Genova Mercoledì 6 luglio 2016

Studi Aperti ad Ameno: arte contemporanea sul Lago d'Orta

Ameno: balaustra colorata dallo Yarn Bombing. Sullo sfondo il Municipio e il Museo Tornielli
© Laura Guglielmi
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Genova - Ero già stata ad Ameno in pieno inverno, per una manifestazione di Asilo Bianco. Che strano nome per un paese, Ameno. Se fosse situato in una zona industriale, zeppo di capannoni industriali e di fumi, sarebbe una croce quel nome. Invece no, gli è andata bene, Ameno è proprio come il nome che si porta con sé. Non c'è altro aggettivo per definirlo, gli sta cucito addosso alla perfezione. Recita la Treccani: amèno agg. [dal lat. amoenus]. – 1. Piacevole, gaio, che rallegra la vista e l’animo. Provate per credere, Ameno è proprio così. Comune del Lago d'Orta, posto sulla collina, a 500 metri, è costellato di alberi autoctoni e esotici, ville storiche da urlo, e vicoli che corrono verso case immerse nel verde, con cortili cinquecenteschi. I residenti sono poco meno di 900.

Ci sono tornata lo scorso fine settimana, per la XII edizione di Studi Aperti, tutto il paese in mano a 50 tra artisti, artigiani, architetti e designer, all'insegna dell'utopia, perché, come diceva Oscar Wilde: «Una mappa del mondo che non includa il Paese dell'Utopia non vale neppure un'occhiata». Esci da un giardino ed entri in una casa, ti imbatti in una falegnameria aperta, conosci il francese Benoit, che produce miele e propoli, e ospita un lavoro di architetti milanesi. All'ingresso del bel parco Neogotico di fronte al municipio e al museo d'arte contemporanea Tornielli, ecco un gruppo di signore di Ameno che stanno lavorando a maglia, per produrre maniche di lana che abbracciano gli alberi, o strane composizioni per coprire la balaustra oppure palle blu che stanno immerse nell'acqua del piccolo laghetto. Tutto all'insegna dello Yarn bombing, ormai diffuso in tutto il mondo.

Persone che vengono da fuori, con tante esperienze diverse, dal Giappone all'Iran, dalla Svizzera alla Germania al Bangladesh, mettono in mostra il loro saper fare, insieme ad artigiani ed artisti del territorio, che aprono i loro studi ai visitatori. Credo che sia importante più di altre volte guardare la fotogallery di questo mio spunto del mercoledì per capire davvero fino in fondo quello che dico. L'Italia non può che vivere di queste iniziative legate al territorio, crederci veramente, cercare di andare oltre, creare delle alternative forti.

Tutto è iniziato grazie a un'artista con una lunga storia alle spalle, Enrica Borghi, che ha sentito il richiamo della foresta. Lei nata e cresciuta a Macugnaga, alle pendici del Monte Rosa, dopo aver studiato a Milano e aver iniziato la sua carriera artistica a Torino, ad un certo punto ha deciso di trasferirsi a Ameno, “per la sua bellezza autentica”, in una casa a due piani del Cinquecento, con ancora il vecchio pozzo, e le arcate che si affacciano sul cortile interno. Lì vive con il marito Davide e il figlio etiope, ha il suo studio, la sala espositiva e affitta anche le stanze. Una piccola reggia, sempre aperta a chi suona al campanello, soprattutto durante Studi Aperti.

Noi abbiamo dormito lì, e il sonno ti acchiappa subito, riparato da muri che palpitano di tante vite trascorse. Enrica Borghi ha fondato l'associazione Asilo Bianco per valorizzare questo territorio attraverso l'arte contemporanea: «Credo di essere un'artista anche quando organizzo un evento – spiega Enrica - Asilo Bianco è la costruzione di un processo artistico, un progetto di arte relazionale, di cui sono stata la forza propulsiva, ma che spero possa procedere con la proprie forze e con persone che si sono formate al suo interno». Infatti i curatori di questa edizione di Studi Aperti sono di un'altra generazione, Francesca Gattoni e Andrea Grotteschi. «A Ameno ho sperimentato per la prima volta il senso di appartenenza ad una comunità – continua Enrica - e ciò mi spinge a lavorare per la sua crescita, anche economica e turistica. Oggi non riesco più a immaginare un lavoro se non ne condivido con altri il momento della creazione». E infatti per questa edizione di Studi Aperti ha proposto un laboratorio per produrre la sua Regina, una grande installazione fatta con bottiglie di plastica riciclate, che verrà presto esposta a Napoli. La mamma è una sua fan e produce i lavori insieme a lei, lavorando la plastica con uncinetto e ferri. Poi ha un'assistente molto in gamba di origine iraniana, una brava artista, Rojna Bagheri.

Per mettere in piedi tutto questo non ci vogliono fior fiore di quattrini, il progetto quest'anno è costato all'incirca 12.000/15.000 euro, compreso il catalogo, i manifesti, la comunicazione e l'ospitalità. Che possa servire da esempio per creare tanti altri processi virtuosi in questo nostro stanco Paese, che però ha delle risorse inaspettate, e che è letteralmente sommerso dalla bellezza. Ce ne sono già altre di realtà così in giro per l'Italia, ma ancora troppo poche.

Il Lago d'Orta è una delle tante eccellenze italiane, ogni volta che ne scopri una nuova ti chiedi: «Ma come fa l'Italia ha essere ridotta così? Gli italiani come fanno a essere tutti così depressi con un territorio così straordinario? Perché i giovani scappano tutti all'estero per trovare lavoro?» Non solo Orta è una chicca, ma anche l'isola di San Giulio, così come il monte Sacro, patrimonio dell'Unesco. Pare sia uno dei laghi più puliti d'Europa, io ne ho approfittato per farmi un bel bagno in una spiaggia, dal nome davvero paradossale, Miami. Poi, tanti sono i percorsi per fare trekking o cicloturismo.

C'ero già stata a Orta, ospite del premio Piemonte Grinzane Noir. Eravamo partiti in auto con il giallista Bruno Morchio e la scrittrice Claudia Priano. In quei giorni ho conosciuto Giorgio Faletti, una persona davvero alla mano. L'iniziativa era bella, ma lo spreco di danari pubblici, come per tanti altri eventi organizzati dal Grinzane Cavour era davvero enorme, cene luculliane e stanze d'albergo di lusso. L'Italia non si può più permettere cose così, se mai ha potuto. Ce la può fare dando spazio invece a piccole grandi iniziative sparse a macchia di leopardo, che danno vita a processi virtuosi, come Studi Aperti.

Era il 2008, Orta era davvero bella allora, come lo è adesso. Tanta acqua è passata sotto i ponti. Il Premio Grinzane Noir non esiste più. Giorgio Faletti è morto prematuramente. La crisi economica, iniziata quell'anno, sta continuando a mordere.

Non ci rimane che partire dalle piccole cose e capire quanto è importante il territorio che ci circonda, rispettarlo, percorrerlo, renderlo attrattivo per le persone in grado di coglierne l'essenza. Queste cose andavo pensando sulla strada del ritorno domenica notte. Ho provato un momento di serenità. Ce la possiamo fare. Forse.

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