Cinema Genova Lunedì 9 novembre 2015

Alessio Rupalti: «Anche Papa Francesco ama il mio lavoro»

Alessio Rupalti a Genova, in piazza De Ferrari
© Dimitri La Rosa

Genova - Una giornata limpida e lo scrosciare della fontana di piazza De Ferrari fanno da cornice a un piacevole incontro con Alessio Rupalti, genovese di nascita ma emigrato a Roma per trasformare in lavoro il suo amore per il cinema. E Alessio ce l'ha fatta: con il suo ultimo cortometraggio, Cercavo qualcos’altro, ha vinto premi in tutto il mondo.

Passione, talento, ma anche i consigli di un grande del cinema italiano: Pupi Avati. «È stato proprio lui a chiamarmi un giorno, dopo aver visto uno dei miei corti. Da quel momento siamo sempre rimasti in contatto: spesso gli chiedevo dei pareri. Nel 2011 ho cominciato a collaborare con lui, dapprima come assistente alla regia, poi come secondo aiuto regista». I sue hanno collaborato in film come Il bambino cattivo, Il sole negli occhi, Le nozze di Laura e Un viaggio di cento anni: «Devo molto a lui e a suo fratello Antonio, perché hanno reso il mio sogno realtà. Parlando di Pupi, posso dire che, professionalmente, lo considero come un grande maestro, perché non si limita a insegnarti il lavoro del regista, ma anche come ci si comporta sul set. Umanamente lo stimo molto, perché riesce a mettere a proprio agio tutti con i suoi modi gentili».

Cercavo qualcos'altro non è passato inosservato nemmeno al Vaticano: dopo aver visto il corto, Papa Francesco ha mandato una lettera ad Alessio, facendo al regista genovese i suoi auguri per una brillante carriera nel mondo del cinema: «Subito ho pensato fosse uno scherzo. Quando ho capito che era veramente stata spedita dalla segreteria dello Stato Pontificio mi sono emozionato tantissimo al pensiero che anche lui, dopo aver visto il mio ultimo cortometraggio, abbia apprezzato il mio lavoro».

Alessio è un giovane che è riuscito a realizzare i suoi sogni, nella situazione ostica del nostro paese: «L'importante è essere motivati. Io ho messo davanti a ogni cosa la passione, che mi ha permesso di superare gli ostacoli che ho incontrato sulla mia strada». Fin da bambino Alessio aveva le idee chiare. Ma non è così per tutti: «Penso che quando siamo bambini abbiamo tutti una passione ben chiara, poi però rischia di essere abbandonata. Questo succede forse perché gli adulti abituano i giovanissimi a essere realisti, senza mai incoraggiarli. Per esempio, quando io dicevo di voler fare cinema venivo facilmente deriso». A quanto pare non aver ascoltato le prese in giro e andare avanti seguendo il proprio obiettivo dà dei risultati.

Alessio può essere un modello per i giovani che aspirano a raggiungere delle vette e un faro che può dare coraggio a coloro che hanno preso tante facciate nella vita. Ma questo lui lo sa? E quali sono le difficoltà che ha dovuto superare prima di accorgersene? «Inizialmente non ho pensato che qualcuno potesse vedermi come un modello. Però dopo i primi traguardi mi sono sentito dire da vecchi amici di Genova: sei il nostro orgoglio. Ma raggiungere il mio traguardo non è stato semplice: ho dovuto fare tanti sacrifici. Mi è capitato anche di pensare di lasciare Roma, dopo quattro anni, credendo di non aver fatto nulla. Poi mi sono ricreduto, grazie anche alla vicinanza delle persone a me care».

Si parla spesso di fughe di cervelli dall'Italia: Alessio è sicuramente un esempio anche per chi vorrebbe portare avanti le proprie passioni, rimanendo nel suo Paese: «Io ho avuto la fortuna di fare quello che mi piace in Italia, ma fa bene anche chi decide di trasferirsi all'estero: ci vuole coraggio, ma si tratta senz'altro di un'esperienza che arricchisce».

Da Genova e Roma: come è stato lasciare i caruggi? «Come nella Grande bellezza, la prima cosa che ho fatto arrivando nella capitale è stata andare sul Gianicolo per vederla dall’alto. Avere sotto gli occhi tutta la città mi ha dato un’emozione fortissima, che farà sempre parte di me».

Tra i corti di Alessio, ci sono Valeria e Un problema da risolvere, due lavori in cui prevalgono i sentimenti e la poesia: «Mi reputo una persona sensibile, a volte anche troppo – mi dice Alessio, sorridendo – ma nei primi corti non è stata una scelta. A lungo andare poi ho capito come il cinema sia un contenitore di emozioni. Con la regia ho la possibilità di esprimerle e liberarle».

Con il suo ultimo cortometraggio, Cercavo qualcos’altro, Alessio ha vinto il Premio Italia Giovane: «Ricordo l'emozione che ho provato dando il primo ciak, a Roma. Quel suono secco ha dato un senso a tutti gli sforzi che ho fatto per arrivare fino a qui».

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