Teatro Genova Teatro dell'Ortica Giovedì 26 novembre 2015

Teatro dell'Ortica: la Regione taglia i finanziamenti

Teatro dell'Ortica: un momento corale dello spettacolo L'altra bellezza

Genova - «Nonostante l'interesse e il valore della proposta, il bilancio 2015 non consente di sostenere l'iniziativa». Queste le parole contenute nella lettera che il Teatro dell'Ortica ha ricevuto dalla Regione Liguria tre giorni fa, in risposta alla consueta richiesta annuale di finanziamento dell'attività di teatro sociale svolta dal gruppo guidato da Anna Solaro con pazienti psichiatrici, detenute/i.

Il contributo della Regione, a finanziamento di un'azione preventiva e integrata per progetti di inclusione sociale coordinati con enti e istituzioni locali, arrivava al Teatro dell'Ortica dal 2008. «Prima i progetti - spiega Anna Solaro - erano più spostati sulla sanità, poi, negli ultimi anni, sono stati configurati come formazione perché, oltre all'ambito psichiatrico e al nostro gruppo Stranità, nel tempo è cresciuto il nostro impegno sul teatro-carcere, estendendosi fino a Imperia».

A quanto ammontava il finanziamento regionale? «Ricevevamo un sostegno di circa 25mila Euro, che è ovviamente un budget minimo e una cifra irrisoria, ma noi ci paghiamo poco e riusciamo comunque a essere un teatro che non ha debiti, senza contare che lavoriamo in periferia, quindi rappresentiamo un presidio socio-culturale su un territorio a rischio».

C'erano novità nel progetto presentato per quest'anno? «Un nuovo corso in collaborazione con il Centro per non subire violenza di via Cairoli, rivolto sia alle donne vittime di violenza e a quelle residenti in alloggi protetti, che a donne che desiderano approfondire questa tematica. Tutto questo, come è nostra pratica da sempre, in soluzioni integrate e allargate: anche quando lavoriamo con i detenuti coinvolgiamo i cittadini, adulti e bambini, attraverso le scuole, con insegnanti, genitori, alunni, così come facciamo con i pazienti psichiatrici che lavorano con studenti di liceo e universitari e altri adulti coadivati da attori e artisti. Il nostro vuole essere un lavoro sull'identità, di recupero di fiducia in se stessi, ma anche negli altri e quindi percorso di inclusione e condivisione che dura nel tempo, altrimenti sarebbe un lavoro fatto a metà».

Questo taglio al contributo a che punto della vostra attività arriva? All'inizio o a consuntivo? «Veramente si tratta di un taglio in corso d'opera. Eravamo quasi sicuri di poter accedere a un finanziamento, magari con un ridimensionamento, ma non ci era stato dato alcun segnale negativo. Fra l'altro avevamo chiesto un incontro con l'assessora Ilaria Cavo, ma non ci è stato concesso. Poi abbiamo ricevuto questa lettera. Noi, come molte altre realtà che lavorano fra teatro e intervento sociale, ci siamo visti recapitare un secco no - mi viene in mente tra gli altri il lavoro di Carla Peirolero, ma potrei citare altre persone e gruppi».

Avete chiesto un incontro? «Non siamo stati ricevuti ancora da nessuno, dopo aver bussato tante volte. Il nostro direttore artistico, Mirco Bonomi, incontrerà una funzionaria, ma non ci è stato concesso di incontrare l'assessora».

Nel dettaglio la progettualità di cui parla Anna Solaro corrisponde a volti e persone che appartengono alle fasce più fragili e a rischio di esclusione e malessere sociale: «Mercoledì 25 novembre ho dato la notizia al gruppo Stranità, tra cui ci sono persone che lavorano con noi da 15 anni, il che dovrebbe dare l'idea della tenuta di questo progetto. Ci sono in ballo borse lavoro con pazienti psichiatrici che partepano ai nostri progetti da tempo, il lavoro di contatto con detenute e detenuti, lavoriamo con la cittadinanza sulla formazione permanente dell'adulto. Insomma, ci occupiamo di creare uno spazio-luogo di inclusione che, tra l'altro, coincide con il trend delle politiche attuali sulla sicurezza, perché se chi non sta bene può essere guidato a stare meglio, si abbattono i costi e si fa un grosso lavoro preventivo, no? Quindi questo secco rifiuto ci lascia a maggior ragione perplessi e mortificati».

Che cosa farete? «Dopo la notizia ferale abbiamo deciso, come gruppo Stranità, di fare delle azioni teatrali per mostrare alla città quanto abbiamo costruito in questi anni; il nostro patrimonio di idee, progetti e di persone. Scendere in piazza per noi significa anche sollecitare un incontro con i capigruppo in Regione».

Su cosa state lavorando in questo momento e quali progetti sono a rischio? «Alle porte abbiamo la tournée di Stranità: non è facile portare pazienti psichiatrici in viaggio; siamo in trenta, e questa tournée ha ovviamente anche un grande significato simbolico: insegna e racconta. Ha un senso per chi vi partecipa e un grande impatto socio-educativo per chi ci riceve. C'è poi il progetto con il carcere di Pontedecimo che coinvolge due scuole, la Don Milani e l'Anna Frank, ma anche i cittadini, tra cui insegnanti e genitori, per un totale di circa trenta persone, e poi ci sono le donne maltrattate».

Senza contare che l'attività, negli ultimi anni, aveva portato il Teatro dell'Ortica in un contesto internazionale: «Sul carcere abbiamo alle porte anche un progetto europeo, un Erasmus+, per cui lavoreremo con 10 paesi europei, un riconoscimento internazionale che non ha seguito a livello locale. La nostra è un'esperienza di ampio respiro, che ci ha visto collaborare con un carcere in Romania, a Parigi, con il Théatre dell'Opprimé, e poi Berlino. Quindi stiamo parlando di esperienza pregressa di progettazione europea e in avvio».

Un peccato perdere l'occasione di dare sostegno a realtà come il Teatro dell'Ortica che, sia perché dislocate in aree periferiche, sia perché impegnate in progettualità di inclusione ampie, possono restituire un grande lavoro sociale e politico. Un peccato negare la dimensione interlocutoria, anzi una vera e propria mancanza. Un peccato a cui si può certo ancora porre rimedio, no?

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