Genova Mercoledì 11 maggio 2016

Trekking al Manico del Lume: poteva finire male

Marta, Cesare e Geraldina sul Monte Manico del Lume
Altre foto

LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI
Tutti i mercoledì su menteloc
ale.it
Lo spunto di Laura Guglielmi
è anche su Facebook, iscriviti al gruppo

Per chi volesse scrivermi una mail: laura.guglielmi@mentelocale.it

Genova - Una gita che poteva finire in tragedia. Mi è successo la terza domenica di aprile. Il percorso incriminato è l'itinerario Rapallo, Monte Pegge, Manico del Lume, Recco, un crinale dal quale si domina il Tigullio. Erano anni che volevo farlo.

Mi sono documentata prima di partire: per scendere dal Manico del Lume - un nome strambo ed evocativo che mi fa venire in mente la Lampada di Aladino – ci sono delle catene, ma niente di preoccupante, secondo le fonti sul web.

Così insieme a Cesare, Geraldina e Marta prendiamo la funivia di Montallegro, che arriva fino al Santuario. Da lì si parte per un bellissimo sentiero in quota che raggiunge il Passo della Crocetta. Si attraversa una strada asfaltata e poi ci si inerpica sul monte Pegge, dove c'è un Rifugio Margherita gestito del gruppo Alpini di Rapallo. Rimaniamo a bocca aperta per lo splendido panorama sulla costa e sul Monte di Portofino. Ci sediamo lì a mangiare all'aperto, e i responsabili del rifugio ci offrono gli spaghetti e anche il caffé con la grappa. Sono molto gentili e ridanciani, hanno ben mangiato e ben bevuto. Chiedo delucidazioni sulla pericolosità del percorso oltre il Manico del Lume, nessuno nel rifugio ne sa niente, anche se la vetta è a due passi. Mi convinco ancora di più che non sia un sentiero difficile. Non contenta, domando a due signore sulla sessantina, che arrivano proprio da lì e si sono fermate al rifugio. Mi rispondono che le catene ci sono, ma non è pericoloso per niente. Sempre più tranquilla. Marta e Geraldina non sono avvezze a questo tipo di sentieri e non vorrei incontrassero difficoltà. Ripartiamo verso il Manico del Lume baldanzosi, mentre un cane ci segue. Sarà di uno degli amici del gruppo degli Alpini. Poverino, forse ha voglia di passeggiare e non di stare tutta la giornata fermo lì. Magari nessuno di loro ha voglia di camminare e lui si è annoiato. Dopo qualche centinaio di metri, anche se mi spiace, gli intimo di tornare, non vorrei mai si perdesse. Ubbidisce.

Incontriamo un'altra coppia: Manico del Lume, com'è? Nessun problema mi rispondono in coro. Arriviamo sulla vetta incastonata tra il mare e la val Fontanabuona, con il Caucaso e i monti dell'Alta Via che dominano tutt'intorno. (Guarda la fotogallery). Dopo una lunga pausa si riparte. Le catene non sembrano essere sistemate in punti particolarmente difficili da attraversare. E tutti pensiamo che non ce ne siano più. Allora avevano ragione. Il secondo gruppo di catene comincia ad essere più impegnativo. Di nuovo siamo convinti siamo le ultime.

Dopo un po' comincia il delirio, arriviamo ad una curva del sentiero che dà su un precipizio di una decina di metri. Geraldina proprio non ce la fa ad andare avanti, neanche aggrappandosi alle catene. E indietro, manco a pensarci. Venti minuti da paura, con Cesare che cerca di aiutarla. Poi arriva la soluzione: invece di proseguire per il passaggio scoperto consiglio a Geraldina di scivolare con il corpo tra la catena e la roccia, così imbrigliata riesce a scendere dove sono arrivata io, oltre l'ostacolo.

Ho seguito la brutta vicenda dal basso scrutando con attenzione, paura e senso d'impotenza. Il punto era pericoloso, vado spesso a fare trekking anche in posti arditi, come il Sentiero degli Alpini, uno dei percorsi più impegnativi di tutta l'Alta Via dei Monti Liguri. Ebbene questo è stato l'itinerario più difficile in anni. Una domanda mi viene: possibile che nel rifugio degli Alpini nessuno sapesse che quel sentiero presenta i suoi pericoli?

Domenica scorsa, con Cesare e l'amica Elena, sono approdata sul Monte Caucaso, partendo dal passo della Scoglina e arrivando a Barbagelata. Ebbene, da lì ho visto il Manico del Lume dall'altra parte. (Guarda la fotogallery). E, seduta nel bel rifugio sotto la vetta del Caucaso, mi sono goduta il panorama da Sestri Levante fino al Monte di Portofino e oltre. Più sei indietro nella catena montuosa rispetto al mare, più il panorama si dilata. E guardando il Manico del Lume che si frapponeva tra noi e la costa, ho pensato che l'avevamo proprio scampata bella. Mai più.

