Mostre Genova Palazzo Ducale Venerdì 13 novembre 2015

Lisetta Carmi: «Le trans? Persone meravigliose»

Lisetta Carmi
© Andrea Carozzi - Video a cura di Andrea Carozzi
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Video e montaggio di Andrea Carozzi

Attenzione, la mostra è stata prorogata al 7 febbraio 2016

Genova - Quando incontri persone come Lisetta Carmi, sai che la vita ti ha fatto un dono. Perché quelle persone sono rare, basta un'ora con loro perché ti entrino dentro e ci restino per sempre.

Ha 92 anni Lisetta Carmi, ci sente poco, ma gli occhi azzurri sono vivissimi, la mente è sempre lucida. Guarda le sue 220 foto in mostra a Genova, presso la Loggia degli Abati di Palazzo Ducale nell'allestimento di Giovanni Battista Martini (dal 13 novembre al 31 gennaio) e si ricorda tutto anche l'attimo in cui le ha scattate. Così mi racconta il perché della sua fotografia: «Non ho mai lavorato per il successo, ma per capire l'umanità».

La mostra non a caso si intitola il Senso della Vita. Ho fotografato per capire, una summa del percorso artistico della fotografa genovese che tra gli anni Sessanta e Settanta è passata dagli scatti dei Travestiti a quelle del Porto di Genova, dai Ritratti di personalità del mondo culturale alle immagini di un parto all'Ospedale Galliera, tra viaggi in India, Afghanistan, Israele fino a quelli in Sicilia, Sardegna e Firenze.

«La stessa ferma volontà di capire il mondo intorno a sé si ritrova in tutti i suoi scatti: alla bambina che vive tra i rifiuti nel basurero di Maracaibo Lisetta ha offerto la stessa dignità di Edoardo Sanguineti che conversa con Cathy Barberian, o di Ezra Pound ferito dalla Storia» dice Giovanni Battista Martini.

Ma è forse specialmente nelle foto dei Travestiti a Genova che emerge tutta la forza della fotografia di Lisetta Carmi, immagini che non hanno avuto paura delle censure, ma che nel loro chiaroscuro hanno fatto riflettere sull'importanza del diritto di ognuno a determinare la propria identità.

È stata lei stessa a parlarci di quegli anni in cui ha vissuto con la comunità di travestiti: «Volevo raccontare la loro vita, erano persone meravigliose. Con me c'era un rapporto di amicizia perché io non vendevo le fotografie, non li sputtanavo, volevo conoscerli. Se la polizia avesse potuto mettermi in galera, l'avrebbero fatto volentieri. Andavano a chiedere ai travestiti: Ma voi fate le orge con Lisetta Carmi? E quelli rispondevano, Ma quali orge, Lisetta ci fa le fotografie».

Lisetta li ricorda ancora tutti: «Pasquale il Napoletano, la Bella Elena, la coppia di spagnoli...C'era chi li chiamava brutta gente, ma i brutti erano i clienti, borghesi, preti e stranieri che arrivavano con le navi». L'amore per gli ultimi e per i trans che in qualche modo la accomuna a un altro genovese, Don Gallo, con percorsi diversi, ma simili «L'ho visto, ci siamo conosciuti. Dovevamo presentare un film insieme proprio nel giorno dell'alluvione, ma poi è saltato tutto». Peccato. Chissà quante ne avrebbero avute da raccontarsi.

I Travestiti a Genova sono anche diventati un libro edito nel 1972, grazie ai dieci milioni di lire di Sergio Donnabella, che ha insistito per quella pubblicazione, nonostante le difficoltà causate dall'argomento: «Le librerie si rifiutavano di esporlo! Ma pensa che stronzi!» mi dice Lisetta, raccontandomi anche di come però a Roma ci sia stata una presentazione: «con Dacia Maraini e Alberto Moravia, fu una serata meravigliosa».

La fotografia è una passione arrivata dopo quella della musica: «Ho smesso di suonare da un giorno all'altro. Volevo andare a una manifestazione in Porto e il mio maestro mi disse: E se ti fai male a una mano? E allora ho detto basta al pianoforte. Le cose bisogna farle e lasciarle. Nella vita sono stata fortunata, ho avuto l'intelligenza per scegliere ed è accaduto tutto quello che doveva accadere».

Poi Lisetta, durante un viaggio in Oriente incontra Babaji e come dice lei: «Sono stata chiamata e alle chiamate importanti bisogna rispondere». E così nel 1979 si trasferisce a Cisternino in Puglia, dove fonda un Ashram.

Ride, dicendoci che: «nella vita ho lavorato così tanto che non so come ho fatto ad arrivare a 92 anni. Ma un segreto c'è: mangio pochissimo, bevo acqua calda, vivo con poco. E soprattutto sono una persona libera».

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