco

Destinazioni Genova Martedì 16 agosto 2016

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La vetta del Monte Penna tra faggi e abeti
© Andrea Sessarego
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Genova - Distese di abeti secolari e faggi a poca distanza dal mare. Un Trentino in miniatura nascosto a due passi dalla città. In alta Val d'Aveto si respira aria di montagna, pur essendo a solo un'ora e mezza di macchina da Genova. E se Ernest Hemingway, venuto a pescare le trote fario nell'Aveto, pare l'abbia definita la valle più bella del mondo, non serve aggiungere altro. Trekking, mountain bike, passeggiate tra mirtilli, lamponi e fragoline di bosco, fino alla scalata di uno dei suoi simboli: il Monte Penna con il Pennino. Il Parco Naturale Regionale dell'Aveto offre tante opportunità per rilassarsi e staccare la spina.

Tantissimi itinerari per andare alla scoperta di luoghi immersi nella natura. Partiamo dal Monte Penna e la sua fantastica foresta, oggi Demanio regionale, che ha fornito per secoli la materia prima per la fabbricazione dei remi per la Repubblica di Genova. Quest'area verde è un'esplosione di faggi, conifere e anche di abeti bianchi.

L'anello del Monte Penna (sentiero A5) è un percorso escursionistico che parte dal Passo del Chiodo e conduce dopo circa 40 minuti alla curiosa chiglia della Nave. Miti e leggende avvolgono questo vallone: secondo la tradizione, sarebbe l'antica casa degli spiriti pagani dei boschi. La sua sacralità, invece, è data dalla presenza di un altare sul fondo della depressione. L'origine di questa conca è dovuta al distacco, e successivo scorrimento lungo una grande e profonda frattura, di un'ampia porzione di versante, che ha realizzato una duplicazione della cresta originaria.

Il viaggio prosegue verso il Pennino, antecima del Monte Penna. Prima si incontra il sentiero che da Gramizza porta alla cima del Penna, e poco più in alto quello che arriva dal versante emiliano. C'è anche un breve tratto di ferrata (consigliato solo per escursionisti esperti). Ma il fantastico panorama, che nelle giornate più limpide può spingersi fino all'Arcipelago Toscano, alla Corsica e all'arco alpino occidentale, si può vedere anche partendo dal Passo dell'Incisa (che è anche il sentiero del ritorno), lo storico crocevia che metteva in comunicazione la Val d'Aveto, tramite la Val di Taro, con il Parmense e la Toscana. Oltre alla vista mozzafiato, nella bella stagione si possono osservare le fioriture del giglio di San Giovanni, l'anemone alpino, la viola di Cavillier, oppure i caprioli che scorrazzano nei boschi. Ultimamente si sono anche intensificati gli avvistamenti di branchi di lupi.

Appena sotto il Monte Penna c'è un piccolo laghetto circondato da faggi. I suoi bassi fondali sono l'habitat naturale per rospi, rane e tritoni, piccoli anfibio simile alla salamandra. Una volta tornati indietro, dal Passo dell'Incisa si segue la comoda sterrata che porta alla strada asfaltata (provinciale 75), fino ad arrivare alle Casermette del Monte Penna, complesso di due rifugi. Rinnovato negli arredi, ricavati dal legname del bosco, e negli impianti, è in attesa di scoprire chi sarà il suo gestore per aprire le porte (il bando per la gestione è scaduto lo scorso aprile). Davanti al rifugio c'è un bel prato, ideale per un picnic.

Dal Passo dell'Incisa è possibile raggiungere la seconda vetta più alta del parco: il Monte Aiona (1701 metri). Una passeggiata in piano tra gli abeti, che permette di congiungersi con il verde Lago delle Lame, altro simbolo del parco, passando tra cascate e creste rocciose. Due possibili alternative sono ritornare al Passo del Chiodo oppure dirigersi verso il Passo della Spingarda. Ma è anche possibile scarpinare in direzione del Lago di Giacopiane, situato in Valle Stura. Qui si possono incontrare i cavalli selvaggi: sono una cinquantina, divisi in cinque branchi. Non sono pericolosi, basta solo non disturbarli, spaventarli o avvicinarsi troppo.

Alle pendici dell'Aiona, e visibile dall'alto, c'è la Riserva Naturale delle Agoraie: un gruppo di laghetti di origine glaciale, di cui 4 perenni e 2 stagionali. Il più particolare è il lago degli Abeti, così chiamato per la presenza sui suoi fondali di numerosi tronchi fossili proprio di abete. Ma quest'area è nota anche per la sua flora, vista la presenza di diversi relitti glaciali. Per questo motivo è accessibile solo per motivi didattici e scientifici, anche se il Parco organizza alcune visite guidate fino ad agosto (info e prenotazioni: 0185 343370).

