Orfeo Rave alla Fiera di Genova: un concerto danzato per attori

Orfeo Rave alla Fiera di Genova: un concerto danzato per attori

Teatro Genova Martedì 10 maggio 2016

Un momento dello spettacolo Orfeo Rave - foto D. Aquaro

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Genova - Un'intensa partitura musicale in continua evoluzione (di Tiziano Scali e Federico Fantuz, musiche originali ed elaborazioni musicali). Nove quadri che ricompongono, come tessere di un puzzle, il mito di Orfeo: sono nove spettacoli autonomi. Isole drammaturgiche percorse da elementi comuni, tenute insieme dalla traccia del mito, da corpi danzanti diversi per stile e linguaggio ma uniti in coreografie muscolari, da un canto che è lamento ancestrale e poesia narrativa, da parole, poche, scarne, frutto di pensiero libero e emotivo quindi un po' scomposte. Da una musica che non accetta di essere sfondo, ma si affaccia in proscenio di continuo come protagonista di un concerto danzato con attori.

In questo coraggioso spettacolo sperimentale Orfeo Rave di Michela Lucenti e Emanuele Conte è la drammaturgia scenica a vincere sulla drammaturgia testuale nel ventre metallico ma non anonimo ed esteticamente godibile del Padiglione C di Jean Nouvel, alla Fiera di Genova - fino all'11 maggio 2016.

In un corpo a corpo, Lucenti - coreografa, danzatrice e cantante - intreccia il suo linguaggio con quello di Conte - regista e scenografo - che per indole è portato a lavorare narrativamente sullo spazio e sugli elementi scenici prima ancora che sul testo (di Elisa D’Andrea ed Emanuele Conte). La recitazione resta, qua e là, in momenti accessori, mentre la danza è un rito che tutto abbraccia alla ricerca di forme e ritmi mai definitivi seppure frutto evidente di una partitura. Lucenti è decisamente la stella di ogni coreografia, vuoi per presenza scenica, vuoi per il suo ruolo centrale: lei è la morte, lei è Euridice, lei è la narratrice. Vuoi perché prestando la sua voce intona in vari passaggi un canto che ha lo stesso fascino di una sinfonia dolente e suadente al contempo.

Sui 9 quadri, tre sono quelli che per impatto riportano testo e recitazione al centro della scena: la confessione del pastore; Ade e Persefone, due anziani sul divano di casa; e l'articolato ingresso in voce e video prima che in corpore di Ermes, un medico patologo.

La prima è affidata a un danzattore Maurizio Camilli issato su una struttura, per essere inquisito a monte dell'orribile crimine nei confronti di Euridice. In una parlata veneta, rispondendo a domande che il pubblico è chiamato a indovinare, il pastore di Camilli è un personaggio tragi-comico, un uomo con la sua piccola storia, il suo vissuto di bambino, la sua esistenza di adulto, il sogno di accarezzare e essere accarezzato da una creatura che lo riporta a ciò che è bello e buono, senonché proibito. Stentando la propria confessione, facendo emergere imbarazzo e vergogna, Camilli restituisce con apparente semplicità l'essenza dell'umano in scena, perfettamente aderente e nascosto dentro il suo personaggio.

Surreale e altrettanto tragicomica la scena di Ade (Maurizio Lucenti) e Persefone: quest'ultima interpretata da uno spassosissimo Enrico Campanati che ne indossa le vesti en travesti. Il registro è di nuovo quello di un racconto-confessione che stenta a prendere forma, che inciampa e si ripete, fosse anche per carenza di memoria, poco importa, perché arriva comunque - anzi forse proprio grazie a questo inciampo - a toccare quella fragilità umana che questi due vecchi miti, posti su un divano di fronte alla TV sono diventati.

Articolata, completa, morbosamente surreale e dark è la scena che contiene l'ingresso di Ermes-medico patologo e che si allarga senza soluzione di continuità dentro gli inferi che sono un obitorio, in cui Orfeo cercherà di rintracciare la sua sposa, animando come in uno Spoon River, tante altre anime con le loro testimonianze in pillole. Importando il registro della televisione di inchiesta, Pietro Fabbri è Ermes ma è prima di tutto medico-patologo in voce e video (Luca Riccio) che arriva da lontano, mentre lui percorre un corridoio in alto separato dallo spazio deputato alla rappresentazione e ad accogliere il pubblico. L'arrivo in ascensore drammatizza il suo avanzare, rende ancora più fredde le sue parole, mentre le telecamere a video insistono a mostrare organi in un bacinella - ormai visibili ad occhio nudo dal pubblico raccolto intorno al personaggio.

Se nell'insieme il lavoro si slaccia e allaccia di continuo, fa anche venire voglia di ballare di continuo. Se la scena della morte festeggiata come nella tradizione messicana, tra macabro e rituale, a fatica si sposa con gli altri quadri, resta un affresco dove gli occhi si perdono rapiti di continuo. E, se la scena finale del baccanale, anticipata dal dialogo tra Ermes e Bacca (Susanna Gozzetti), resta debole è forse quella in cui la dimensione corale di questa produzione esce con più intensità.

In sintesi, questo Orfeo rave è un articolato sviluppo che osa e manipola dimensioni artistiche e idee in modo intrigante, guardando alla produzione come confezione estetica e per il suo contenuto semantico, non sbagliando mai a livello simbolico. Forse, forse avrebbe avuto bisogno di un tempo più lungo per portato a piena maturazione tutte le tracce che sono rimaste tali. C'è solo da augurarsi che ci sia presto un Orfeo Rave 2.0 o 3.1 che da qui parta e non prescinda.

Credo che questa produzione debba moltissimo a coloro che restano sempre innominati nel backstage di ogni spettacolo teatrale, ma che qui si sono resi imprescindibili fattori di un meccanismo scenico, fonico, video, attrezzistico-illumino-tecnico, che deve funzionare come un orologio o quasi, per questo non possiamo non citare a chiusura l'invisibile ma cruciale ruolo del direttore di scena Roberto D’Aversa; dei macchinisti Carlo Garrone, Fabrizio Camba, Kyriacos Christou; degli elettricisti Matteo Selis, Davide Bellavia, Giovanni Coppola; dei fonici Tiziano Scali e Lorenzo Patellani; di Alessio Aronne assistente e rapper; del progetto luci di Cristian Zucaro; del laboratorio scenografico di Paola Ratto; della sarta Umberta Burroni; dell'attrezzista Renza Tarantino. Grazie.

Da vedere. E da ballare. Senza mai perdere d'occhio questo spazio di Jean Nouvel: un altro indiscusso personaggio di Orfeo Rave.

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