Genova Giovedì 2 giugno 2016

Lally Cretella: «Per suonare la chitarra, faccio la portinaia»

Lally Cretella con le Missbit. Sullo sfondo Jennifer Batten, chitarrista di Michael Jackson
© Noemi Novaro

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Genova - Manuela Lally Cretella l'ho incontrata poche volte e non ho mai ascoltato un suo concerto dal vivo. Non sono qui oggi a giudicare la sua musica e tanto meno a dare giudici critici. Lally mi ha colpito per la determinazione a perseguire la sua strada, per la sua solarità e semplicità rispetto al look hard rock, per l'entusiasmo con cui ti parla di quello che fa guardandoti dritta negli occhi. Sentitetela: «La musica è gioia o dolore, dipende da cosa cerchi, per me è vita. È come essere Alice nel paese delle meraviglie, entri in un mondo dove tutto può succedere – così Lally descrive il suo lavoro - i conigli parlano, si festeggia il non compleanno. E tu a seconda delle giornate ti senti enorme o piccola piccola. Lungo la strada troverai tanti amici, ma non ti devi dimenticare che qualcuno vuole tagliarti la testa. Comunque mi fermo, respiro e mi guardo intorno: non è questo il posto dove vorrei essere?»

I suoi genitori, grandi appassionati di musica, già a 5 anni le fanno prendere lezioni di pianoforte dal maestro Emanuele Paganini. Crescendo rimane folgorata dai Black Sabbath e da Jimy Hendrix: scopre la chitarra elettrica e se ne innamora, abbandonando il pianoforte in un angolo della mente. Perché una musica così tosta? «Sin dal primo momento che ho suonato un accordo distorto ho provato una sensazione liberatoria, come se tutte le emozioni che non riuscivo ad esprimere con le parole fossero udibili tramite le note: rabbia gioia energia. Mi piacciono le emozioni forti e tramite la mia chitarra riesco a viverle e a trasmetterle agli altri. È come salire su una collina e gridare con tutta la voce che hai in corpo: Sono io».

A 18 anni, quindi, entra a far parte del primo gruppo Rock Gunnar e viene notata da Gianni Martini, chitarrista di Giorgio Gaber, che la contatta per inserirla in una band tutta di giovani donne, le Steel Drama, con le quali all'età di 24 anni realizza il suo primo cd: «Le donne sono brave quanto se non più degli uomini – spiega Lally che ha quasi sempre suonato in band femminili - purtroppo la nostra cultura ci chiude spesso le porte. Chiediamoci quante musiciste, meccaniche o dirigenti donne conosciamo. Troppo poche. La sorella di Mozart aveva lo stesso talento del fratello ma essendo donna il suo destino era quello di fare la moglie e la madre. Non penso che le cose siano cambiate molto ma voglio trarre ispirazione da Artemisia Gentileschi, Jennifer Batten e da Madre Teresa di Calcutta. Credo nella forza delle donne, le conosco, le amo e le stimo. Spero che un giorno avremo pari opportunità semplicemente perché ce le meritiamo».

Ed è così che inizia a suonare in Italia e all'estero con le Steel Drama, ad un ritmo di 15 concerti al mese: «Con loro ho girato in lungo e in largo per alcuni anni e mi sono mantenuta facendo solo la musicista. Ho conosciuto Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Ombretta Colli, i Negrita, i Bluvertigo, gli Extrema e Jovannotti e chi più ne ha ne metta».

Passano gli anni, ora ha superato i trenta da un pezzo e con la bassista Michela Gatti fonda le Missbit, seconda band femminile e secondo disco. Si avvale della collaborazione di musicisti come Madasky degli Africa Unite e Andy dei Blu Vertigo. Il loro video clip La Bambola, ambientato in via del Campo a Genova e realizzato da Lorenzo Vignolo, regista tra gli altri di Ligabue e dei Subsonica, vince il Premio Imaie al M.E.I. di Faenza: «Il 18 Giugno le Missbit suoneranno con Andy dei Bluvertigo al porto turistico di Lavagna e credetemi sarà un bel concerto», avverte Lally sicura di sé.

