Milvia Marigliano è Ombretta Calco all'Altrove - Genova

Milvia Marigliano è Ombretta Calco all'Altrove

Teatro Genova Altrove - Teatro della Maddalena Mercoledì 21 ottobre 2015

Milvia Marigliano

Genova - «Torno all'Altrove, dove sono stata - sembra cent'anni fa - con un lavoro per me importantissimo Erodiadi. Come allora con Mario Jorio, anche adesso salgo sul palco per amicizia. Non essendo nelle mappe dei teatri, l'Altrove è uno spazio che fatica, ma io spero ce la faccia: c'è tutto un côté molto carino».

Milvia Marigliano è in scena all'Altrove - Teatro della Maddalena a Genova, venerdì 23 e sabato 24 ottobre, ore 21, con Ombretta Calco, monologo scritto da Sergio Pierattini, per la regia di Peppino Mazzotta.

Marigliano è l'attrice che quest'anno si è aggiudicata il Premio della Critica 2015 con una motivazione che, sottolineando uno ad uno i ruoli interpretati nell'ultimo anno - Martha in Chi ha paura di Virginia Woolf di Edward Albee; Amanda in Zoo di vetro di Tennessee Williams; Nerissa nel Mercante di Venezia; Ombretta in Ombretta Calco - precisa le tante tonalità di Marigliano per segnalarne un'indubitabile qualità di interprete: ... la Marigliano riesce a trovare una chiave del tutto personale ed originale, che punta, partendo dallo straniamento, a restituire in maniera quasi alchemica l’assoluta verità dei drammi e dei sentimenti delle donne che fa vivere sulla scena in tutta la loro umanità. Grazie anche alle sue straordinarie doti comunicative, messe al servizio di una creatività interpretativa di grande estro e rigore, si conferma, così, definitivamente, quale una delle migliori attrici del teatro italiano.

Ombretta Calco arriva in una versione adattata al piccolo palco dell'Altrove, ma integrale rispetto al testo originale. «Non sarò nella struttura costruita per il monologo per ovvie ragioni tecniche. Normalmente sono sospesa in aria, su una panchina, qui invece avrò i piedi per terra». Del testo però resta tutto: «Pierattini ha scritto un personaggio che, come succede con i grandi autori, è grande nella sua semplicità, ma porta dentro un mondo». Monologo scritto proprio con in mente Milvia Marigliano, «in un attimo, di getto», Ombretta Calco è il ritratto di una donna comune che sembrerebbe fare un bilancio della sua vita. «È un monologo che sembra un dialogo perché Ombretta si rivolge con insistenza al fratello. Scritto in una lingua concreta ci conduce lungo una serie di episodi mostrando i lati comici, patetici e tragici della vita».

Parlando del suo lavoro di interprete e del suo modo di affrontare i tanti personaggi femminili Marigliano ricorda una frase di Strehler Che l'attore rimanga un po' bestia e scemo. «Non scrivendo, come tante attrici-autrici, io divento la drammaturgia. Non porto messaggi, faccio mie le battute anche se il personaggio è anni luce da me, cerco di rispettarlo e di avvicinare il mio vissuto al suo. Scambio il dolore di una regina con uno mio».

È spesso nel rapporto con i registi che secondo Marigliano si intraprendono percorsi nuovi o si capiscono potenzialità inesplorate della propria arte entrando in relazione con i loro diversi linguaggi. «Faccio un esempio sto lavorando con Sorrentino, sarò con lui a dicembre a girare in Sud Africa. L'ho appena conosciuto, ma lui mi ha spiegato come dò le battute. Questo la dice lunga su come noi interpreti spesso nel nostro lavoro entriamo come in un trans per restituire i nostri personaggi. Sia che siano simpatici o ottusi, è come se trovassi sempre tracce di umanità anche nella figura più mostruosa. A me piace portare in scena lo strazio umano. Mi rendo conto di provare pietas per gli esseri umani e per me stessa: vivo di malinconie e rimpianti e forse questo atteggiamento, tipicamente femminile, mi facilita. Ne Il ritorno di Pieraccini, altro testo straordinario e pluripremiato, c'era questa mamma, Antonia: una donna terribile, ma la sua ottusa meschinità faceva ridere. Insomma credo spetti a noi difendere i nostri personaggi, così anche un personaggio come Antonia può suscitare una qualche tenerezza».

Tra i registi indimenticabili: «In primis, Cristina Pezzoli che con il lavoro sulle Erodiadi di Testori - il mio autore preferito - mi ha fatto fare cose che mai avrei immaginato. Con lei scardinai i miei personaggi e andai a fare una femmina superba che all'inizio si presenta con una pelliccia di 10Kg come una frescona della TV. Poi piano piano mi denudai fino a quella lingua eccezionale di Erodias. Era la prima volta che mi scatenavo, uscendo da stereotipi e cliché. Un altro regista con cui ho lavorato bene è Valerio Binasco: lui lascia la mia pazzia libera di andare e durante le prove affonda nelle radici psichiche della persona. Dà giudizi, mette in luce difetti che poi vengono usati. Arturo Cirillo invece non arriva diretto, non fa esercizi alla Pezzoli/Binasco, lui è più intellettuale, lui non sfonda l'anima ma la testa. In Chi ha paura di Virginia Woolf faccio una tardona che fa sesso con uno più giovane, una cosa che più lontana dal mio modo di essere non si poteva trovare. Eppure sono dimagrita senza fare diete, perché sentivo il piacere di portare in scena una donna sensuale. Nella vita sono una persona rigida e con i paraocchi, ma in scena so tradurre a pelle un linguaggio, un fatto. Ho la capacità della plastilina».

Marigliano di autodefinisce 'cane sciolto'. Perché nella sua carriera ha preferito l'autonomia al consolidamento di una posizione. «Voglio essere scelta, ecco perché. Anni fa l'idea della cooperativa mi dava l'idea che se ne fai parte il regista deve prenderti per forza, perché sei socia. E poi dopo un po' mi stufo anche se alcune esperienze, come quella con Binasco mi restano nel cuore». Il più grande rimpianto è legato alla fase giovanile e all'essere restata troppo ancorata alle sue origini, alla sua Milano. «Roma è il grande rimpianto, dove c'era il cinema. E poi Parigi e il sogno di lavorare con Peter Brook. Ma mi sono liberata tardi, sono stata trattenuta dalle mie certezze, dal mio vivere borghese. All'inizio non avevo il coraggio. Ho fatto tutto un po' dopo, con 10 anni di ritardo. L'arte è solitudine, rischio, andar via».

All'orizzonte moltissimi impegni: il Sud Africa con Sorrentino, la ripresa di Martha, "fiera leonessa, carnefice e vittima" - come scrivono nelle motivazioni del Premio della Critica 2015 - in Chi ha paura di Virginia Woolf di Edward Albee (regia di A. Cirillo). La tournée di Ombretta Calco a Milano, Napoli e Roma. Le date all'India di Roma con Amanda, "fragile e logorroica, madre patetica ed oppressiva" in Zoo di vetro di Tennessee Williams (regia di A. Cirillo). E poi: «ci sono in ballo nuovi progetti con Arturo Cirillo. Uno bello con Peppino Mazzotta, un altro grande regista che lavora in profondità e ogni parola viene da lui cesellata con precisione. Di certo un altro da mettere nella mia rosa».

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