Punto di riferimento della Val d'Aveto è Santo Stefano d'Aveto, protetto dai monti del Groppo Rosso e del Maggiorasca. Il primo, raggiungibile dal piazzale di Rocca d'Aveto, si colora di un rosso accesso all'ora del tramonto. Cosa si vede dall'alto dei suoi 1593 metri? L'appennino circostante, l'intera vallata e la Pianura Padana. Il Maggiorasca, più pianeggiante e circondato da possenti faggi, è la cima più alta dell'Appennino Ligure con i suoi 1804 metri. È una meta molto apprezzata dagli escursionisti, provenienti dai versanti sia emiliani, sia ligure. Al suo fianco c'è il Monte Bue. Queste due vette si possono raggiungere con la seggiovia (orari e info, anche per le piste da sci aperte nella stagione invernale e i percorsi in mountain bike, sul sito dedicato agli impianti di risalita in Val d'Aveto), oppure a piedi partendo da Rocca d'Aveto. Se si sceglie la seconda opzione, si incontra il bellissimo Prato della Cipolla con il suo rifugio. Questo punto di ritrovo, dove però non si può dormire, permette di ricaricare le pile gustando polenta, salsiccia e altri piatti di montagna.

Per immergersi nuovamente nella natura, una volta arrivati in cima al Maggiorasca, ci si può letteralmente tuffare nel Lago Nero, anticipato dall'omonimo monte. Questa scura pozza d'acqua, abitata da piccole carpe, si scorge già dall'alto in lontananza. Una curiosità? Alle pendici del Monte Nero si trovano abeti bianchi autoctoni e molti esemplari di pino mugo uncinato, un raro relitto glaciale. Questo itinerario si può effettuare anche partendo dal Passo del Tomarlo, posteggiando la macchina sulla panoramica che collega Santo Stefano d'Aveto al Monte Penna.

Percorrendo la strada statale 654 da Santo Stefano in direzione Gramizza, si può andare a vedere la cascata del Cucù. Tra le frazioni di La Villa e Gramizza, si deve prestare attenzione al cartello che indica l'inizio del percorso. Seguendo le indicazioni, in poco più di dieci minuti, si arriva alla passerella in legno che conduce nella rientranza rocciosa della cascata. Lì c'è anche una sorgente naturale, con l'acqua che sgorga gelida dalla roccia. Se siete fortunati, nel laghetto sottostante, potete vedere anche delle bellissime trote fario (per pescare ci vuole la licenza).

Poco prima di La Villa, c'è il piccolo paesino di Allegrezze. Attraverso La Via del formaggio: anello Allegrezze - Gavadi, si inizia un percorso bucolico e panoramico attraverso antiche frazioni, dove si produce ancora il formaggio a livello artigianale. Restando in tema di formaggi, non si può non assaggiare il San Stè, formaggio tipico della Val d’Aveto prodotto con latte crudo intero. Viene prodotto con tre differenti stagionature: 60 giorni per il giovane, 4 mesi per la media stagionatura e 8 mesi per l’extra. La crosta sottile varia dal colore giallo paglierino al nocciola tenue. Nelle stagionature più giovani il gusto richiama i sapori del latte. Per acquistarlo, accompagnato da altri prodotti tipici, si può visitare il Caseificio Val d'Aveto di Rezzoaglio (via Rezzoaglio Inferiore 45).

Tornando a Gavadi, nascosta tra le creste rocciose, c'è la misteriosa cascata di Gavadi. Ben visibile da Amborzasco, è più difficile raggiungerla per ammirarla da vicino. Alta circa una trentina di metri, è affascinante soprattutto d'inverno, quando l'acqua si ghiaccia. Lì vicino ci sono anche i faggi giganti: se siete curiosi di vederli, armatevi di corde per scalarli (itinerario adatto a escursionisti esperti).

Meta vacanziera di liguri e non solo, Santo Stefano d'Aveto si adagia sotto le montagne. Tra i simboli di San Ste' c'è il Castello Malaspina-Doria, che svetta in piazza del Popolo. Si presume che il castello sia stato edificato intorno al 1200: risale, infatti, al 1164 il diploma con cui Federico Barbarossa investe il marchese Obizzo Malaspina di molte proprietà, tra cui le terre avetane. La fortezza è venduta nel 1495 al nobile e conte di Lavagna Giannetto Fieschi e, nel 1547, da Carlo V di Francia all'ammiraglio di Oneglia Andrea Doria.

Quello che si vede oggi del Castello è il rifacimento fatto dai Doria di una costruzione precedente, che si pensa fosse costituita da mura portanti in pietra e il resto dell'edificio in legno. Restano quasi intatti solo i muri perimetrali della pianta pentagonale. La fortezza, ora di proprietà del Comune di Santo Stefano d'Aveto, è utilizzata per manifestazioni culturali. Il piazzale antistante, invece, per concerti e spettacoli.

A Santo Stefano d'Aveto e nei dintorn gli eventi non mancano: dai tornei sportivi, alle sagre, dalle giornate danzanti alle Feste patronali. Per scoprirli tutti, si può visitare il sito del Comune di Santo Stefano d'Aveto.
Per informazioni su escursioni, itinerari ed eventi nel parco visitare il sito del Parco dell'Aveto (Ente Parco dell'Aveto: 0185 340311; 0185 870171; info@parcoaveto.it). Nel caso vi trovaste in difficoltà durante le escursioni, questo il numero del Soccorso Alpino Rapallo: 0185 262626.

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