Ora Manuela ha superato i 40 e nel 2014 suona affianco a Jennifer Batten, al Muddy Waters di Calvari: «Quando ero bambina ascoltavo Michael Jackson e guardavo in tv i suoi videoclip. Alla chitarra c'era Jennifer Batten, una valchiria bionda, che suonava molto meglio di certi uomini e mi dicevo: quando sarò grande voglio essere come lei. Puoi immaginarti cosa ha significato per me l'anno scorso trovarmi a suonare con lei le sue canzoni, le mie, e quelle di Michael?». Fa risuonare la sua chitarra elettrica anche al fianco di Ryan O'Donnel, membro dei Jethro Tull e di John Macaluso, batterista di Yngwie Malmsteen.

Poi, insieme a Stefania Prian fonda i Bellathrix, una band nuova nuova, che dà vita al disco Orion, che verrà presentato il 3 giugno nel locale Angelo Azzurro di Genova: «È quasi un concept album - spiega Lally - mi chiedo quale sia il punto di incontro tra ciò che siamo stati e ciò che siamo ora. Abbiamo mantenuto le stesse paure o alimentiamo nuove speranze? Questo è il filo conduttore dell'album. Nella prima traccia un mago, puntando il dito al cielo, rivela come il macrocosmo e il microcosmo siano strettamente legati».

La cosa più stupefecente di Lally è come abbia messo al centro la musica, un mestiere quello della chitarrista che in Italia porta difficilmente a camparci. E quanti posti fissi ha preso e mollato per perseguire un suo sogno. Ascoltate: «Ho cambiato mille lavori, ma in tutti ho colto qualcosa di positivo. Ho cominciato con una breve esperienza alla biblioteca Berio, dove ho imparato ad amare la lettura, da Saramago a Omero, da Orwell a Cervantes, da Ovidio a Epicuro. Poi ho lavorato per il Music Store del Porto Antico di Genova per 5 anni. Oltre a stare in contatto con il pubblico mi occupavo degli ordini per il reparto heavy metal, un periodo fantastico, ascoltavo la musica per otto ore al giorno. Ho ampliato a dismisura la mia cultura musicale, mi sentivo nel posto giusto. Purtroppo la maggior parte delle persone non compra più dischi ma li scarica da internet e così lo store ha chiuso i battenti ed io ho cambiato mestiere: da commessa a guardia giurata con tanto di divisa e pistola. Da questo lavoro ho imparato la disciplina e il senso di responsabilità, ma ammetto che preferisco tenere in mano la mia chitarra piuttosto che un'arma. Così mi sono licenziata e ho trovato un impiego part-time che mi consente di dedicare metà della giornata alla musica, la portinaia del mio palazzo. Ora ho il tempo di leggere tutti i libri che voglio durante le ore di servizio. Alcuni dei vecchietti che abitano nello stabile, notando la mia passione per la lettura, mi regalano i loro libri e ogni tanto si fermano per vedere a che punto sono del romanzo o del saggio che mi hanno donato. Poi discutiamo un po' degli autori e dei grandi classici».

Lally è sposata con un medico: «Il matrimonio per me non era un passo strettamente necessario, credo semplicemente di avere incontrato un uomo che rispetta me e le mie esigenze e che prova a comprendermi - compito non facile - e che mi supporta come può». Si è sposata però non sente l'esigenza di avere figli: «Da adolescente non era una cosa che escludevo a priori, ma crescendo mi sono resa conto che non è necessario fare bambini per sentirsi appagate. La mia vita mi piace così, è piena e ricca. Per quanto riguarda il lasciare una traccia di sé in questo mondo ci sono le mie canzoni e la mia musica per chi vorrà ascoltarle».

Cosa ti ha reso più felice in questi anni? «Beh, a 47 anni, in trent'anni di carriera, dopo tre dischi realizzati, premi e concorsi vinti, trasmissioni televisive, concerti in tutta Italia e tournée all'estero, la cosa più bella che mi resta sono le collaborazioni con i musicisti che ho sempre amato».

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