LA VERSIONE DI GERALDINA- Non so se attraversare quei tratti rocciosi scendendo da Manico del Lume sia davvero complicato. Lo è stato per me. La prima causa è l'artrosi che tiene in allarme il ginocchio sinistro. Il secondo motivo è il buio mentale che ogni strapiombo mi provoca. Deriva da un incidente che ho avuto da piccola, quando mi sono trovata per parecchi minuti sospesa nel vuoto. Da allora, anche un semplice dislivello è già un burrone. Camminando, le mie mani tendono sempre ad afferrare qualcosa – in mancanza d'altro il manico della borsa - come se i piedi non bastassero a sorreggermi. Ma questo non mi ferma, adoro le lunghe passeggiate, percorro anche da sola alcuni sentieri del Monte di Portofino. Ho, quindi, accolto con entusiasmo questa gita al Manico del Lume con Marta, Laura e Cesare.

Siamo partiti dal Santuario di Montallegro. Durante il tragitto, e al rifugio Margherita sul Monte Pegge, Laura ha chiesto a chiunque incontrassimo le eventuali difficoltà. Tutti minimizzavano. In verità a me non importava molto delle risposte. Ero con le persone di cui mi fido. Questo mi bastava.

Arrivati in cima, circondati dalle vette, dal silenzio e il venticello frizzante, abbiamo provato una sensazione paradisiaca. I momenti a grande impatto emotivo sono arrivati dopo. Per scendere, si affrontano passaggi stretti sulla roccia, con l'aiuto di catene. Uno, in particolare, è stato davvero arduo per me, sarebbe bastato mettere male un piede per cadere in un precipizio. Non sapevo da che parte girarmi per arrivare al livello inferiore. Ho anche vissuto un attimo di follia goliardica. Ho pensato a quei film dove l'amante guizza fuori dalla finestra e si ritrova sul cornicione. Poi sono tornata alla realtà. Laura era già scesa, Marta sopra ad attendere che superassi quel tratto. Al mio fianco, Cesare mi teneva dicendomi: “Ce la fai, ce la stai già facendo”. Sarebbe bastata una mia mossa inconscia per fare molto male anche a lui. Non era il momento di soccombere, ma affrontare questa paura sciagurata guardarla in faccia, non cederle. Seguendo il consiglio di Laura, alla fine, mi sono calata infilandomi fra la roccia e la catena, strisciando lentamente fino a un punto tranquillo.

Senza di me, loro avrebbero superato il Manico del Lume senza grossi problemi. Però da questa esperienza ho ricavato una forza inaspettata e ho scoperto panorami magnifici. Avere paura insieme fa penetrare in terre silenziose. E l'angoscia del vuoto? Ora mi diverto a sgomitarla un po', per gioco. Ma alla fine vincerò io.

LA VERSIONE DI MARTA - C'è un punto, non saprei spiegarlo diversamente, un punto in cima alle montagne, che si vede solo a partire da una certa altitudine, e per vederlo bisogna essere immobili, meglio ancora seduti, seduti sulla pietra o sul ciglio d'erba più comodi che si riesce a trovare. Ecco, quel punto dicevo, lo si vede solo in certe giornate quando il cielo è un po' così, i metereologi lo chiamano "soleggiato", ma in realtà è di quel sole pallido, sbiadito, quello che dicono sia il più infido per chi è sensibile agli eritemi sulla pelle. Ecco, quel sole lì colora il cielo e il mare di un colore quasi uguale, anche questo non saprei spiegarlo diversamente, un colore così quasi uguale che in quel punto, il punto dove tutta questa mia storia ha avuto inizio, non si sa più dov'è il cielo e dov'è il mare, si sono fusi in un'identica sfumatura di colore, e in quello sbiadito tutto e niente io mi ci perdo, lo guardo così forte che ci piango, e il pianto mi sbiadisce gli occhi ancora di più, e quell'identica sfumatura diviene ancora più identica. Non saprei spiegarla diversamente. Ecco, tutto questo per dire che io, in cima al Manico del Lume, dopo alcune ore di cammino e prima di altrettante ore, un giorno intero a guardarmi i piedi e dove li mettevo e senza perderli mai di vista, ecco, io in cima al Manico del Lume ho visto questo fondersi di cielo e di mare, e mi piace pensare che solo in Liguria lo abbiamo, questo fondersi di cielo e di mare che si vede solo a partire da una certa altitudine. Ecco, io, in cima al Manico del Lume, mi sono seduta e ho pianto.

Potrebbe interessarti anche: , Franco Carlini, pioniere del web. Lo abbiamo ricordato a 10 anni dalla morte. Chissà cosa direbbe oggi di Facebook , Trekking al Forte Diamante. Insieme a Bruno Morchio, con Un piede in due scarpe, il suo ultimo romanzo , Emanuele Conte: «Il mio lavoro, la mia Genova. Tonino e Lele Luzzati». Il Teatro della Tosse visto da vicino , A San Terenzo di Lerici, ho dormito una notte in compagnia di Mary Shelley, l'autrice del Frankenstein , All'agriturismo La Sereta, sull'Appennino Ligure alle spalle di Genova, nella fattoria degli animali

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

Crazy & Rich Di Jon M. Chu Commedia, Romantico U.S.A., 2018 La newyorkese Rachel Chu accompagna il suo fidanzato di lunga data Nick Young al matrimonio del suo migliore amico a Singapore. Emozionata perché visiterà l’Asia per la prima volta, ma nervosa perché conoscerà la famiglia... Guarda la scheda del film